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Cellulari e wireless come amianto: studio Ramazzini conferma rischio cancro

L'Istituto Ramazzini ha pubblicato i dati definitivi di uno studio che confermano il nesso causale tra l'esposizione alle radiazioni a radiofrequenza e cancro. "Dobbiamo fare in modo che i telefoni cellulari e la tecnologia wireless non diventino il prossimo amianto".

"Siamo responsabili verso le nuove generazioni e dobbiamo fare in modo che i telefoni cellulari e la tecnologia wireless non diventino il prossimo tabacco o il prossimo amianto, cioè rischi conosciuti e ignorati per decenni" avverte Fiorella Belpoggi, direttrice dell'area ricerca dell'Istituto Ramazzini.
Come promesso, l'Istituto Ramazzini ha pubblicato (sulla rivista internazionale "Environmental Research") i dati definitivi di uno studio tra l'esposizione alle radiazioni a radiofrequenza (RFR) emesse dai cellulari e dai ripetitori e il cancro. E a quanto pare il nesso causale c'è, come sospettato già da tempo.

Ad essere analizzati 2.500 ratti esposti a radiofrequenze mille volte inferiori a quelle utilizzate in uno studio analogo condotto sui telefoni cellulari del National Toxicologic Program (USA), riscontrando però gli stessi tipi di tumore. "Non può essere dovuta al caso l'osservazione di un aumento dello stesso tipo di tumori, peraltro rari" sottolinea Belpoggi.
Il team dell'Istituto Ramazzini ha sottoposto i topi a quantità di campi elettromagnetici per capire quelli che possono essere gli effetti che si potrebbero verificare durante tutto l'arco della vita dell'uomo, visto che i ratti hanno una durata di vita media di 3 anni.

Il risultato è "un aumento statisticamente significativo nell'incidenza dell'iperplasia delle cellule di Schwann (tumori rari delle cellule nervose del cuore) sia nei ratti maschi che femmine e gliomi maligni (tumori del cervello) nei ratti femmine alla dose più elevate" di radiazioni a radiofrequenza.

Sono miliardi le persone esposte a questo tipo di radiazioni e quindi "si tratta di un enorme problema di salute pubblica, dato che molte migliaia potrebbero essere le persone suscettibili a danni biologici da radiofrequenze" precisa Belpoggi.
La direttrice dell'area ricerca dell'Istituto Ramazzini esorta quindi l'Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro (IARC) a rivedere la classificazione delle radiofrequenze, cambiandola da possibili cancerogeni (classe 2B) a probabili cancerogeni per l'uomo (2A).

Non solo. Fiorella Belpoggi chiede maggiore responsabilità alle compagnie telefoniche e ai produttori di telefonini perché lo studio "rafforza la richiesta di adottare precauzioni di base a livello globale". Basterebbero "semplici misure sugli smartphone come auricolari incorporati e segnalazioni di pericolo sia nelle istruzioni che nella confezione di acquisto affinché l'apparecchio venga tenuto lontano dal corpo". Potrebbe essere questa "una prima misura urgente per correre ai ripari" conclude la ricercatrice.

Una seconda è adottare finalmente una legge, la 36 del 2001, per regolamentare i dispositivi mobili. Finora, nessuno dei governi dal 2001 ad oggi ha ritenuto di dover adempiere a questo obbligo di legge. Nel 2012 anzi l'ex ministro della Salute Renato Balduzzi negò il "nesso di causalità tra esposizione a campi elettromagnetici e a radiofrequenza e insorgenza di patologie tumorali nell'uomo o negli animali da esperimento" perché "non c'erano evidenze scientifiche". Quale scusa verrà adottata ora?

© riproduzione riservata | online: | update: 23/03/2018
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