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Povertà, abusi ed esclusione sociale sui bambini: Italia abbandona i propri figli

L'Italia non sta guardano al proprio futuro. Non solo il tasso di natalità si sta abbassando di anno in anno ma gli studi svelano come nel nostro Paese ci sono troppi bambini maltrattati e vittime di abusi, oltre che in condizione di povertà spesso assoluta. Nonostante questo, la spesa sociale destinata a infanzia e famiglie in Italia è pari alla metà della media europea.

Anche se quando si parla di povertà e maltrattamento si pensa sempre ai bambini del Terzo Mondo, Terre des Hommes e Save the Children rivelano che anche in Italia la situazione è allarmante.

Solo ieri Terre des Hommes ha presentato al Senato il rapporto "Maltrattamento e abuso sui bambini: una questione di salute pubblica" denunciando che dal 2011 al 2015 sono stati presi in carico dalle varie strutture sanitarie specializzate oltre 3.000 casi di bambini colpiti da una o più forme di maltrattamento, di età media di 7 anni e con una prevalenza di bambine.

Per condividere alcuni modelli d'intervento di successo nella diagnosi della violenza sui bambini e nella presa in carico e cura delle piccole vittime, è sorta quindi la prima Rete Nazionale di eccellenze ospedaliere per il contrasto della violenza sui bambini che, insieme a Terre des Hommes, formula alcune raccomandazioni chiave per le Regioni, gli Ospedali, le Università e il Governo.

Oltre a chiedere che ogni Regione disponga di un Centro Ospedaliero pediatrico specializzato nel maltrattamento, la nuova Rete auspica che la diagnostica del child abuse diventi materia universitaria e che il maltrattamento sui bambini venga inserito nel Piano Nazionale di Prevenzione Sanitaria.

Antonio Francesco Urbino, direttore dell'Ambulatorio Bambi di Torino fa fa parte della Rete, sottolinea infatti che un "aspetto fondamentale è la precocità della diagnosi di maltrattamento" poiché "permette di interrompere meccanismi dannosi dal punto di vista fisico - come ad esempio nella Shaken Baby Syndrome (Sindrome del bambino scosso, ndr) - e psicologico sul bambino, prevenendone le gravi conseguenze che ne possono derivare in futuro".

"Oltre il 59% dei 895 minori assistiti dal nostro centro dal 2011 al 2015 sono stati vittime di abusi sessuali, il 31% di abuso psicoemozionale e il 23% di violenza assistita" avverte inoltre Alessandra Kustermann, ginecologa e direttrice del centro SVSeD di Milano.

"I nostri dati fotografano la realtà di un'infanzia trascurata, sola e di genitori distanti, spesso intrappolati in conflitti coniugali, che rendono i figli invisibili. Gli esiti della violenza assumono forme diversificate, in base allo stadio evolutivo delle vittime" spiega invece Maria Grazia Foschino, responsabile del Servizio di Psicologia GIADA, a Bari.

Il dossier di Terre des Hommes ha intercettato varie tipologie di maltrattamento, da quello fisico alla trascuratezza grave, dall'abuso sessuale alla sindrome di Munchausen per procura, dall'abuso psicoemozionale alla violenza assistita e del bambino conteso.

Il maltrattamento è stato rilevato in tutte le fasce di età e spesso è contemporaneamente presente in forme diverse (il maltrattamento multiplo infatti raggiunge circa il 30% delle vittime intercettate dai Centri negli anni).
Oltre alle forme di maltrattamento più comuni e note, l'indagine ha permesso di far emergere forme di violenza pressoché sconosciute ai non addetti ai lavori e sulle quali invece Terre des Hommes e i suoi partner ritengono sia necessario pianificare estese campagne d'informazione e sensibilizzazione sia presso le istituzioni ma anche per il grande pubblico. Tra queste ci sono il chemical abuse (eccessiva somministrazione di sostanze farmacologiche e chimiche al bambino) e la shaken baby syndrome che colpiscono proprio i bambini in tenerissima età.

