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Lee Madgwick: la sua prima personale italiana a Roma, dall'8 aprile

Dopo aver partecipato nel 2015 al progetto 'Dismaland' di Banksy, l'artista britannico Lee Madgwick inaugura l'8 aprile alla White Noise Gallery di Roma la sua prima personale italiana.

Reduce dall'enorme successo dovuto alla partecipazione al progetto 'Dismaland' di Banksy, al fianco di nomi del calibro di Damien Hirst, l'artista britannico Lee Madgwick inaugura l'8 aprile alla White Noise Gallery di Roma la sua prima personale italiana.

La mostra, dal titolo 'Stand By', andrà avanti fino al 31 maggio ed è il secondo capitolo della 'Trilogia del Silenzio' curata da Eleonora Aloise e Carlo Maria Lolli Ghetti. A Roma Madgwick presenta 9 opere pittoriche a grande formato per raccontare la sua personale interpretazione del silenzio.

I quadri di Madgwick si configurano come opere apolidi, ancora più significative in epoca di Brexit, di tensioni identitarie, di rigurgito di nazionalismi. Nel 2015 Lee Madgwick viene invitato da Banksy a partecipare all'ambizioso progetto di 'Dismaland' insieme ad altri 57 artisti di fama internazionale.

Banksy lo descrive così: "Lee Madgwick è uno specialista nel contrapporre scenari urbani abbandonati e derelitti a luoghi rurali e isolati. In pratica, proprietà malmesse in terreni malmessi. In qualche modo, cattura quel senso dato dalle cose oscure che succedono dietro le porte chiuse, presentandolo però in un panorama dalle parvenze perfettamente gioiose e colorate".

Ogni tela di Madgwick "ha in sè una narrazione, suggerisce la presenza di un prima e un dopo, ma è bloccata in un costante momento presente, silente e immobile, come un respiro trattenuto o una frase ripetuta in loop. Grazie a questa sospensione Madgwick ci rieduca all'attesa, alla percezione del tempo, ad osservare le conseguenze in un eterno stand-by. - viene sottolineato in una nota - Nelle visioni distopiche di Madgwick, c'è forse più malinconia che orrore, più lirismo che angoscia. Ma l'inquietudine è comunque dietro l'angolo. Perché in questo poeta visivo che canta la residualità, in questo nipotino di Edward Hopper che ha rielaborato il meglio dell'immaginario post apocalittico, si sentono comunque le letture di capolavori come 'Io sono leggenda' di Richard Matheson".

© riproduzione riservata | online: | update: 07/04/2017
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