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Scandalo Facebook: Zuckerberg si scusa ora ma sapeva dal 2015

Arrivano tardive le scuse di Mark Zuckerberg sullo scandalo Cambridge Analytica. Zuckerberg annuncia ora nuove regole su Facebook per impedire cessioni fraudolente di dati, ma sapeva della grave violazione fin dal 2015.

"Ho fondato Facebook e alla fine sono responsabile di quello che succede sulla nostra piattaforma" è costretto ad ammettere Mark Zuckerberg in un lungo post di spiegazioni e scuse per lo scandalo Cambridge Analytica.
Zuckerberg assicura che molti aggiornamenti sono stati già fatti per proteggere la comunità di Facebook da un utilizzo illecito dei dati ed altri ne farà nel breve periodo.
"Abbiamo la responsabilità di proteggere i tuoi dati, e se non possiamo farlo, non meritiamo di servirti" scrive il fondatore di Facebook, precisando di aver "lavorato per capire esattamente cos'è successo e come fare in modo che non succeda di nuovo".

Zuckerberg chiarisce quindi che "la buona notizia" è che "le azioni più importanti per evitare che ciò accada di nuovo stato state già prese anni fa".
Zuckerberg ricorda quindi che l'idea originale di Facebook, quando è stato lanciato nel 2007, era quella "di permettere a più applicazioni di essere social" e per farlo "abbiamo consentito alle persone di accedere alle app e condividere chi erano i loro amici e alcune informazioni su di loro", anche senza il consenso di quest'ultimi.

Solo nel 2014, un anno dopo l'applicazione incriminata thisisyourdigitallife di Aleksandr Kogan che ha passato oltre 50 milioni di dati degli utenti Facebook a Cambridge Analytica, Menlo Park ha cominciato a limitare tali condivisioni non autorizzate. Mark Zuckerberg afferma quindi che oggi le app su Facebook non possono più raccogliere a strascico miglioni di dati, poiché serve di volta in volta il consenso degli interessarti.

Troppo spesso questo consenso però è "implicito", e molte volte l'utente non sa che sta per cedere a terzi tutta la sua vita social.

Zuckerberg annuncia quindi che in primo luogo farà una verifica completa di qualsiasi app prodotta prima del 2014 che presenta "attività sospette". Facebook precisa quindi che se troverà sviluppatori che usano o hanno usato in modo improprio informazioni personali, oltre a vietare la app informerà tutti quelli che l'hanno scaricata o utilizzata. "Ciò include anche le persone i cui dati sono stati usati da Kogan".

In secondo luogo, Facebook annuncia una stretta sulla futura cessione dei dati. Zuckerberg vuole infatti imporre agli sviluppatori "di non ottenere solo l'approvazione, ma di chiedere all'utente anche di firmare un contratto se si vuole ottenere l'accesso ai suoi post o ad altri dati privati".

Infine, per assicurare che l'utente capisca "a quali applicazioni ha acconsentito di accedere ai dati", entro aprile Facebook mostrerà uno strumento nella parte superiore della sezione Notizie, affinché sia ben visibile a tutti e non più nascosta nelle impostazioni sulla privacy.

Rimane però ancora da capire perché Facebook non abbia fatto queste modifiche nel 2015, quando ha scoperto in base ad una inchiesta del Guardian che Kogan aveva condiviso i dati della sua app con Cambridge Analytica.
All'epoca, Menlo Park infatti si è limitata a vietare l'applicazione thisisyourdigitallife su Facebook chiedendo a Kogan e Cambridge Analytica di certificare formalmente di aver eliminato tutti i dati acquisiti in modo improprio.

Una mossa, questa, che sembra fatta al solo scopo di proteggersi legalmente. Perché Facebook infatti non ha pensato, e verificato, che anche altre app come quelle di Kogan potevano aver già fatto razzia di milioni di dati, finiti ormai in chissà quali mani?

© riproduzione riservata | online: | update: 22/03/2018
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