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Expo 2020 Dubai, concorso logo: anonimato a rischio. Codacons: esposto all'ANAC

L'Italia ha indetto un concorso per il logo dell'Expo 2020 Dubai. L'anonimato dei concorrenti è però a rischio. Il Codacons annuncia esposto all'ANAC

L'Italia sta cercando un logo per l'Expo 2020 di Dubai. Il Commissariato Generale con a capo Paolo Glisenti indice quindi un concorso di idee aperto a designer ma anche a artisti, liberi professionisti e studenti di ogni ordine e grado. L'obiettivo del bando, con scadenza il 15 giugno, è infatti trovare un logo che possa rappresentare al meglio la nostra Nazione all'Expo 2020 di Dubai, esposizione che verrà inaugurata il 20 ottobre 2020 per chiudersi il 10 aprile 2021.

Il tema scelto è "Connecting Minds, Creating the Future", perché incentrato sulle "eccellenze nel campo delle infrastrutture materiali e immateriali che mettono in relazione e comunicazione continenti, Paesi, città, culture, religioni, comunità" come si legge nel bando. Un concorso che fa gola a molti, e non solo per l'ammontare dei premi (15mila per il vincitore, 10mila e 5mila per il secondo e terzo classificato).

Ma rischia di essere annullato da una valanga di ricorsi e anche dal Codacons. Come ogni concorso pubblico, vige infatti la regola dell'anonimato. Il concorrente non può cioè inserire simboli o caratteri identificativi nell'elaborato. Ma soprattutto la Commissione esaminatrice non deve essere in grado di associare un nome al progetto presentato.

Nel bando per l'elaborazione grafica del logo che l'Italia esporrà all'Expo 2020 di Dubai, però, c'è scritto testualmente che "al fine di identificare la provenienza del plico, quest'ultimo dovrà recare il nominativo / la ragione sociale dell'offerente, l'indirizzo, il recapito telefonico e l'indirizzo di Posta elettronica / PEC e il numero di fax presso cui inviare successive comunicazioni".

Diversi concorrenti hanno scritto e si sono lamentati con il Commissariato evidenziando il fatto che in questa maniera si perde però totalmente l'anonimato. Chiunque saprà infatti chi ha partecipato al concorso. Non solo. Addirittura la stazione appaltante, rispondendo ad uno dei questiti posti dai concorrenti, ha ammesso che ad apporre "lo stesso numero" sulle "buste esterne e le corrispondenti buste interne A e B" sarà direttamente la Commissione giudicatrice.

I giudici quindi sicuramente verranno a conoscenza di chi ha partecipato al concorso. E al momento di aprire le buste con i progetti potrebbero associare un nome al logo presentato, visto che a numerare le buste sono stati proprio loro.

Anche il Codacons nutre seri dubbi sulla regolarità di questo bando, ed chiarisce che sulla vicenda vuole "vederci chiaro". In una nota intatti l'associazione dei consumatori annuncia di stare "preparando un esposto all'Autorità Anticorruzione" affiché indaghi sul bando e verifichi "la correttezza delle condizioni inserite al suo interno".

"Se una proposta deve essere anonima, non è pensabile far inserire il nome del proponente sulla busta" sottolinea infatti il presidente Carlo Rienzi. "Ciò perché - spiega - una tale misura farebbe venire meno il presupposto dell'anonimato, annullando così di fatto i criteri individuati dal bando stesso". "L'ANAC dovrà ora accertare se la situazione segnalata possa configurare una violazione delle norme vigenti in ambito di anticorruzione e di correttezza degli appalti pubblici, e adottare i relativi provvedimenti" chiarisce infine Rienzi.

Nel frattempo però gli elaborati presentati potrebbero andare irrimediabilmente persi. Il concorso scade il 15 giugno e subito dopo verranno aperte le buste contenenti le proposte per l'Expo 2020 di Dubai. I possibili ricorsi e l'esposto del Codacons potrebbero portare però all'annullamento dell'intera procedura, se verrà accertata la violazione dell'anonimato. E l'Italia quindi potrebbe perdere, oltre che la faccia, anche il logo migliore per questa importantissima vetrina internazionale.

© riproduzione riservata | online: | update: 08/06/2018
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