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Twitter censura: in video dipendenti ammettono algoritmo shadow ban

In un video pubblicato da Project Veritas, alcuni ex ed attuali dipendenti di Twitter ammettono, più o meno apertamente, che esiste un algortimo di "shadow banning" che censura i contenuti (anche giornalistici) di account scomodi, limitando di fatto la libertà di espressione.

Sempre più utenti si stanno accorgendo di essere censurati da Twitter. Quella di Twitter è una censura molto subdola: non potendo giustificare la cancellazione degli account scomodi poiché non violano alcuna policy, il portale di microblogging fa in modo che i tweet pubblicati spariscano dal suo motore di ricerca e dalla timeline, in maniera tale da non poter essere trovati dagli altri utenti.

In questo modo Twitter limita la libertà di espressione di chi pubblica i post e impedisce agli altri utenti di farsi un'idea diversa su un determinato argomento. Oltretutto, censurando anche media gestiti da giornalisti (come accade per Mainfatti.it da marzo 2017), Twitter sta di fatto ponendo un ostacolo all'informazione, che equivale ad una vera e propria minaccia come da dati dell'Osservatorio di Ossigeno per l'informazione.

Questo tipo di censura ha un nome ben preciso, "shadow ban", cioè l'atto di bloccare un utente o il suo contenuto da una comunità online in modo tale che l'utente non si accorga di essere stato bannato. L'obiettivo è che, rendendo i contenuti invisibili o meno importanti rispetto agli altri membri del servizio, l'utente stanco di non avere "reazioni" ai propri post prima o poi decida di abbandonare lui stesso l'account.

Grazie ad un video realizzato da Project Veritas, che conduce inchieste giornalistiche sotto copertura, la conferma che Twitter sta deliberatamente e sistematicamente censurando alcuni account che pubblicano contenuti politici non graditi dalla multinazionale (e da chissà chi altro) arriva anche da nove tra ex ed attuali dipendenti del social network.

Alcuni componenti dello staff di Project Veritas si sono "infiltrati" tra i dipendenti di Twitter i quali confessano, più o meno apertamente, che in effetti esiste un algortimo di "shadow banning" che prende di mira soprattutto gli utenti di stampo conservatore (pro Trump). Se all'algoritmo, programmato per individuare un certo modo di "parlare", non piacerà cosa si sta dicendo l'utente verrà bannato.

A rendere il tutto ancor più inquietante anche il fatto che in un precedente video pubblicato sempre da Project Veritas, Clay Haynes, un ingegnere senior di Twitter, ha affermato: "Siamo più che felici di aiutare il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti con la loro piccola indagine" su Trump.
Questa volta Twitter, che è invece un muro di gomma quando si tratta di fornire spiegazioni agli utenti bannati, si è affrettata a precisare che "non condivide alcuna informazione sugli utenti con le forze dell'ordine senza una valida richiesta legale".

A questo punto non si capisce, però, in base a quali leggi Twitter agisce per giustificare la violazione del diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, distorcendo il normale dibattito democratico.

© riproduzione riservata | online: | update: 12/01/2018
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