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Netanyahu: Iran mente su atomica. Abu Mazen: Olocausto colpa ebrei usurai

Comincia a divenire sempre più tesa la tensione in Medio Oriente. In attesa del 12 maggio, quando Donald Trump annuncerà se gli USA usciranno o meno dall'accordo sul programma nucleare iraniano, il premier Benjamin Netanyahu afferma che Teheran continua lo sviluppo della bomba atomica. Intanto, il leader palestinese Abu Mazen afferma che l'Olocausto è stato causato dalle "mansioni sociali" degli ebrei.

Le accuse rivolte all'Iran dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu non avranno alcun peso sulla decisione degli Stati Uniti di ritirarsi o meno dall'accordo nucleare firmato nel 2015 con Teheran, assicura a Sputnik l'ex analista della CIA Melvin Goodman, oggi direttore del National Security Project presso il Center for International Policy.

Nella notte tra il 29 ed il 30 aprile, un raid israeliano condotto con bombe a guida laser GBU-39 ha fatto saltare in aria 200 missili stoccati nei bunker sotterranei situati nella base militare dei Pasdaran (il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica) sul Monte Taqsis, vicino ad Hama (Siria). Se l'attacco è servito, spiega Israele, per evitare il radicamento dell'Iran in Siria, i 100.000 documenti mostrati poche ore dopo da Netanyahu dovevano avere invece come effetto quello di distruggere il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA).

Nel corso di un discorso televisivo in inglese, affinché capisse bene anche il pubblico internazionale, il premier israeliano ha sostenuto infatti che nonostante l'accordo siglato 3 anni fa l'Iran ha continuato a mantenere un programma nucleare segreto che porterebbe alla creazione di 5 bombe atomiche della potenza di Hiroshima.

Facendo scorrere decine di slide, Netanyahu ha assicurato che Teheran "ha concluso un'intesa basata sulle menzogne" perché starebbe lavorando a bombe atomiche da armare su missili balistici. Secondo Israele, l'Iran non avrebbe mai archiviato il progetto Amad atto alla costruzione dell'atomica, tanto che chi lo dirigeva (Mohser Fahrizadeh) è oggi a capo del progetto di sviluppo energetico Spnn.

L'obiettivo del premier israeliano è chiaro. Fare pressione sugli Stati Uniti che il 12 maggio annunceranno se uscire o meno dall'accordo nucleare iraniano. In realtà, da Washington fanno sapere che Donald Trump "ha già preso una decisione", anticipata forse dal Segretario di Stato americano Mike Pompeo che al termine della sua visita in Giordania, Arabia Saudita e Israele ha affermato: "Cancelleremo l'accordo se non si riesce a trasformarlo".

La prossima sarà quindi per il Medio Oriente una settimana carica di tensioni. Due giorni dopo la decisione di Trump sul JCPOA, gli USA festeggeranno infatti l'anniversario della proclamazione dello Stato Ebraico trasferendo ufficialmente l'ambasciata a Gerusalemme. Il 15 maggio ricorre invece il Giorno della Nakba, ovvero l'esodo palestinese del 1948 avvenuto a seguito della guerra arabo-israeliana.
La miccia che potrebbe far incendiare gli animi la accende poi in queste ore il leader palestinese Abu Mazen che, in diretta televisiva, ha definito Israele un "prodotto coloniale" britannico spiegando che l'Olocausto è stato causato dalle "mansioni sociali" degli ebrei "legate all'usura, all'attività bancaria e simili".
Dichiarazioni che non aiutano certamente la trattativa sul Piano di pace tra Israele e Palestina, che Trump promette poterà a compimento.

© riproduzione riservata | online: | update: 02/05/2018
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