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Alfie Evans: non è tortura lasciarlo senza ossigeno e acqua per 10 ore?

Alfie Evans è stato torturato per 10 ore, lasciato senza ossigeno e persino senza acqua e alimentazione. Nonostante questo, il piccolo Alfie Evans ha continuato a respirare ed è ancora vivo. L'Italia concede la cittadinanza al bambino ed è ora una corsa contro il tempo.

I medici e la scienza avevano torto. A voler rimanere aggrappato alla vita non era solo il papà o la mamma ma anche Alfie Evans, il bambino di 23 mesi affetto da una sconosciuta malattia neurodegerativa a cui ieri hanno staccato le macchine che lo aiutavano a respirare. Ma le preghiere di questi mesi e giorni stanno compiendo un miracolo.

Il piccolo Alfie Evans non solo non è morto in pochi minuti come avevano assicurato i medici dell'ospedale di Liverpool ma ha resistito senza alcun respiratore per ben 10 ore.
Durante tutta la notte i genitori di Alfie Evans hanno aiutato il figlio a respirare autonomamente facendogli di tanto in tanto la respirazione bocca a bocca, mentre i medici guardavano impassibili questa straziante scena.

Solo questa mattina i sanitari, dicendosi "stupefatti" per quanto stava avvenendo, hanno concesso ad Alfie Evans un respiratore, nonché idratazione e alimentazione. I medici, così convinti che il bambino sarebbe morto, hanno infatti lasciato per ore Alfie Evans persino senza acqua, oltre che ossigeno.

Nel frattempo, per cercare di sottrarre Alfie Evans a questa vera e propria tortura, l'Italia concede d'urgenza la cittadinanza al bambino.
L'equipe dell'ospedale Bambino Gesù annuncia quindi che è pronta per partire verso l'Inghilterra con un aereo fornito dal ministro della Difesa Roberta Pinotti.

A Radio24, il presidente del Bambino Gesù Mariella Enoc spiega infatti: "Ho parlato poco fa con Thomas, il padre di Alfie. In questo momento Alfie ha la mascherina per l'ossigeno però c'è bisogno di trasportarlo" a Roma.
La Enoc ha rivelato inoltre che ieri si era recata a Liverpool ma non era stata ricevuta dai responsabili dell'ospedale, dove Alfie è ricoverato.
"L'ultima questione rimasta da sciogliere attiene alla diplomazia, ed è a questo livello che il governo deve intervenire, con la massima rapidità possibile" esorta quindi il vicepresidente della Camera Lorenzo Fontana.

Tutto questo dimostra, oltre alla disumanità del sistema sanitario e giudiziario inglese (ed europeo), che il protocollo sull'interruzione del trattamento non è più valido. Protocollo che oltretutto è stato applicato ad un bambino la cui condizione cerebrale non è stata mai diagnosticata, tanto che si ipotizza che il nome di questa malattia un giorno potrebbe essere intitolata proprio ad Alfie Evans.

Nonostante questo, i medici inglesi hanno sostenuto (ed i giudici li hanno supportati in questo) che la condizione clinica del piccolo è "implacabile" perché ci sarebbe ormai troppa acqua nel cervello del bambino.
Si ipotizza che la malattia neurodegenerativa di Alfie sia associata ad una grave epilessia, che avrebbe intaccato il 70% della materia bianca nel cervello del piccolo.
Per i medici questa situazione avrebbe distrutto i percorsi che regolano la "struttura di controllo" vitale del cervello, responsabili di elaborare qualsiasi informazione, dal tatto al suono, dal gusto all'olfatto. Gli esperti (o sedicenti tali) affermano inoltre che tale patologia ha colpito anche l'area responsabile della veglia e della reattività del piccolo.

Eppure in questi 23 mesi Alfie Evans è cresciuto, è sempre rimasto stabile e, nonostante l'accanimento anti-terapeutico perpetrato in queste ore, continua a respirare.

© riproduzione riservata | online: | update: 24/04/2018
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