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Poste Italiane: con altro 30% sul mercato totale privatizzazione. Contraria CGIL

La CGIL e la Slc Cgil contro la totale privatizzazione di Poste Italiane.

"È in previsione l'immissione sul mercato dell'ulteriore 30% del Gruppo Poste Italiane che, pertanto, porterà una delle principali aziende del Paese partecipate dal pubblico alla totale privatizzazione dopo aver dismesso, nel 2015, il 35% del capitale e dopo aver ceduto un'altra quota pari al 35% a Cassa Depositi e Prestiti. CGIL e Slc, il sindacato di categoria, ritengono sbagliata questa scelta", si legge in una nota congiunta del segretario confederale della CGIL Vincenzo Colla e di Massimo Cestaro, segretario generale della Slc Cgil.

"Il Gruppo Poste Italiane S.p.A. svolge un ruolo preminentemente pubblico - spiegano i due sindacalisti - sia dal punto di vista della sua diffusione nel territorio e del servizio di 'prossimità' che esso offre, sia nella raccolta del risparmio di milioni di cittadini che continuano a vedere Poste Italiane come un interfaccia dello Stato stabilendo, per questo, un profondo rapporto fiduciario".

"Poste Italiane può e deve diventare un volano centrale per lo sviluppo dell'industria 4.0. - viene chiarito - Ne ha tutte le caratteristiche, anche dal punto di vista dei processi e dell'innovazione tecnologica, essendo tra le principali aziende del Paese per la gestione di una rete informatica tra le più evolute, sia dal punto di vista del processo, sia per quanto riguarda il prodotto/servizio offerto".

"Poste Italiane - sottolineano quindi Colla e Cestaro - può e deve diventare il principale gestore di Logistica. Lo sviluppo dell'e-commerce e il conseguente aumento esponenziale del flusso di merci non può vedere il Gruppo fuori da questo fondamentale segmento del mercato. L'immenso capitale immobiliare di Poste appare in larga misura inutilizzato o sottoutilizzato: un capitale straordinario utile al fine dello sviluppo della logistica integrata nonché a garantire significativi livelli occupazionali".

"Inoltre - aggiungono i dirigenti sindacali - Poste Italiane possiede i dati di circa 33 milioni di soggetti: piccole imprese, enti locali, ma in larghissima maggioranza cittadini, lavoratori e pensionati, persone che hanno confidato nella funzione pubblica dell'Azienda. Su questo aspetto riteniamo che la politica dovrebbe interrogarsi attentamente prima di procedere alla totale privatizzazione del governo di Poste".

In conclusione per Slc e Cgil "la combinazione tra operatore di logistica, raccolta del risparmio, offerta di prodotti e servizi informatici, gestione del servizio universale postale, fanno del Gruppo Poste un punto di eccellenza fondamentale per lo sviluppo, in particolare per la necessaria integrazione economica tra aree forti e aree deboli presenti nel Paese che, per questo, impone una significativa presenza del ruolo pubblico. Abdicare totalmente a questa funzione strategica per l'Italia solo per una mera operazione di cassa appare quanto di più sbagliato questo governo possa compiere. Auspichiamo che il Parlamento possa trovare lo spazio per una discussione approfondita di merito".

© riproduzione riservata | online: | update: 13/02/2017
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