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Dopo sentenza Strasburgo correggere norma su tortura in Italia, dice CGIL

La CGIL e la Silp Cgil chiedono di correggere e implementare la norma che ha introdotto il reato di tortura in Italia.

"Le sentenze, giuste e attese, con cui la Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato lo Stato Italiano sono destinate a lasciare il segno, ed evidenziano l'arretratezza del nostro impianto giuridico sul tema dei diritti umani e civili e sul reato di tortura" affermano, in una nota congiunta, il segretario confederale della CGIL Giuseppe Massafra e il segretario generale del Silp Cgil Daniele Tissone.
"Il reato di tortura - proseguono i due dirigenti sindacali - è presente in tutti gli ordinamenti dei paesi democratici avanzati. La sua introduzione in Italia era necessaria sia per dare maggiore garanzie ai cittadini e per fare giustizia in casi come il G8 di Genova, sia per tutelare il lavoro dei poliziotti onesti e perbene. Ma per poter conseguire realmente questi obiettivi la norma in vigore da luglio deve essere corretta e implementata".

"Occorre essere inflessibili con chi, poliziotti o guardie carcerarie, commette abusi e torture, come accaduto nella caserma di Bolzaneto e nel carcere di Asti. - chiariscono - Le due sentenze siano un monito, per chi opera nel comparto sicurezza a tutti i livelli e per la politica, che è chiamata ora a recuperare ritardi insopportabili".

© riproduzione riservata | online: | update: 27/10/2017
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