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Draghi: stop quantitative easing a fine dicembre. Italia cosa rischia?

Mario Draghi annuncia la fine del quantitative easing. Il 31 dicembre la BCE terminerà il suo programma di acquisto di titoli di Stato

Come previsto da tempo, l'annuncio è arrivato. Il presidente della Banca centrale europea conferma che la politica del quantitative easing terminerà il 31 dicembre 2018.
"Prevediamo che, dopo settembre 2018, in base ai dati in arrivo che confermano le nostre previsioni sull'inflazione a medio termine, ridurremo il ritmo mensile degli acquisti di titoli a 15 miliardi di euro (dagli attuali 30, ndr) fino alla fine di dicembre 2018. Dopodiché gli acquisti di titoli termineranno" precisa Mario Draghi.

In questi ultimi tre anni il programma di acquisto da parte della BCE dei titoli di Stato ha fatto tirare un sospiro di sollievo a più di un Paese dell'Eurozona, Italia in primis.
La fine del quantitative easing per l'Italia significherà sostanzialmente un aumento del carico finanziario per coprire il nostro enorme debito pubblico, pari a 2.315 miliardi (con una crescita di quasi 11 miliardi al mese).

Pagando i titoli tramite creazione di moneta immessa nel sistema, la BCE in questi anni ha fatto lievitare il prezzo dei titoli di Stato e al contempo fatto scendere il loro rendimento, ovvero il tasso di interesse che ogni Paese paga per finanziare il proprio debito pubblico.
Ciò ha portato ad un abbassamento di tutti gli altri tassi, compresi quelli dei mutui.

Il QE ha favorito inoltre il deprezzamento dell'euro sul dollaro, visto che nell'Eurozona circolava più moneta. E questo ha giovato sicuramente le esportazioni. Ma anche l'aumento dell'inflazione. L'obiettivo della BCE era portarla al 2%. Draghi ha spiegato infatti che le ultime proiezioni della BCE indicano un'inflazione media all'1,7% nel 2018, 2019 e 2020.

Con la fine del quantitative easing "un Paese come il nostro inevitabilmente entrerà in una fase di maggiore difficoltà" avvertiva già nell'ottobre 2017 in una intervista all'Agi Marcello Messori, direttore della School of European Political Economy dell'Università Luiss. "Se l'Italia non saprà dare segnali importanti sul fronte del debito pubblico, - spiegava - in prospettiva potrebbero esserci problemi". L'economista consigliava quindi all'Italia di "sfruttare questo tempo che ha a disposizione per avviare una graduale ma costante diminuzione del rapporto tra debito pubblico e PIL".

Ma l'interruzzione del quantitative easing potrebbe avere ripercussioni anche per le banche. I QE aveva alleggerito i loro bilanci da un eccesso di titoli di Stato. Nelle intenzioni della BCE ciò avrebbe dovuto favorire i prestiti, ma ciò non è avvenuto. Molti istituti di credito infatti hanno preferito investire questi soldi in più per rimborsare le proprie passività o rinforzare gli indici di solidità patrimoniale.

Con la riduzione e poi la fine del quantitative easing è ovvio che calerà la domanda di titoli del debito pubblico e ciò aumenterà i tassi a medio e lungo termine. La banche quindi saranno costrette a cedere parte dei titoli in eccesso e il mercato dovrà assorbire quote maggiori di titoli italiani. In altre parole, dovranno tornare ad essere i privati a finanziare il nostro debito pubblico. La domanda è: lo faranno?

La Banca centrale europea si è riservata comunque la possibilità di continuare a reinvestire le somme ottenute con il rimborso dei titoli già acquistati anche nel 2019 "per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario".
La BCE ha inoltre dichiarato che i tassi d'interesse verranno mantenuti agli attuali livelli fino all'estate 2019.

Ieri Renato Brunetta però avvertiva: "Se la BCE dovesse davvero togliere il suo bazooka finanziario, questo metterebbe l'Italia nuovamente a rischio di una fuga di capitali da parte degli investitori stranieri".
Dopo l'annuncio di Mario Draghi, il deputato di Forza Italia esorta quindi il nuovo governo a prendere "atto del mutato scenario monetario" e di impegnarsi "il più possibile a ridurre deficit e debito pubblico, anziché promettere politiche di bilancio lassiste (nel senso della spesa assistenziale) che, alla luce di quanto deciso oggi, rischiano di provocare effetti molto negativi sulla credibilità della nostra politica economica e quindi sui rendimenti dei nostri Btp e sullo spread".

© riproduzione riservata | online: | update: 14/06/2018
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