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Da Charlie Gard a Alfie Evans: ancora una volta Corte UE se ne lava le mani

Ancora una volta la Corte europea dei diritti dell'uomo rigetta il ricorso dei genitori di Alfie Evans, un bimbo di 23 mesi affetto da una grave malattia neurodegenerativa, decretandone di fatto la morte.

Ancora una volta, la Corte europea dei diritti dell'uomo se ne lava le mani. E tra poche ore un bambino morirà, avendo avuto come unica colpa quella di nascere malato.
Come successo per il caso Charlie Gard, ancora una volta la Corte europea dei diritti dell'uomo (ma quali diritti?) ha respinto il ricorso presentato da una coppia di genitori che non vuole vedere il proprio figlio morire soffocato.

I giudici di Strasburgo, infatti, hanno rifiutato di intervenire nel caso del piccolo Alfie Evans, 23 mesi, affetto da una grave malattia neurodegenerativa di cui non si conoscono ancora le cause.
Alfie Evans non è un malato terminale, come ha tenuto a sottolineare il papà dopo un incontro con Papa Francesco, ed è stabile. In attesa di un miracolo o di una possibile terapia, Alfie Evans viene aiutato a respirare grazie a delle macchine. Le stesse che alle ore 13:30 di Londra (che oggi è unicamente concentrata sulla nascita del terzo royal baby di Kate e William) verrano staccate, decretando la morte per soffocamento di Alfie Evans.

I genitori di Alfie Evans avevano chiesto per il piccolo l'asilo in Vaticano, visto che i medici ed i giudici inglesi gli impedivano di trasferire il figlio (divenuto ormai come di proprietà dello Stato) all'ospedale Bambino Gesù di Roma.
Alla Corte europea dei diritti dell'uomo, i genitori di Alfie avevano anche presentato un ricorso in cui chiedevano di stabilire che le autorità britanniche stavano violando il diritto alla libertà di movimento del piccolo, poiché non consentivano il suo trasferimento in un altro ospedale. Ad Alfie Evans neanche questo diritto gli è stato concesso.

© riproduzione riservata | online: | update: 23/04/2018
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