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Xylella fastidiosa olivo: cura con vaccino alle nanoparticelle è sicura?

Dall'Università di Lecce arriva un primo possibile rimedio per la xylella fastidiosa che ha colpito gli olivi del Salento. La cura consisterebbe in una sorta di vaccino alle nanoparticelle contenenti farmaci antixylella, da iniettare nei vasi degli ulivi e delle piante contagiate dal batterio. Ma tale cura protrebbe essere più pericolosa della xylella fastidiosa? Come si legge su Wikipedia in italiano "le nanoparticelle presentano possibili pericoli, sia in senso medico che ambientale".

Mentre la Regione Puglia stanzia altri 4 milioni di euro per affrontare l'epidemia di xylella fastidiosa che ha colpito gli olivi del Salento, dal campus universitario di Lecce arriverebbe un primo possibile rimedio alla malattia, almeno secondo i ricercatori. Il gruppo universitario "Tapass", organizzato in collaborazione con Coldiretti e finanziato per 549.000 euro dalla Regione, spiega che per la cura dell'olivo colpito dalla xylella fastidiosa si potrebbe adottare una sorta di vaccino alle nanoparticelle. L'idea sarebbe infatti quella di iniettare una nanoparticella portatrice di farmaci antixylella nei vasi degli ulivi e delle piante contagiate dal batterio killer. Come riporta repubblica.it, Giuseppe Ciccarella, chimico di UniSalento, spiega che "per curare gli alberi bisogna raggiungere la xylella laddove si annida, cioè negli xylemi che sono i vasi delle piante, come le vene o le arterie degli esseri umani, tramite nanoparticelle piccolissime (sic), che raggiungano il bersaglio-batterio selettivamente e lo uccidano". Anche la Coldiretti pugliese sembra avere "grosse aspettative" rispetto a tale metodologia che finora è stata sperimentata solo su piante piccole di olivo "ma presto sarà testata sui giganti secolari minacciati dall'abbattimento" riporta sempre La Repubblica. Ma tale cura protrebbe essere più pericolosa della xylella fastidiosa? Come si legge su Wikipedia in italiano "le nanoparticelle presentano possibili pericoli, sia in senso medico che ambientale, la maggior parte dei quali sono dovuti alla grande superficie in rapporto al volume, che può rendere le particelle molto reattive o catalitiche. Esse sono anche capaci di passare attraverso le membrane cellulari degli organismi, e le loro interazioni con i sistemi biologici sono alquanto sconosciute".

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