Oggi invece Save the Children ricorda il dramma della povertà in Italia. Nel 7° Atlante dell'Infanzia (a rischio) "Bambini, Supereroi", pubblicato da Treccani, si legge infatti che nel nostro Paese quasi 1 minore su 3 è a rischio povertà ed esclusione sociale. Oggi più di 1,1 milioni di minori vivono in povertà assoluta, una condizione che tra il 2005 e il 2015 ha visto triplicare la sua incidenza sulle famiglie con almeno un minore, passando dal 2,8% al 9,3%.

I bambini di 4 famiglie povere su 10 soffrono invece il freddo d'inverno perché i loro genitori non possono permettersi di riscaldare adeguatamente la casa. Un dato di ben 15 punti superiore alla media europea (39% contro 24,7%). Nel nostro Paese, questo fenomeno della cosiddetta povertà energetica riguarda anche l'11% delle famiglie non povere con bambini, una percentuale che in Svezia e Norvegia si abbassa allo 0,3%.

Inoltre, più di 1 minore su 4 abita in appartamenti umidi (un dato nettamente più elevato della media europea, pari al 25,4% contro il 17,6%), mentre l'abitazione di oltre 1 bambino su 10 che vive in famiglie a basso reddito non è sufficientemente luminosa. L'organizzazione rivela inoltre che ben 1 bambino su 20 non riceve un pasto proteico al giorno e non possiede giochi a casa o da usare all'aria aperta, mentre più di 1 su 10 non può permettersi di praticare sport o frequentare corsi extrascolastici. Quasi 1 bambino su 10, poi, non può indossare abiti nuovi o partecipare alle gite scolastiche e quasi 1 bambino su 3 non sa cosa voglia dire trascorrere una settimana di vacanza lontano da casa

Altro tema devastante per la società è l'abbandono scolastico. La percentuale di giovani tra i 18 e i 24 anni che abbandonano precocemente gli studi, fermandosi alla licenza media, tocca infatti il 14,7%, mentre 1 alunno di 15 anni su 4 non raggiunge le competenze minime in matematica e 1 su 5 in lettura. Inoltre, 6 tra bambini e ragazzi su 10 i cui genitori hanno un titolo di studio basso sono a rischio di povertà ed esclusione sociale. Infone, avverte l'organizzazione, 5,5 milioni di bambini e ragazzi sotto i 15 anni, inoltre, vivono in aree ad alta e medio-alta pericolosità sismica.

A questi numeri vanno aggiunti quelli che certificano le troppe poche nascite nel nostro Paese. Il 2015 ha fatto registrare il record negativo di nati registrati all'anagrafe: 485.780 bambini, un livello di guardia mai oltrepassato dall'Unità d'Italia. Save the Children avverte poi che il tasso di natalità, pari a 8 nati ogni 1.000 residenti nel 2015, si sta abbassando di anno in anno dal 2008, quando era pari a 9,8 su 1.000. Anche i minorenni sono sempre meno. Il loro peso specifico sul totale della popolazione è sceso dal 17% del 2009 al 16,5% attuale (poco più di 10 milioni di bambini e ragazzi da 0 a 17 anni).

Nonostante tutti questi dati, ancora oggi l'Italia destina una quota di spesa sociale destinata a infanzia e famiglie pari alla metà della media europea (4,1% rispetto all'8,5%), mentre i fondi destinati a superare l'esclusione sociale sono pari appena allo 0,7%, contro una media europea dell'1,9%. Nonostante qualche intervento in più sul walfare, lo Stato italiano nel 2014 è riuscito a ridurre il rischio di povertà per i minori di 18 anni di soli 10 punti percentuali (dal 35% al 25%). Un risultato che ci pone tra gli ultimi nel Vecchio Continente, davanti solo a Romania e Grecia, considerando che mediamente in Europa gli interventi sociali in favore di famiglie e minori riescono a ridurre il rischio di povertà del 15,7%.

Ed infatti, secondo l'ultimo rapporto della Caritas Italiana, per la prima volta nella storia i figli saranno più poveri dei padri.

© riproduzione riservata | online: | update: 16/11/2016
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