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Renzi come Giucas Casella: mi dimetto ma "solo quando lo dico io"

Matteo Renzi, forse dopo aver riscoperto Giucas Casella all'Isola dei famosi, segue l'esempio del celebre illusionista, annuncia le dimissioni da segretario del PD ma le congela subito. Come direbbe il compianto Gigi Sabani: "Che gran figlio di paragnosta".

"Quando lo dico io, solo quando lo dico io" era solito ripetere Giucas Casella prima di far entrare in stato di trance le persone che si sottoponevano ai suoi esperimenti di ipnosi.
Matteo Renzi deve quindi aver forse pensato che per continuare a tenere in balia l'Italia doveva imitare l'illusionista. Renzi infatti dopo averle rassegnate ha immediatamente congelato le dimissioni da segretario del PD, chiarendo che resterà in carica fino alla composizione delle Camere e alla nascita del nuovo governo.

L'obiettivo appare abbastanza chiaro. Un PD derenzianizzato avrebbe potuto allearsi con il MoVimento 5 Stelle per formare il nuovo esecutivo. Renzi precisa però che finché rimarrà lui alla guida il Partito Democratico non farà da stampella a nessuna formazione anti-sistema, come classifica sia quella con a capo Luigi Di Maio che la Lega di Matteo Salvini.
"Saremo all'opposizione" puntualizza quindi Renzi. Ma i vertici del partito evidentemente avevano già altri piani.

Luigi Zanda, l'ex capogruppo dem al Senato, afferma: "La decisione di Matteo Renzi di dimettersi e contemporaneamente rinviare la data delle dimissioni non è comprensibile. Serve solo a prendere ancora tempo. Le dimissioni di un leader sono una cosa seria, o si danno o non si danno. E quando si decide di darle, si danno senza manovre. Quando Veltroni e Bersani si sono dimessi lo hanno fatto e basta. Un minuto dopo non erano più segretari".

Gianni Cuperlo chiede quindi una "immediata convocazione della Direzione". Il coordinatore Lorenzo Guerini annuncia quindi: "Lunedì prossimo faremo la Direzione nazionale e quello sarà il luogo e il momento per aprire una riflessione seria e responsabile sui risultati. - aggiungendo però - Il PD è all'opposizione, in coerenza con quanto detto in campagna elettorale da tutto il PD".

Molto critico nei confronti di Matteo Renzi è anche il ministro della Giustizia Andrea Orlando: "Di fronte alla sconfitta più grave della storia della sinistra italiana del dopoguerra mi sarei aspettato una piena assunzione di responsabilità da parte di un segretario che, eletto con il 70% al congresso, ha potuto definire, in modo pressoché solitario, la linea politica, gli organigrammi e le candidature. Invece siamo alla ormai consueta elencazione di alibi e all'individuazione di responsabilità esterne".

© riproduzione riservata | online: | update: 06/03/2018
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