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Sciopero operai Fiat Melfi: Ronaldo non può dare un calcio alla dignità

Sciopero allo stabilimento FCA di Melfi contro l'acquisto milionario di Cristiano Ronaldo. Perché nemmeno Cr7 può dare un calcio alla lotta operaia

Cristiano Ronaldo ha rispolverato la lotta operaia, e c'è già chi grida allo scandalo. Mai mischiare il sacro (che sarebbe il calcio) con il profano (in questo caso il lavoro), gridano fior fior di editorialisti (o presunti tali). Lo sciopero proclamato nello stabilimento di Melfi dall'USB infatti ha acceso il dibattito, con chi addirittura accusa il sindacato di remare contro gli operai che, è questa la teoria, produranno sicurammente più Jeep grazie alla pubblicità sulla maglia numero 7 di Cristiano Ronaldo.

L'Unione Sindacale di Base si dice, a ragione, "sconcertata" da tanto "bailamme", evidenziando come "si discuta e si argomenta con un certo stupore sulla scelta dello sciopero, piuttosto che sulle ragioni spiegate con molta chiarezza nel comunicato dei lavoratori".

Le ex tute blu infatti sottolineano come sia "inaccettabile" che mentre "l'azienda continui a chiedere da anni enormi sacrifici a livello economico" ai lavoratori "la stessa decida di spendere centinaia di milioni di euro per l'acquisto di un calciatore". "Gli operai Fiat - viene infatti ricordato - hanno fatto la fortuna della proprietà per almeno tre generazioni, arricchiscono chiunque si muova intorno a questa società, e in cambio hanno ricevuto sempre e soltanto una vita di miseria".

"E mentre gli operai e le loro famiglie stringono sempre più la cinghia la proprietà decide di investire su un'unica risorsa umana tantissimi soldi! È giusto tutto questo? - si domanda l'USB - E' normale che una sola persona guadagni milioni (è stato calcolato più di un'euro al secondo, ndr) e migliaia di famiglie non arrivino alla metà del mese?".

"Siamo tutti dipendenti dello stesso padrone ma mai come in questo momento di enorme difficoltà sociale questa disparità di trattamento non può e non deve essere accettata" chiariscono gli operai. "La proprietà dovrebbe investire in modelli auto che garantiscano il futuro di migliaia di persone piuttosto che arricchirne una soltanto, - viene puntualizzato - questo dovrebbe essere il fine di chi mette al primo posto gli interessi dei propri dipendenti, se ciò non avviene è perché si preferisce il mondo del gioco, del divertimento a tutto il resto".

Per tutte queste ragioni, e anche perché "la FCA dal 23 luglio lascerà a casa per 7 mesi 1.640 dei 7.000 operai di Melfi perché ha sbadatamente dimenticato di investire sul futuro industriale della fabbrica lucana e non sa cosa produrre in sostituzione della Grande Punto", l'Unione Sindacale di Base annuncia uno sciopero nello stabilimento dalle ore 22.00 di domenica 15 luglio fino alle ore 6.00 di martedì 17 luglio 2018.

Coloro che si interrogano oggi "sulla giustezza di questa scelta di lotta sono gli stessi che non si sono mai stupiti delle differenze abissali che separano i proventi e gli utili delle aziende, i compensi dei CEO e le liquidazioni milionarie, spesso a prescindere dai risultati, dai salari di chi quei dividendi consente di accumulare con la propria fatica quotidiana" denuncia l'USB, puntando il dito indirettamente contro le altre sigle sindacali.

Il sindacato commenta infatti amaramente come ormai sia purtroppo "passata l'idea che l'arricchimento senza freni, anche se fondato su un enorme acuirsi delle disuguaglianze, sia non solo lecito ma anche molto cool e da apprezzare. - aggiungendo - Se poi viene ottenuto senza versare una stilla di sudore, tanto meglio".

A questa logica, però, qualcuno ancora si oppone e per questo da fastidio tanto c'è chi taccia l'USB di "fare sindacato ai limiti del cinismo" e senza alcun "collegamento con i problemi reali della fabbrica", come sostiene Gerardo Evangelista, ex operaio della Fiat di Melfi ed ora è segretario della Fim-Cisl della Basilicata.

Ma l'Unione Sindacale di Base spiega bene perché si sciopera, nonostante tutto e tutti. Perché "non è giusto un tale esborso di denaro per un calciatore e non per il futuro di una fabbrica, e anche perché si ha paura che scelte economiche della società come quelle appena compiute si finanzino ancora una volta con una stretta sull'occupazione e sulle scelte produttive negli stabilimenti italiani".

Ma soprattutto, viene sottolineato "perché ci si sente offesi, e molto, dalla evidente infima considerazione, da parte della società proprietaria sia della Juventus che della FCA, del lavoro e del valore dei suoi operai". Per riassumere, quindi, "si sciopera, in fin dei conti, per dignità". A cui nemmeno Ronaldo può dare un calcio.

© riproduzione riservata | online: | update: 12/07/2018
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