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L'11 Settembre 2001 si rischiò guerra nucleare. Le domande senza risposta

A 15 anni dagli attentati alle Torri Gemelle, sono ancora tante, troppe, le domande senza risposta. Non sono solo i "complottisti" a chiedere spiegazioni infatti sulla demolizione controllata al World Trade Center ma anche i sopravvissuti. Inoltre, nessuno sa spiegare perché, fortunatamente, l'11 Settembre 2001 non è scoppiata una vera guerra nucleare.

A 15 anni dagli attentati alle Torri Gemelle di New York, sono ancora molte le domande che non hanno ricevuto risposta. Tra queste, forse quella più importate è la mancata seria spiegazione di come due grattacieli costruiti "con 250.000 tonnellate di acciaio strutturale di alta qualità, di più di 10 centimetri di spessore, siano riusciti a collassare ad una velocità che sfida la forza di gravità".

A chiederselo è Rick DeSantis, un sopravvissuto dell'11 Settembre 2001 intervistato da RT. DeSantis, che perlomeno per la sua esperienza e per il fatto di essere un testimone oculare non può essere clssificato come "il solito complottista", dichiara infatti: "C'è solo un modo che può far collassare così un edificio ed è una demolizione controllata. - ed aggiunge - L'ho vissuto, ero lì ed ho sentito le esplosioni, ma sembra che ogni volta che si parli di questo la cosa venga messa da parte".

C'è poi il mistero sul perché l'11 Settembre 2001 non sia stato seguito quel protocollo che ha l'obiettivo di mettere in sicurezza il Presidente degli Stati Uniti, all'epoca George W. Bush, e le 10 cariche dirette sulla linea di comando. Non solo, mentre gli attacchi erano ancora in corso l'intero sistema di comunicazione tra i leader mondiali è semplicemente fallito, tanto che l'11 Settembre 2001 si è rischiato un vero disastro nucleare.

La NBC News ha appreso infatti che l'11 Settembre 2001 tre dozzine di vere armi nucleari erano a bordo dei bombardieri intercontinentali della US Air Force nelle basi aeree del Nord Dakota, Missouri e Louisiana proprio mentre i terroristi di Al Qaeda attaccavano New York e Washington.

La mattina dell'11 Settembre 2001 infatti era in pieno svolgimento l'annuale gioco di guerra del Pentagono "Global Guardian". Incredibilmente, anche la Russia era impegnata in una simulazione di una guerra nucleare. Ed infatti, dopo che i due aerei si sono schiantati sullle torri del World Trade Center, il presidente russo Vladimir Putin ha tentato invano di mettersi in contatto con Bush, che nel frattempo era ancora sull'Air Force One, infrangendo ogni protocollo. I russi infatti avevano captato i preparativi americani su un possibile innalzamento del stato del DEFCON al livello 3.

Il generale Ralph "Ed" Eberhart, all'epoca comandante del NORAD, ha riferito davanti alla Commissione sull'11 Settembre 2001 che il passaggio al DEFCON 3 era stato al centro di accesi dibattiti, perché tale livello di allarme è pensato per il pericolo di una possibile guerra nucleare e ciò "avrebbe potuto complicare la risposta agli attacchi".

Infine, c'è un'altra informazione che finora non ha riscontrato "la minima reazione né da parte dei poteri nazionali e americani, né dalla stampa o delle TV, né di chicchessia specializzato negli attacchi NBCR" come denunciava nel 2003 Maurice Eugène André, comandante belga in pensione volto alla causa anti-nucleare, conosciuto in patria come "Monsieur nucléaire", colui che arrivò nel 1976 alla formula matematica dell'"effetto di prossimità" biologico che ricevette, per la sua importanza scientifica, le congratulazioni del Consiglio d'Europa.

André avvertiva infatti che "i grossi aerei di trasporto passeggeri contengono circa dagli 800 kg ai 1.500 kg di uranio nei bordi d'attacco, nei giroscopi e vari contrappesi e quest'uranio è piroforo (brucia). Migliaia e migliaia di newyorkesi hanno dunque fatalmente respirato numerose polveri sottili d'uranio, e la loro salute ne sarà gravemente penalizzata a causa degli effetti radioattivi interni di prossimità alfa dell'uranio".

© riproduzione riservata | online: | update: 12/09/2016
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