le notizie che fanno testo, dal 2010

Metà degli italiani dipendente dallo shopping, che creano rifiuti tessili

Greenpeace pubblica uno studio che svela come metà degli italiani è dipendente dallo shopping, anche se il 46% afferma di avere nel guardaroba abiti mai utilizzati. Tutto ciò genera un elevato impatto ambientale.

"Un italiano su due dichiara di possedere più capi di abbigliamento di quelli che davvero gli servono e il 46 per cento afferma di avere nel guardaroba abiti mai utilizzati o addirittura ancora provvisti di etichetta" diffondono in una nota da Greenpeace, a commento di un sondaggio condotto su un campione di 1.000 italiani, uomini e donne tra i 20 e 45 anni.

"Secondo la ricerca, per più di metà degli italiani l'acquisto eccessivo di capi di abbigliamento aiuta a combattere la noia e lo stress o ad aumentare l'autostima. Tuttavia gli intervistati dichiarano che il senso di euforia e soddisfazione post-shopping ha una durata limitata, che si esaurisce circa due giorni dopo l'acquisto" continua l'Ong.

«La presenza di offerte e promozioni rappresenta una tentazione irresistibile per tre italiani su quattro ma, viste le basse percentuali di riciclo degli abiti, questo genera un elevato impatto ambientale» dichiara Giuseppe Ungherese, responsabile Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia.

"L'industria tessile è tra i settori produttivi più inquinanti al mondo e - ricorda l'associazione ambientalista -, anche a causa del massiccio impiego di fibre sintetiche derivanti dal petrolio come il poliestere, il riciclo dei capi di abbigliamento a fine vita è estremamente difficile. Un'altra criticità ambientale che si aggiunge all'uso di sostanze chimiche pericolose, di cui Greenpeace chiede l'eliminazione dal 2011 con la campagna Detox."

"Secondo la ricerca, le donne residenti al Nord-Ovest e al Sud Italia - di età compresa tra i 30 e i 39 anni, con reddito personale superiore ai duemila euro - sono il segmento della popolazione più incline allo shopping eccessivo" si osserva.

«Le donne giovani con un lavoro ben remunerato sono quelle che subiscono maggiormente lo stress di una società altamente competitiva. - dichiara Donata Francescato, docente di Psicologia di Comunità all'Università 'La Sapienza' di Roma - Possedere qualcosa è un modo per reinventare se stessi, per compensare la distanza tra l'autopercezione e come invece si desidererebbe essere. Questa discrepanza è presente anche in altre forme di disturbi psicologici, come il gioco d'azzardo, l'abuso di alcol, i disordini alimentari e sessuali, disturbi sempre più diffusi nelle nostre società liquide e ansiogene».

"Il sondaggio evidenzia un'influenza medio-alta dei social sulla propensione agli acquisti di capi di abbigliamento e nove intervistati su dieci dichiarano di effettuare acquisti online. Questa tendenza è meno evidente in Germania ed è invece più marcata in paesi asiatici come Cina - si segnala dunque -, Hong Hong e Taiwan dove Greenpeace ha realizzato un sondaggio analogo, i cui risultati verranno resi noti nei prossimi giorni."

«Il sondaggio mostra che un quinto degli italiani è dipendente dallo shopping, si tratta dei cosiddetti shopping-addicted. - avverte quindi Ungherese - Se queste abitudini non cambiano, nei prossimi anni il nostro pianeta sarà invaso da montagne di rifiuti tessili. È necessario invertire la rotta: prima di effettuare il nostro prossimo acquisto abbiamo il dovere di chiederci se ne abbiamo realmente bisogno».

© riproduzione riservata | online: | update: 03/05/2017
• DALLA PRIMAPAGINA:
• POTREBBE INTERESSARTI:
• LE ALTRE NOTIZIE:
social foto
Metà degli italiani dipendente dallo shopping, che creano rifiuti tessili
Mainfatti, le notizie che fanno testo
Questo sito utilizza cookie di terze parti: cliccando su 'chiudi', proseguendo la navigazione, effettuando lo scroll della pagina o altro tipo di interazione col sito, acconsenti all'uso dei cookie. Per saperne di piu' o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie fai clickQUICHIUDI