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Aborto: rimozione cartellone Pro Vita a Roma assaggio governo PD-M5S?

"L'aborto non è soltanto omicidio, ma pure suicidio. Vogliamo avere il coraggio di mostrare la nostra fede?" domandava padre Pio. Questo coraggio l'associazione Pro Vita l'ha avuto affiggendo un maxi cartellone a Roma, ma dopo l'indignazione PD la 5 Stelle Virginia Raggi l'ha prontamente rimosso.

"La rimozione del manifesto è un'inaccettabile violazione della libertà di espressione da parte del Comune di Roma, libertà di espressione che è costituzionalmente garantita. In quel manifesto non vi era nulla di insolente o aggressivo, ma il Campidoglio avrebbe ordinato la rimozione apparentemente perché sarebbe una violazione dei diritti civili" denuncia all'Adnkronos Toni Brandi, presidente di ProVita Onlus, commentando la censura del maxi manifesto di via Gregorio VII.

Il 3 aprile l'associazione ProVita ha infatti affisso un maxi cartellone al centro di Roma con l'immagine di un feto e la scritta: "Tutti i tuoi organi erano presenti. Il tuo cuore batteva già dalla terza settimana dopo il concepimento. Già ti succhiavi il pollice. E ora sei qui perché la tua mamma non ha abortito".

Il cartellone sarebbe dovuto restare esposto fino al 15 aprile, poiché faceva parte della campagna di ProVita a 40 anni dalla legge 194. In questi anni è stato calcolato che l'aborto ha provocato di fatto in Italia la morte di oltre sei milioni di bambini.

"L'aborto non è soltanto omicidio, ma pure suicidio. E con coloro che vediamo sull'orlo di commettere con un solo colpo l'uno e l'altro delitto, vogliamo avere il coraggio di mostrare la nostra fede? Vogliamo recuperarli sì o no?" esortava padre Pio parlando con padre Pellegrino Funicelli, spiegando: "Se riflettessi allora sì che capiresti la duplice gravità dell'aborto: con l'aborto si mutila sempre anche la vita dei genitori".

L'associazione ProVita questo coraggio l'ha avuto, ma a Roma c'è stato forse un primo assaggio di un futuro governo PD-M5S come in queste ore evoca Luigi Di Maio.

Al grido social #rimozionesubito lanciato da alcuni esponenti locali dem e sostenuto da Monica Cirinnà, prima firmataria della legge sulle unioni civili e favorevole alla abominevole pratica dell'utero in affitto, il Comune di Roma, guidato dal sindaco 5 Stelle Viriginia Raggi, ha infatti prontamente rimosso il cartellone.

Alla base di tale decisione si citerebbe un comma del regolamento comunale di Roma che vieta pubblicità "dal contenuto lesivo del rispetto di diritti e libertà individuali". "Vergognoso che per le strade di Roma si permettano manifesti contro una legge dello Stato e contro il diritto di scelta delle donne" afferma la Cirinnà.

Cosa ci sia di vergognoso in una immagine di un bambino di 11 settimane e come dei dati scinetifici oggettivi possano ostacolare il diritto di scelta delle donne, non è ancora chiaro.

Se è vero (ed è vero) che la verità ci renderà liberi non stupisce quindi che questa venga censurata, soprattutto "in un Paese dove vi è il consenso informato, la privacy e l'autodeterminazione" ma "le donne non sono informate sui rischi alla salute fisica e psichica che comporta l'aborto" evidenzia Brandi.

"Questo comma non indica assolutamente alcun criterio per stabilire cosa sia 'lesivo del rispetto' e cosa no. Anche l'art. 58 del codice penale sovietico era del tutto generico nel punire le 'attività controrivoluzionarie'; i giudici potevano usare questo articolo per condannare chiunque. Solzenicyn racconta che un macellaio fu condannato a 12 anni di gulag perché aveva usato un manifesto di Stalin per incartare una salsiccia" denunciano su Facebook Sentinelle in Piedi.

L'associazione ProVita annuncia un ricorso amministrativo che, a rigor di logica (ma in Italia esiste ancora?) dovrebbe vincere facilmente. Oltretutto Toni Brandi rivela che finora "Pro Vita non ha ricevuto alcuna comunicazione da parte del Comune così come fino a ieri sera nessuna comunicazione era pervenuta alla società che gestisce lo spazio dove è stato affisso il manifesto. - sottolineando - La stessa società, che oggi avrebbe ricevuto una comunicazione in cui il Campidoglio ribadisce l'ordine di rimozione perché sono stati violati i diritti civili, ha avuto paura, come in uno Stato nazista o nazisovietico, e ha rimosso il manifesto, già pagato e regolare".

"Qualcuno ha parlato di noi come oltranzisti cattolici, ma qui non c'entra niente la religione, si tratta di buon senso, perché un bambino è un essere umano" aggiunge il presidente dell'associazione, assicurando che "la questione non finisce qui. Il bambino di 11 settimane tornerà dovunque e faremo tante altre azioni, nel nome della ragione e del buon senso. Non molleremo".
Nel frattempo, il cartellone con il bambino di 11 settimane è riapparso su migliaia di profili Facebook, con tanto di hashtag #ioerocosì.

© riproduzione riservata | online: | update: 07/04/2018
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