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Regeni, genitori: ritorno ambasciatore in Egitto è stata resa dell'Italia

Paola e Claudio, genitori di Giulio Regeni, denuncia l'inerzia del governo per ricercare la verità sulla atroce morte del ricercatore, sottolineando come come l'Italia abbia "perso tempo".

"Sono trascorsi sei mesi dalla decisione del nostro governo di rinviare l'ambasciatore al Cairo. Noi, e con noi tutti quelli che in ogni angolo del mondo hanno a cuore la Verità sul sequestro, le torture e la morte di nostro figlio Giulio, temevamo che questo gesto sarebbe stato interpretato come una resa incondizionata a quel potere che ha annientato Giulio e che occulta impunemente la verità da ormai due anni. Ed in effetti l'ambasciatore Cantini non aveva ancora fatto in tempo ad insediarsi che le autorità egiziane, forti di questa 'normalizzazione dei rapporti' provvedevano a oscurare il sito della Ecrf, l'Ong alla quale appartengono i nostri consulenti egiziani; arrestare in aeroporto l'avvocato Ibrahim Metwaly che stava recandosi a Ginevra invitato dall'ONU a riferire sulle sparizioni forzate e sul caso di Giulio (il legale è ancora in carcere, sottoposto a trattamenti inumani e degradanti); disporre una perquisizione ed un tentativo di chiusura della Ecrf".

E' con queste parole affidata in una nota diffusa dal loro avvocato che i genitori di Giulio Regeni denunciano come l'Italia abbia "perso tempo", visto che dalla atroce morte del ricercatore italiano, ritrovato morto il 25 gennaio 2016 a Il Cairo (Egitto), non c'è stata mai una vera svolta delle indagini.

"I video della metropolitana non sono mai stati consegnati e, ad oggi, non si sa neppure se qualche e quale ditta sia stata incaricata del loro recupero" denunciano Paola e Claudio Regeni, riferendosi alle promesse fatte da Angelino Alfano.

"Sono passati, da quel 14 agosto, altri sei mesi - continuano i genitori di Giulio Regeni. - Le atrocità commesse dal governo egiziano, a dispetto della volontà di alcuni, non sono state dimenticate, non solo dal 'popolo giallo' ogni giorno più numeroso, ma dalle centinaia di altre famiglie che hanno subito e subiscono continuamente le sparizioni forzate dei loro cari. Se, come ci era stato garantito dal nostro Governo, l'invio dell'ambasciatore, doveva consentire il raggiungimento della verità processuale su 'tutto il male del mondo' inferto su nostro figlio, il fine evidentemente non è stato raggiunto e la missione in questo senso è fallita".

Nel sottolineare che ad oggi "la presenza dell'ambasciatore Gianpaolo Cantini al Cairo" ha solo "il sapore di una resa", Paola e Claudio Regeni chiariscono: "Non è possibile normalizzare i rapporti con uno Stato che tortura, uccide e nasconde oltraggiosamente la verità, se non a scapito della credibilità politica del nostro Paese e di chi lo rappresenta. Crediamo sia necessario un immediato cambio di rotta. Occorre alzare la voce e pretendere, senza ulteriori indugi".

© riproduzione riservata | online: | update: 14/02/2018
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