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Milano: robot al posto di operaio 61enne, licenziato "per giusta causa"

A Melzo (Milano) un operaio è stato licenziato "per giustificato motivo" a 5 anni da pensione perché al suo posto è stato "assunto" un robot.

Un robot ha soppresso la posizione lavorativa di un operaio, che è stato licenziato a 5 anni dalla pensione. Non è la trama di un racconto di fantascienza ma la realtà a cui sempre più spesso devono far fronte i lavoratori del XXI secolo. L'élite mondiale lo sa almeno dagli inizi del 1990, quando progettano la "politica del 20:80". Un nuovo ordine sociale basato sul fatto che con l'automatizzazione servirà solo il 20% della forza lavoro. Il restate 80% della popolazione mondiale dovrà essere intontita per evitare che scoppi una rivoluzione. E' per questo che nasce il tittytainment, una combinazione tra intrattenimento e alimentazione (appena sufficiente, ovviamente).

Da anni ormai, in tutto il mondo, i robot hanno cominciato a prendere il posto dei lavoratori. Neanche il basso costo della manodopera (a volte al limite dello sfruttamento) riesce a rallentare questa inesorabile sostituzione. Solo per fare qualche esempio nel 2014 la Foxconn, produttrice cinese di iPhone e iPad, ha licenziato la maggioranza degli operai per sostituirli con 1 milione di robot. Recentemente invece è stata la Levi's ad annunciare che entro il 2020 un laser lavorerà al posto degli attuali dipendenti perché molto più efficiente del lavoro umano. Non stupisce quindi che in California, dove cominciano a circolare automobili a guida autonoma, sta nascendo un neo luddismo.

Anche perché i robot cominciano ad essere persino pericolosi. Sempre nel 2014 la Volkswagen annunciò che la generazione dei baby boomers che andrà in pensione tra il 2015 e il 2030 non verrà sostituita dai loro figli o nipoti ma bensì dai robot, che costeranno meno di 5 euro l'ora. Il problema è che l'anno successivo proprio uno di questi robot utilizzato per assemblare le automobili ha ucciso uno degli ultimi operai che ancora lavoravano in fabbrica.

Finora però non era mai successo che un operaio venisse licenziato perché una macchina ha "soppresso" la sua posizione lavorativa. E' quanto si legge infatti nella lettera di licenziamento, datata 3 aprile, che la Greif Italia Spa ha indirizzato al 61enne Lahbib Oussmou, che in quell'azienda di Melzo (Milano) ci lavorava da 30 anni. E gliene mancano solo 5 per andare in pensione. L'uomo, che oltretutto è invalido, è stato sostituito da "Paint Cap Applicator" come viene precisato diligentemente nella lettera di licenziamento, forse per far conoscere all'operaio contro chi dovrà lottare.

Una macchina automatica che posa dei tappi provvisori sui flaconi appena prodotti dalla Greif Italia, prima della verniciatura. Ovviamente molto più velocemente e con maggiore precisione di un uomo che ha una mano sola. "Non si può licenziare dopo trent'anni di lavoro un dipendente di 61 anni, prossimo alla pensione e con una disabilità che rende difficile il ricollocamento con la motivazione che una macchina ha preso il suo posto" dice Mirko Mazzali, l'avvocato del 61enne. Ed invece, a quanto pare, si può e persino "per giusta causa".

© riproduzione riservata | online: | update: 25/05/2018
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