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Cervelli di maiali tenuti vivi fuori dal corpo. Dubbi su morte cerebrale

I ricercatori della Yale University hanno rivelato di aver mantenuto in vita dei cervelli di maiali per 36 ore. Nessuna prova che il cervello abbia ripreso "conoscenza" ma produce un'onda cerebrale piatta equivalente a chi è in coma profondo, o in stato di "morte cerebrale".

Forse è vero che "non è possibile accertare la cessazione irreversibile di tutte le funzioni del cervello" come denunciarono nel 1992 i dottor Robert D. Truog e James C. Fackler della Harvard Medical School di Boston nel loro "Ripensamento sulla morte cerebrale".
Ancora oggi l'espianto degli organi viene effettuato quando si dichiara la "morte cerebrale" del paziente, ovvero quando si presuppone che il cervello (nonostante il sangue circoli ed il cuore batta regolarmente) abbia smesso di funzionare.
Ma è davvero così? Diversi medici oltre a ritenerla "amorale e asociale" considerano la morte cerebrale persino "ascientifica" come affermò sempre nel 1992, quando il dibattito sul tema era molto accesso, il prof Massimo Bondì della La Sapienza di Roma davanti alla Commissione Sanità.

Se la popolazione mondiale non fosse zombizzata a causa degli smartphone e del tittytainment (che il più delle volte si equivalgono), la discussione potrebbe non solo riaprirsi ma farsi infuocata. In queste ore è divenuta infatti di dominio pubblico (si fa per dire) la notizia che una squadra di ricercatori guidata dal neuroscienziato della Yale University Nenad Sestan sarebbe infatti riuscita a ripristinare la circolazione al cervello di maiali precedentemente decapitati. In base a quanto raccontato il 28 marzo in una riunione tenutasi presso il National Institutes of Health, Sestan avrebbe inoltre tenuto in vita il cervello fuori dal corpo per un periodo di 36 ore.
L'esperimento sarebbe stato condotto su 200 cervelli di maiali portati al macello, a cui è stata riattivata la circolazione usando un sistema di pompe, riscaldatori e sacche di sangue artificiale riscaldati a temperatura corporea.

Gli scienziati hanno specificato di non avere comunque alcuna prova del fatto che i cervelli di maiale così "rivitalizzati" avessero ripreso le loro funzioni o "conoscenza", anche se è stato osservato che miliardi di singole cellule dell'organo principale del nostro sistema nervoso centrale erano capaci di produrre una normale attività cerebrale.

"Questi cervelli possono essere danneggiati, ma se le cellule sono vive vuol dire che è un organo vivente", commenta quindi Steve Hyman, direttore della ricerca psichiatrica presso l'Istituto Broad di Cambridge, nel Massachusetts.

Il sistema messo a punto dal team di Yale si chiama BrainEx, perché collega un cervello a un circuito chiuso di tubi e serbatoi in cui circola del sangue artificiale che a sua volta trasporta ossigeno al tronco cerebrale, all'arteria cerebellare e alle aree più interne del cervello. Nenad Sestan è certo del fatto che questa tecnica possa essere applicata non solo al cervello dei maiali ma anche a quelli di altre specie animali, compresi i primati.

Ciò ovviamente solleva (o dovrebbe sollevare) serie questioni etiche perché se già esiste chi studia il modo di trapiantare la testa su un altro essere umano, la BrainEx apre a scenari ancor più inquietanti. Se un giorno, ci si chiede già, si riuscisse a rianimare un cervello fuori dal corpo, la persona da cui è tratto l'organo dovrebbe essere considerata viva? Il cervello potrebbe infatti conservare ricordi, identità ma anche, si ipotizza, diritti legali.

Già oggi, però, dopo questo primo esperimento c'è chi azzarda che non avrebbe più senso neanche parlare di "morte cerebrale". I cervelli di maiale osservati dal professor Sestan, infatti, hanno prodotto un'onda cerebrale piatta equivalente a chi è in uno stato comatoso profondo. Il ricercatore però appare convinto del fatto che questi cervelli non solo possano essere mantenuti in vita indefinitamente ma che si possa in futuro tentare di ripristinarne la consapevolezza.

Rimanendo nel campo della fantascienza, infine, in un mondo dove la nomofobia fonde di norma la metà del cervello umano le ricadute sono quindi ovvie. Il problema, più passa il tempo, sarà però quello di trovare un donatore "sano".

© riproduzione riservata | online: | update: 26/04/2018
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