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Orlando: democrazia è in affanno, in direzione PD evitiamo barzellette

Andrea Orlando dopo il flop del PD alle elezioni del 4 marzo 2018 e le dimissioni "congelate" di Matteo Renzi.

"La Direzione sarà utile ad affrontare questo risultato drammatico se sapremo, dopo molto tempo, confrontarci e soprattutto ascoltarci evitando di fare caricature alle posizioni altrui" spiega su Facebook Andrea Orlando, dopo il flop del PD alle elezioni del 4 marzo 2018 e le dimissioni "congelate" di Matteo Renzi.

"Propongo, per questo, alcune regole di ingaggio" aggiunge il ministro della Giustizia.
"Discutiamo delle prossime mosse senza omettere di affrontare il tema della sconfitta. Abbiamo già fatto finta di niente, in termini di analisi delle cause, dopo il referendum e dopo la Sicilia. Non ha portato bene. Nella vita bisogna sempre guardare avanti, ma non riflettere sugli errori porta a commetterli di nuovo. - puntualizza - Evitiamo le tifoserie, la dialettica stucchevole renziani-antirenziani. E' chiaro che la colpa di una sconfitta così non è addossabile solo a Renzi. C'è di più, molto di più. Quindi, non basterà solo cambiare il Segretario per risolvere i nostri problemi".

"Evitiamo le barzellette: il momento è serio. - prosegue - Non ci sono governisti a tutti i costi né fautori dell'opposizione, duri e puri, in costante presidio contro gli inciuci. All'opposizione ci hanno mandato gli italiani, non le dichiarazioni dei componenti del gruppo dirigente. Da lì bisogna ripartire per ricostruire il PD e il Centrosinistra. Non ci sono scorciatoie".

"Sempre nel filone umoristico si registrano i racconti a proposito di cultori dei caminetti contrapposti agli 'amici del Popolo'. - osserva inoltre Orlando - Premetto che trovo esilarante che parlamentari eletti grazie all'attività di un caminetto riunito in seduta permanente sino al giorno della presentazione delle liste, tuonino contro i caminetti. Credo sia più rispettoso dell'intelligenza di tutti ragionare in termini corretti di questo tema. La dialettica c'è ed è tra chi ritiene che gli organismi debbano essere un luogo di ratifica delle decisioni annunciate da un leader eletto alle primarie e chi, come me, pensa che possano essere il momento di un confronto che consenta di definire insieme una linea e una proposta politica. Collegialità non significa opacità. Si può essere collegiali anche in streaming. Il problema è se ci si ascolta o no, se si è disponibili a correggere il tiro o no, cosa si intende per 'insieme' e 'noi': parole abusatissime nei mesi scorsi".

L'esponente dem conclude: "Il momento è difficile, ma la tenuta istituzionale dipende in gran parte da noi. Il Presidente della Repubblica, in questo momento, per ragioni costituzionali e storiche, è il principale riferimento della nostra democrazia in affanno. Ricordiamocelo".

© riproduzione riservata | online: | update: 07/03/2018
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