le notizie che fanno testo, dal 2010

Zuckerberg: Russia sfrutta Facebook nella sua corsa agli armamenti digitali

Il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg risponde alle domande del Senato americano riguardo allo scandalo dei dati "rubati" da Cambridge Analytica. Oltre ad ammettere gli errori, Zuckerberg accusa la Russia di sfruttare Facebook per la sua "corsa agli armamenti!.

Dopo lo scandalo degli 87 milioni di dati sottratti da Facebook da Cambridge Analytica, accusata di averli utilizzati per influenzare le elezioni presidenziali americane, Mark Zuckerberg risponde alle domande del Senato americano.
"È stato un mio errore, ho sbagliato e mi dispiace" ribadisce Zuckerberg, rivelando: "Ci hanno detto che avevano cancellato e smesso di usare i nostri dati. Credergli è stato chiaramente un errore, avremmo dovuto controllare".
Il fondatore di Facebook aveva difatti spiegato di aver chiesto nel 2015 a Cambridge Analytica di certificare formalmente di aver eliminato tutti i dati acquisiti in modo improprio.
Subito dopo, però, Facebook non ha verificato se anche altre app come thisisyourdigitallife di Aleksandr Kogan potevano aver già fatto razzia di milioni di dati, finiti ormai in chissà quali mani. Ed è anche questo che oggi si contesta a Mark Zuckerberg.
"Ci vorrà del tempo per elaborare tutti i cambiamenti che dobbiamo apportare, ma mi impegno a farlo nel modo giusto" assicura il 33enne miliardario.

L'audizione al Senato americano però di fatto si trasforma in un processo contro la Russia, con Zuckerberg che ammette la lentezza dei responsabili del social network nel riconoscere la minaccia delle interferenze russe nelle elezioni 2016 e sostenendo: "Ci sono persone in Russia che hanno il compito di sfruttare i nostri sistemi e altri sistemi internet, quindi è una corsa agli armamenti", digitali ovviamente.
Appare però quantomeno risibile l'ipotesi che solo il Cremlino riesca a sfruttare la scarsa protezione della privacy su Facebook.

A stretto giro però Cambridge Analytica smentisce "l'uso improprio di dati" come denunciato da Zuckerberg. "Non abbiamo hackerato Facebook né infranto le leggi, e non abbiamo influenzato il referendum sulla Brexit né le elezioni americane" si legge infatti in documento in 10 punti di Cambridge Analytica.

La società sostiene quindi di aver ricevuto i dati in licenza non da Aleksandr Kogan ma dalla dalla società di ricerca GSR (General Science Research) "che li ha ottenuti legalmente tramite uno strumento fornito da Facebook". "Centinaia di aziende hanno utilizzato i dati di Facebook in modo simile. Per essere chiari, Cambridge Analytica non ha raccolto o condiviso illegalmente o in modo inappropriato dati con nessun altro e non ha infranto i regolamenti Fec" si precisa ancora.

Cambridge Analytica chiarisce infine "di non aver utilizzato i dati GSR o derivati di questi dati nelle elezioni presidenziali statunitensi", specificando che le "affermazioni secondo cui tali dati siano stati utilizzati per la campagna di Donald Trump sono semplicemente false. Abbiamo fornito sondaggi, analisi di dati e marketing digitale".

© riproduzione riservata | online: | update: 11/04/2018

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE:

social foto
Zuckerberg: Russia sfrutta Facebook nella sua corsa agli armamenti digitali
Mainfatti, le notizie che fanno testo
Questo sito utilizza cookie di terze parti: cliccando su 'chiudi', proseguendo la navigazione, effettuando lo scroll della pagina o altro tipo di interazione col sito, acconsenti all'uso dei cookie. Per saperne di piu' o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie fai clickQUICHIUDI