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Morto Stephen Hawking: lo scienziato che scoprì Dio ma non volle credere

Stephen Hawking è morto all'età di 76 anni. L'astrofisico britannico è noto per i suoi studi sui buchi neri, sulla cosmologia quantistica e sull'origine dell'universo ma deve essere ricordato anche come lo scienziato che scoprì l'esistenza di Dio, anche se non volle crederGli.

Il fisico, matematico e astrofisico britannico Stephen Hawking è morto oggi nella sua casa di Cambridge all'età di 76 anni. Stephen Hawking è stato costretto alla immobilità fin dagli anni ottanta per via di una malattia del motoneurone, a causa della quale comunicava solo grazie all'aiuto di un sintetizzatore vocale. Nonostante la grave disabilità, Stephen Hawking è stato uno dei fisici teorici più importanti del secondo Novecento, noto soprattutto per i suoi studi sui buchi neri, sulla cosmologia quantistica e sull'origine dell'universo.

Stephen Hawking verrà ricordato però (in verità non da molti) anche per essere stato colui che ha scoperto scientificamente l'esistenza di Dio, e questo nonostante negli ultimi anni di vita si sia professato caparbiamente ateo.
Nel 2011 Hawking sostenne infatti che Dio non può conciliarsi con la scienza e che non esiste una causa (cioè Dio) precedente alla nostra esistenza.
Per lo scienziato inglese, infatti, l'esistenza di un Dio Creatore non è necessaria per spiegare l'universo considerando inesistente ciò che sarebbe "fuori dal tempo".
Eppure, fu proprio Stephen Hawking a dimostrare matematicamente che la Singolarità non si trova nel tempo e nello spazio, ma al di fuori di entrambi.

In fisica, tutte le catene causali hanno inizio nella Singolarità, che non ha causa. Come ha scritto Frank J.Tipler nel suo interessantissmo libro "La fisica del cristianesimo" (2007), la Singolarità cosmologica è quindi "un infinito attuale" arrivando alla conclusione che la Singolarità cosmologica è Dio.
Una singolarità "è un punto in cui l'equazione cessa di valere, di solito perché qualche grandezza che compare nell'equazione è diventata infinita". Di conseguenza "una singolarità che si manifesta in laboratorio contraddirebbe l'osservazione: infatti non sono mai state osservate grandezze fisiche infinte. Se delle singolarità compaiono, devono farlo fuori dal laboratorio, al di fuori dello spazio e del tempo" si riassume del libro.

Fu Stephen Hawking nel 1971 a teorizzare per primo l'esistenza delle singolarità gravitazionali, quel punto cioè in cui la curvatura dello spaziotempo tende a un valore infinito. Secondo questa teoria, l'universo ha avuto inizio e finirà con singolarità gravitazionali.
Hawking era ad un passo dal "conoscere con certezza, col lume della ragione, attraverso le cose create", l'esistenza di Dio ma non volle credere. E ciò sarebbe stato "anatema" in base al Concilio Vaticano I (1870).

Le leggi della fisica non ci dicono infatti solamente che il nostro universo ha avuto inizio da una singolarità iniziale e avrà termine in una singolarità finale.
Le leggi svelano anche che il nostro universo è soltanto uno tra infiniti altri, e qui si scopre che c'è una terza singolarità in corrispondenza della quale ha avuto inizio il multiuniverso.
E' però sempre la fisica a dimostrare che queste tre singolarità sono solo apparentemente distinte perché in realtà sono una sola. E c'è solo una religione che afferma che Dio è una Trinità.

Negli ultimi anni la ricerca di Stephen Hawking, che faceva parte della Pontificia Accademia delle Scienze, si era concentrata invece sui timori per la fine della razza umana che verrebbe soppiantata dall'intelligenza articiale o dagli alieni. Ad Hawking purtroppo mancò quell' "ottimismo" intrinseco negli scienziati credenti i quali pur essendo coinvolti con i non credenti "nel decifrare il palinsesto della natura che è stato costruito in un modo così complesso hanno il vantaggio di sapere che questo puzzle ha una soluzione" come spiegò nel 1979 Giovanni Paolo II.

© riproduzione riservata | online: | update: 14/03/2018
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