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CCSVI: se risonanza magnetica trova vena in placca è sclerosi multipla. Nature conferma Zamboni

Uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature dimostra che se la risonanza magnetica trova una vena nel centro di una placca questa è da considerare un biomarcatore per la diagnosi della sclerosi multipla. Ma il professor Paolo Zamboni lo aveva detto già 10 anni fa, individuando il legame tra CCSVI e sclerosi multipla.

Un recente studio pubblicato su Nature dimostra, in sostanza, che la presenza di una vena all'interno di una placca rilevata con la risonanza magnetica è da considerare un biomarcatore per la diagnosi della sclerosi multipla. Una scoperta che va di conseguenza ad avvalorare quanto sostiene ormai da una decina di anni il professor Paolo Zamboni il quale ha individuato nell'Insufficienza venosa cronica cerebrospinale (CCSVI) il legame tra circolazione venosa cerebrale e la neurodegenerazione che porta alla sclerosi multipla. Ed infatti su Twitter il professor Paolo Zamboni, dell'Università di Ferrara, sottolinea: "Ora su Nature si ammette che è sclerosi multipla se la risonanza magnetica trova una vena nel centro della placca".

Come spiega Gisella Pandolfo della Onlus CCSVI nella Sclerosi Multipla, "secondo un gruppo di ricercatori americani e canadesi, nel corso degli ultimi anni la risonanza magnetica (RM) è diventata uno strumento indispensabile per la diagnosi di sclerosi multipla (SM). Tuttavia, sostengono gli studiosi, gli attuali criteri di RM per la diagnosi di SM hanno sensibilità e specificità imperfette. E proprio il segno venoso centrale (CVS) è stato recentemente proposto come un nuovo biomarcatore della RM per migliorare la precisione e la velocità della diagnosi di SM. In pratica, in presenza di questo segno in risonanza magnetica, invece di parlare genericamente di lesioni demielinizzanti, ci si può spingere a fare diagnosi più specificatamente di sclerosi multipla".

La Pandolfo ricorda però che già nel 2006 Paolo Zamboni, nell'articolo "The Big Idea: Iron-dependent inflammation in venous disease and proposed parallels in multiple sclerosis" venivano pubblicate le foto delle prove istologiche della vena che attraversa la placca. A 10 anni di distanza, Nature conferma quindi come le evidenze indichino che la presenza del CVS nelle singole lesioni può differenziare accuratamente la sclerosi multipla da altre malattie che imitano questa condizione.

"La notizia è obiettivamente importante e rivoluzionaria" viene sottolineato da Gisella Pandolfo, anche perché secondo gli autori dello studio pubblicato su Nature "sulla base di un'approfondita recensione della letteratura esistente sul CVS e del parere dei membri del North American Imaging in Multiple Sclerosis Cooperative (NAIMS), questo articolo fornisce le istruzioni e le raccomandazioni per aiutare i radiologi ed i neurologi a comprendere meglio, raffinare, standardizzare e valutare il segno venoso centrale nella diagnosi di sclerosi multipla".

© riproduzione riservata | online: | update: 15/11/2016
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