le notizie che fanno testo, dal 2010

Lidia Macchi: ergastolo per Stefano Binda. Resta mistero dei 4 capelli

Condannato all'ergastolo Stefano Binda, l'ex compagno di liceo di Lidia Macchi uccisa con 29 coltellate il 5 gennaio del 1987 in un bosco a Cittiglio, nel Varesotto.

Dopo più di 30 anni, arriva la prima condanna per l'omicidio di Lidia Macchi, la 20enne studentessa di Comunione e Liberazione uccisa con 29 coltellate il 5 gennaio del 1987 in un bosco a Cittiglio, nel Varesotto.
La Corte d'Assise di Varese ha condannato all'ergastolo l'unico imputato del delitto Stefano Binda, l'ex compagno di liceo di Lidia Macchi arrestato il 15 gennaio del 2016.
I riflettori si erano accesi su Binda dopo che Il Giorno aveva pubblicato una lettera recapitata alla famiglia Macchi il giorno dei funerali della 20enne.
La lettera conteneva una poesia intitolata "In morte di un'amica", che conteneva particolari del delitto all'epoca conosciuti solo agli inquirenti e naturalmente all'assassino.

A pochi giorni di distanza dall'arresto di Binda, che si è sempre proclamato innocente, era spuntata una seconda lettera, anonima, firmata "Una mamma che soffre" ed inviata pochi giorni dopo l'omicidio di Lidia Macchi. Anche in questa missiva vengono riportati "aspetti che dieci giorni dopo il ritrovamento di Lidia non erano ancora di pubblico dominio - spiegava l'avvocato Daniele Pizzi, legale della famiglia Macchi - come il fatto che Lidia, prima di essere uccisa, abbia avuto un rapporto sessuale con il suo assassino. Di qui l'ipotesi che chi ha vergato questa missiva era, in qualche misura, a conoscenza di particolari relativi all'omicidio".

Secondo la Procura, Stefano Binda violentò Lidia Macchi e poi la uccise perché "si era concessa ma non avrebbe dovuto farlo per via del suo credo religioso". "Siamo in coscienza convinti che la soluzione adottata sia ingiusta. E' una sentenza inaspettata anche se, trattandosi di un processo mediatico che ha fatto la storia di un tribunale, sapevo che il peso sarebbe stato notevole, non so poi se questo ha influito. Aspettiamo le motivazioni e vedremo, andremo avanti", commenta amareggiato l'avvocato Sergio Martelli, difensore di Binda.

Rimane comunque il mistero dei 4 capelli ritrovati nella zona pubica di Lidia Macchi, dopo la recente riesumazione del cadavere, che non appartengono né alla vittima né a Stefano Binda. Dopo l'arresto dell'uomo fu d'altronde Paola Bettoni, la mamma di Lidia Macchi, ad ipotizzare che forse Stefano Binda non agì da solo.
Da rammentare infine che nonostante quello di Lidia Macchi fu il primo caso in Italia in cui si ricorse al test del DNA, tutto il materiale genetico (sperma) analizzato nel laboratorio inglese di Abingdon fu distrutto per ordine del primo gip che seguì la vicenda, con ordinanza datata 31 ottobre 2000.

Per il sostituto procuratore generale Gemma Gualdi, invece "è un giorno di sollievo, perché finalmente è stata stabilità una verità processuale che corrisponde a quella storica". "Da una parte sono contenta, dall'altra penso a una mamma che si trova con un figlio in una situazione così, io l'ho persa ma anche lei lo ha perso" sottolinea invece Paola Bettoni, la mamma di Lidia Macchi.

© riproduzione riservata | online: | update: 24/04/2018

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE:

social foto
Lidia Macchi: ergastolo per Stefano Binda. Resta mistero dei 4 capelli
Mainfatti, le notizie che fanno testo
Questo sito utilizza cookie di terze parti: cliccando su 'chiudi', proseguendo la navigazione, effettuando lo scroll della pagina o altro tipo di interazione col sito, acconsenti all'uso dei cookie. Per saperne di piu' o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie fai clickQUICHIUDI