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Spese militari: nel 2016 Italia più 10%. Trump: pagherà 2% del PIL a NATO

Donald Trump rivela che Paolo Gentiloni, nel corso della sua visita negli USA, gli ha promesso che l'Italia aumenterà i suoi contributi al bilancio della NATO. Di quanto Trump non lo dice ma tutti i governi europei aderenti alla NATO hanno concordato di spendere il 2% del PIL nazionale. Inoltre, le spese militari in Italia sono cresciute del 10% nel 2016.

Non stupisce il fatto Donald Trump abbia rivelato che Paolo Gentiloni gli ha promesso che l'Italia aumenterà i suoi contributi al bilancio della NATO.

Nel mondo, infatti, continua la crescita, anche se lenta, delle spese militari, il cui totale è ora di 1.686 miliardi di dollari. Lo rivela proprio oggi l'Istituto svedese SIPRI, come diffonde in una nota la Rete Italiana per il Disarmo.

Il SIPRI certifica inoltre che le spese militari in Italia hanno avuto un deciso balzo in avanti, segnando un +10% dal 2015 al 2016. I dati dell'Osservatorio Milex, nel primo Rapporto annuale pubblicato a metà febbraio, hanno poi confermato una crescita prevista per le spese militari italiani del 2017.

Nel mondo, invece c'è stata una flessione riguardo le spese militari nell'America centrale e, soprattutto, nel Medio Oriente. A crescere, invece, sono state Asia ed Oceania ma soprattutto Stati Uniti e tutto il Nord America nonché l'Europa occidentale.

Nel dettaglio "per gli USA (sempre al vertice della classifica) si registra una crescita dell'1,7% (a 611 miliardi di dollari) mentre la Cina ha avuto un +5,4% (in rallentamento rispetto al passato) con un totale di 215 miliardi di dollari. Al terzo posto la Russia (+5,9% a 69,2 miliardi di dollari) che ha superato l'Arabia Saudita costretta a diminuire i propri investimenti del 30% (63,7 miliardi di dollari). Seguono India, Francia, Gran Bretagna, Giappone, Germania e Sud Corea prima dell'Italia".

"Come dimostrano i dati in tutto il mondo i governi stanno insistendo per aumentare la propria spesa militare. Negli Stati Uniti il presidente Donald Trump ha annunciato un ulteriore aumento di 54 miliardi di dollari che inciderà sulle spese legate alla diplomazia e agli affari esteri" sottolinea la Rete Italiana per il Disarmo, tanto che la crescita della spesa militare statunitense nel 2016 potrebbe segnalare la fine di un trend di discesa iniziato con la crisi economica e il ritiro delle truppe americane da Afghanistan e Iraq.

Inoltre, tutti i governi europei aderenti alla NATO hanno concordato in due occasioni, in Galles e a Varsavia, di spendere il 2% del PIL nazionale in difesa e parallelamente stanno creando un nuovo sistema di fondi per lo sviluppo e la ricerca militare. A quanto pare, quindi, stando alle dichiarazioni di Trump, Italia compresa.

Dall'altra parte del mondo la Cina ha dichiarato di voler incrementare il proprio budget militare del 7% nel 2017. Tra gli altri Stati che sono in cima alla lista dei Paesi che maggiormente spendono nell'ambito militare troviamo l'Arabia Saudita e il Giappone che hanno seguito la scia degli aumenti.

Eppure, con un taglio di appena il 10% delle spese militari si raggiungerebbero importanti obiettivi per le popolazioni, quali l'eliminazione della povertà estrema e della fame. Ecco perché la Campagna mondiale sulla spesa militare (GCOMS), una mobilitazione internazionale nata nel dicembre 2014 e promossa dall'International Peace Bureau di cui anche Rete Disarmo è parte, chiedono ai governi di tutto il mondo di invertire la rotta e di investire, invece che in armamenti, in settori della salute, dell'educazione, dell'impiego e dell'ambiente .

Di recente Donald Trump ha detto "dobbiamo ricominciare a vincere le guerre", ricorda Jordi Calvo Rufanges del Centre Delas di Barcellona coordinatore della Campagna internazionale. "Noi dichiariamo che dobbiamo invece ricominciare a costruire la pace. - sottolinea - E' fondamentale che si costruiscano in tutto il mondo strutture che favoriscano la sicurezza umana, e allo stesso tempo che vengano interrotte guerra e distruzione".

"Riducendo drasticamente il budget della difesa in tutti i Paesi avremmo due effetti: - si precisa - si ridurranno i livelli di militarizzazione e violenza contro i civili e, se i soldi verranno redistribuiti intelligentemente, si potranno trovare risorse per finanziare meccanismi di peace building per proteggere i diritti umani e per affrontare il cambiamento climatico in corso".

© riproduzione riservata | online: | update: 24/04/2017
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