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Vigor Bovolenta muore sul campo per malore. Mondo pallavolo in lutto

Muore a 37 anni Vigor Bovolenta, ex centrale della nazionale di quella "generazione dei fenomeni" di Julio Velasco che fece sognare l'Italia. Sconvolto e in lutto tutto il mondo della pallavolo.

Il mondo della pallavolo è in lutto. Vigor Bovolenta, centrale 37enne, è morto infatti all'età di 37 anni a causa di un malore, mentre giocava il 24 marzo con la sua Volley Forlì, serie B2, contro la Lube, a Macerata. All'inizio del terzo set, "Bovo", della "generazione dei fenomeni" di Julio Velasco, i campionissimi che hanno fatto sognare più di una volta l'Italia e portato alle masse la pallavolo, si appresta a fare la sua battuta. E' da poco passata la mezzanotte. Improvviso però il malore, con Vigor Bovolenta che si accascia a terra e dal campo non si rialza più. "Mi gira la testa, aiutatemi che cado" le ultime parole di Vigor Bovolenta, prima di gettare la palla lontano dalla linea di battuta, toccarsi il fianco sinistro vicino al cuore, con la mano, e cadere sul campo.
Inutili i tentativi per cercare di rianimare Vigor Bovolenta: in sette minuti arriva l'ambulanza, i medici tentano anche con il defibrillatore di fargli riprendere conoscenza, ma senza successo.
"A nulla - si legge in una nota della Lega pallavolo serie A - sono valsi gli sforzi dei soccorritori, che hanno provato a lungo a rianimarlo prima di trasportarlo in ospedale, dove è deceduto".
L'autopsia sarà eseguita probabilmente domani nell'ospedale marchigiano dove è stato portato dopo il malore. Le cause che hanno stroncato la vita di Vigor Bovolenta, che lascia la moglie Federica Lisi, anche lei ex pallavolista della nazionale, e quattro figlio, di cui due gemmelli di appena un anno, sono ancora sconosciute, ma in passato l'ex centrale della nazionale aveva avuto dei problemi di tachicardia (accelerazione del battito cardiaco) che lo aveva costretto a fermarsi per qualche mese negli anni '90. Da allora, però, Vigor Bovolenta è sempre stato sotto stretto controllo, e in questi anni niente avrebbe fatto presumere una tragedia simile, tanto che non solo vinse l'argento ai Giochi olimpici di Atlanta del 1996 ma venne anche richiamato per quelli di Pechino del 2008.
Il Corriere.it ricorda proprio quando Vigor Bovolenta raccontava: "Avevo disputato i Giochi di Atlanta, nel 1996 con la mentalità del ragazzino scapestrato e un po' 'cazzone': non mi rendevo conto fino in fondo dell'importanza di partecipare a quella manifestazione. A Pechino ho invece capito tutto: sarà perché non speravo più di vestire la maglia dell'Italia, sarà che ero diventato più maturo, ma essere di nuovo ai Giochi mi aveva emozionato. E mi aveva permesso di afferrare che cosa mi ero perso la volta precedente".
L'ex centrale comincia presto la carriera agonistica, e a circa 17 anni incontra per la prima volta Andrea Giani, ex compagno di nazionale e grande amico, che con la voce rotta dal pianto cerca di spiegare come "la morte di Vigor Bovolenta ha sconvolto tutti". "Non riesco a trovare le parole. La prima volta che ci siamo incontrati - ricorda ai microfoni di Sky Sport 24 - durante il riscaldamento a rete mi attaccò in testa e io mi arrabbiai molto. Aveva più o meno 17 anni, era agli inizi con l'agonismo e da allora abbiamo giocato insieme per tanti anni. Era un giocatore che portava tantissimi punti, aveva un peso importante in una squadra".
Anche Andrea Giani non riesce a comprendere come Vigor Bovolenta sia potuto morire proprio in campo, spiegando: "Siamo molto controllati ma possono esserci delle piccole disfunzioni impercettibili. È difficile che posso accadere , ma c'è sempre una piccola possibilità. Sono casi rarissimi, ma ci sono".
Nonostante la carriera di Vigor Bovolenta è ricca di medaglie, trofei e coppe, il campione non aveva deciso di abbandonare il volley dopo la retrocessione del Forlì, e l'estate scorsa aveva deciso nuovamente di rimettersi in gioco condividendo il progetto del presidente Giovanni Gavelli. In una lettera aperta al mondo della pallavolo spiegava: "Nel momento in cui ho scelto Forlì sapevo che non sarebbe stato semplice; la società, mostrando serietà, ha deciso, nonostante il difficile momento economico generale, di proseguire l'attività e ripartire dai giovani attraverso una più modesta B2. Ho deciso comunque di rimanere qui, lavorando alla ricostruzione di questa squadra, convinto in questo anche dalla volontà di rimanere vicino alla mia famiglia, che mi ha fino ad ora sempre seguito nelle varie città in cui ho giocato. Dopo che loro sono stati al mio fianco, credo sia arrivato il momento che io cammini al fianco loro - aggiungendo - Scegliere il progetto di Forlì significa per me rivestire anche un doppio ruolo. A quello di atleta, affianco infatti una nuova responsabilità nell'area marketing, una nuova avventura personale e professionale che mi permetterà di rimanere ancora nel volley giocato (...) Ho iniziato la mia carriera a 15 anni, allontanandomi da mio papà Gino, mamma Luciana e mia sorella Ambra, oggi scelgo di rimanere vicino a Federica e ai miei 4 bambini. Ringrazio tutti con un unico abbraccio per essermi stati vicini sempre, anche nei momenti meno semplici". Tutta la sua carriera, le sue vittorie più importanti ma anche le sconfitte Vigor Bovolenta le ha sempre dedicate al fratello Antonio, morto prematuramente a causa della leucemia e che lo "guarda da lassù", come concludeva nella lettera. Ora a "guardare da lassù" sono in due, insieme.
Il presidente della Lega, Diego Mosna, ha decretato per oggi domenica 25 marzo "un minuto di silenzio sui campi della serie A di volley" che "abbraccerà anche Vigor insieme alla memoria di Roberto Rondoni, di Carlo Facchettin e del militare ucciso in Afghanistan".

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