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Terzo Settore: decreti aprono a a logiche commerciali, dicono sindacati

CGIL, CISL e UIL sui decreti attuativi della riforma del Terzo Settore.

"Se, come dichiara lo stesso ministro Giuliano Poletti, il Terzo Settore riguarda circa 1 milione di lavoratori, la riforma per essere concretamente attuata deve vedere il coinvolgimento anche di chi rappresenta il lavoro dipendente. Invece il confronto che il governo ha avuto con le Confederazioni sindacali, su una materia così vasta e complessa, si è limitato a un incontro e a un solo provvedimento, quello sull'impresa sociale, mentre anche il decreto sul nuovo Codice interviene in più parti sulle condizioni e la disciplina del lavoro, sullo status di volontario, sul sistema degli affidamenti dei servizi", lamentano in una nota CGIL, CISL e UIL, in seguito all'approvazione da parte del Consiglio dei Ministri degli ultimi tre decreti attuativi della riforma del Terzo Settore.

"Ribadiamo - osservano le organizzazioni sindacali - che la riforma deve rafforzare i principi del Terzo Settore espressi nella legge delega: libertà associativa, partecipazione, democrazia, assenza di fine di lucro e finalità sociali". "Il decreto sull'impresa sociale, l'unico che abbiamo potuto vedere in anteprima, non accoglie pienamente i principi di democrazia economica e partecipazione, e apre preoccupanti spazi a logiche commerciali in ambiti che invece devono restare saldamente ancorati alla solidarietà e alla giustizia sociale. - denunciano quindi - Rinnoviamo pertanto la richiesta di confronto con il ministro, mentre trasmetteremo al Parlamento le nostre proposte".

© riproduzione riservata | online: | update: 15/05/2017
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