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Wikipedia oscurata in Italia: legge copyright UE è liberticida

Wikipedia viene oscurata per protestare contro la legge sul copyright che il parlamento europeo voterà il 5 luglio. La libertà di internet è a rischio

Wikipedia si autocensura per protestare contro la legge sul copyright che il Parlamento europeo vota, e dovrebbe approvare, giovedì 5 luglio. Se la legge passasse, infatti, Wikipedia così come tante altre piccole e meno piccole attività editoriali rischierebbero di chiudere. Sono soprattutto due gli articoli contestati, anche da diversi esperti che hanno fatto la storia di internet tra cui Vint Cerf e l'inventore del World Wide Web Tim Berners-Lee.

Il primo è l'articolo 11, che obbliga qualsiasi sito o piattaforma sul web ad avere una licenza (a pagamento) rilasciata dall'editore del contenuto a carattere giornalistico che si sta linkando. Se la legge passasse, addio agli aggregatori ma anche al libero scambio di informazioni, tanto sui media quanto sui social. Senza la licenza, infatti, il detentore dei diritti può "reclamare una quota del compenso previsto per gli utilizzi dell'opera". Ed infatti i grossi editori italiani sono entusiasti di questa nuova legge sul copyright perché sostengono che tale norma proteggerà il lavoro intellettuale, come scrive in un suo editoriale (che per ovvi motivi non verrà linkato) il vicedirettore del Corriere della Sera Daniele Manca.

Una legge però che andrebbe a ledere il diritto di citazione e tutte le licenze Creative Commons. Non solo. La cosiddetta link tax, come è stata ribattezzata, è già stata approvata in due Paesi dell'Unione europea, la Spagna e la Germania, ed è stata fallimentare per tutti. In Spagna, il primo risultato è stato la chiusura nel 2015 di Google News e di tanti altri aggregatori più piccoli. Invece di vedere queste piattaforme come una sorta di edicole online, quindi una vetrina per i giornali, i grossi editori hanno preteso che se si vogliono condividere i link e gli snippet dei contenuti delle loro testate bisognava pagarli. Non tutti però possono, e vogliono, farlo.

Grazie a questo tipo di legge, il traffico verso i siti dei giornali spagnoli è crollato quindi di oltre il 6% in media, e del 14% per le piccole pubblicazioni. Ciò che è presentato come un diritto al lavoro intellettuale (il quale però dovrebbe prima essere ben retribuito dagli editori stessi, visto che in molti, troppi casi, un giornalista viene pagato per otto ore di lavoro meno di un raccoglitore di arance di Rosarno), è in realtà il tentativo di schiacciare le nuove realtà editoriali affinché rimanga quello status quo (e quel potere sull'informazione) comune in tutte le dittature dal Novecento in poi.

Il secondo articolo liberticida è il 13, perché impone alle piattaforme online con contenuto generato dagli utenti (Wikipedia, Youtube, Facebook, Twitter solo per fare gli esempi più grossi e lampanti) di adottare misure "adeguate e proporzionate" atte a evitare la violazione di copyright. Il controllo deve essere preventivo, e non fatto a posteriori (cioè dopo il caricamento del contenuto), tanto che già si parla di "censorship machine".

"Nel richiedere alle piattaforme internet di eseguire un filtraggio automatico di tutti i contenuti caricati dagli utenti, l'articolo 13 compie un passo senza precedenti verso la trasformazione di internet: da una piattaforma aperta per la condivisione e l'innovazione in uno strumento per la sorveglianza e il controllo automatizzato dei suoi utenti" denuncia infatti chi il web ha contribuito a crearlo, oltre a decine e decine di organizzazioni operanti nei campi dei diritti umani, della libertà di stampa, di ricerca scientifica e dell'industria informatica.

"Il filtro che si chiede di creare alle piattaforme è semplicemente una porta per la censura preventiva. Ci opporremo in ogni modo" assicura all'Agi Maurizio Codogno, portavoce di Wikimedia Italia. Questa direttiva "mina la libertà della rete a partire dalla creazione di nuovi contenuti. - chiarisce - Noi in qualche modo potremmo pure sfangarla (si parla già di un emendamento pro Wikipedia, ndr) e continuare a offrire il nostro servizio, ma altri non ce la faranno. Per questo abbiamo deciso di sfruttare il nostro peso per sensibilizzare l'opinione pubblica e fare in modo che questa cosa senza senso sia bloccata. È una battaglia che conduciamo per tutti".

Dopo l'approvazione in sede europea, la direttiva dovrebbe essere recepita da ogni Stato membro per entrare in vigore ma il vicepremier Luigi Di Maio ha già annunciato che non intende farlo. Per il leader del MoVimento 5 Stelle, infatti, questi due articoli inseriti nella riforma del copyright mettono "il bavaglio alla rete così come oggi la conosciamo".

© riproduzione riservata | online: | update: 03/07/2018
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