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Google diventa un'arma? Con il Pentagono per intelligenza artificiale droni

Google ha stretto un accordo con il Pentagono e mette a disposizione dei militari e dei loro droni la propria tecnologia di deep learning basata sull'apprendimento automatico, sviluppata probabilmente analizzando anche le enormi quantità di video postati dagli utenti su Youtube.

Che fine fanno i dati che Google raccoglie quotidianamente dalle attività dei suoi utenti? A quanto pare il polifemo di Mountain View potrebbe non utilizzarli solo per migliorare le performance dei suoi prodotti, e ciò non stupisce neanche troppo visti gli scarsi risultati (di ricerca) di Google.
La multinazionale americana avrebbe infatti firmato in gran segreto una partnership con il Dipartimento della Difesa stelle e strisce per militarizzare l'intelligenza artificiale e le tecnologie di apprendimento automatico.
Secondo Intercept, Google starebbe quindi lavorando con il Pentagono per rendere sempre più performante la flotta dei 1.100 droni USA al fine di rilevare immagini, volti e modelli comportamentali. Per fare ciò, Google metterebbe a disposizione dell'esercito la propria tecnologia di deep learning sviluppata probabilmente analizzando anche le enormi quantità di video postati dagli utenti su Youtube.

Il Project Maven è stato ideato nell'aprile 2017 per creare un Algorithmic Warfare Cross-Functional Team, che ha come obiettivo il miglioramento delle prestazioni dei droni durante i combattimenti, quando devono localizzare e colpire il nemico.
La prima fase di Project Maven consiste nel classificare le immagini catturate dai droni - auto, edifici, persone - al fine di fornire agli analisti più informazioni sul campo di battaglia ma meno lavoro e margini di errore.

"Tale tecnologia verrà usata solo per scopi non offensivi" assicura Google a Bloomberg. "L'uso militare del machine learning solleva naturalmente preoccupazioni valide. - ammette la multinazionale - Stiamo attivamente discutendo a livello interno e non riguardo questo importante argomento, e continueremo a sviluppare politiche e salvaguardie attorno allo sviluppo e all'uso delle nostre tecnologie di apprendimento automatico".
Fatto sta che il Defense Innovation Board creato nel 2016 ha già sottolineato l'importanza dell'adozione dell'intelligenza artificiale e dell'apprendimento automatico in ambito militare, giudicata importante quanto "le armi nucleari negli anni '40".

La corsa agli armamenti di intelligenza artificiale sembra essere quindi appena cominciata, ma il traguardo purtroppo appare fissato ed è vicino in maniera inquietante. A mostrare cosa potrebbe accadere in un non lontano futuro se nessuno si opporrà ai robot killer è il gruppo Stop Autonomous Weapons, che realizza un video sempre meno fantascientifico più passa il tempo dove piccoli droni grazie al riconoscimento facciale e alla cosidetta intelligenza artificiale sono in grado di individuare ed uccidere singoli soggetti tra migliaia, e non solo in aree di guerra ma anche nelle sicure città occidentali.

Nel video denuncia il Ceo della StratoEnergetics (la finta casa produttrice di questi droni) spiega infatti molto semplicemente che "il nemico ora si può scovare solo utilizzando i metadati, o persino un semplice hashtag" e così "bersagliare l'ideologia sbagliata (leggi non mainstream, ndr) proprio dove inizia", cioè nella nostra mente.

Alla fine del video Stuart Russell, professore di informatica presso la Berkeley dove ha lavorato per 35 anni sullo sviluppo dell'intelligenza artificiale, avverte: "Permettere alle macchine di scegliere di uccidere gli esseri umani sarà devastante per la nostra sicurezza e libertà. Migliaia di miei colleghi ricercatori sono d'accordo. Abbiamo l'opportunità di prevenire il futuro che hai appena visto, ma la finistra per agire si sta chiudendo rapidamente".

© riproduzione riservata | online: | update: 07/03/2018
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