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Scuole a rischio sismico: dopo Cassazione c'è vuoto normativo, dice Cittadinanzattiva

Cittadinanzattiva commenta la sentenza della Cassazione che dà l'ok al sequestro delle scuole a rischio sismico.

"Una sentenza importante perché sancisce il sacrosanto principio di mettere in salvaguardia la vita delle persone situate in edifici pubblici, come le scuole, ma che interviene in una situazione di vuoto normativo, da sanare urgentemente, rispetto all'obbligo di adeguamento sismico e attribuendo chiaramente le responsabilità tra i diversi livelli", dichiara in una nota Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale della Scuola di Cittadinanzattiva, in merito alla sentenza della Cassazione che ha accolto il ricorso della Procura di Grosseto contro il Sindaco di Roccastrada indagato per omissione d'atti di ufficio per non aver chiuso il plesso scolastico di Ribolla "nonostante dal certificato idi idoneità statica ne emergesse la non idoneità sismica (...) in quanto il rischio sismico era risultato pari a 0,985".

La Cassazione ha ricordato infatti che i terremoti non sono soggetti a "prevedibilità" e dunque i sindaci non devono opporsi al sequestro delle scuole che, anche nelle zone a "basso rischio sismico", sono a ipotetico rischio crollo seppure per un "minimo scostamento dai parametri" di edificazione emanati nel 2008.

"Sul caso specifico colpisce che la Procura di Grosseto, e successivamente la Cassazione, siano intervenute su un caso certamente meno preoccupante di tanti altri perché la scuola in oggetto è molto vicina all'indice di vulnerabilità 1, ritenuto soddisfacente dalle Norme tecniche del 2008, ed è situata in una zona sismica a bassa intensità. - viene osservato - In base alla recente indagine di Cittadinanzattiva (settembre 2017), solo il 27% degli edifici scolastici ha effettuato la verifica di vulnerabilità sismica e, nelle zone a più elevata sismicità (1 e 2), solo una minima parte delle oltre 15.000 scuole (8%) è stata adeguata sismicamente".

"Riteniamo, - prosegue Bizzarri - come più volte ribadito, che vada seguito un principio di precauzione per trovare soluzioni alternative per tutte quelle scuole con indice di vulnerabilità alto, situate in zone ad elevata sismicità e con un'età dell'edificio elevata, e ci appelliamo ai Sindaci di tanti Comuni italiani, soprattutto del Centro Italia, affinché mettano in atto soluzioni per far fronte all'emergenza. Cosa avvenuta in diversi casi, quasi sempre a seguito di pressioni di associazioni come Cittadinanzattiva e comitati locali. Ora ci chiediamo tutti cosa accadrà".

"Dovranno essere chiuse tutte le scuole con indice di vulnerabilità inferiore ad 1? - domanda - In attesa di colmare questo evidente vuoto normativo, occorre: obbligare tutte le Amministrazioni pubbliche, Comuni e Province, a realizzare le verifiche di vulnerabilità sismica al massimo in un biennio, stabilendo sanzioni per chi non le realizza e la conseguente nomina di Commissari ad acta da parte dei Prefetti; un pronunciamento urgente dell'Osservatorio dell'Edilizia Scolastica, per stabilire Linee di indirizzo alle quali gli enti proprietari, Comuni e Province, insieme alla Conferenza delle regioni, al Miur e al Dipartimento della Protezione Civile, debbano attenersi nell'immediato; monitorare l'andamento dei recenti fondi stanziati proprio per l'adeguamento sismico e per la verifica di vulnerabilità sismica, individuando criteri, priorità e risorse certi per garantire un piano decennale di interventi di adeguamento e/o di nuove costruzioni".

© riproduzione riservata | online: | update: 09/01/2018
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