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Ciechi e ipovedenti leggono tre volte più della media nazionale

In Italia chi legge di più è cieco o ipovedente. Nel Paese dei paradossi, eccone quindi un altro. Da una importante ricerca ora anche gli editori potranno comprendere quanto i lettori più fedeli ed "assetati" siano proprio i cittadini che vedono poco, male o per niente. Il paradosso nel paradosso è però che non hanno mai "niente di nuovo" da leggere, data la difficoltà a reperire nuovi libri.

I ciechi e gli ipovedenti leggono tre volte più della media italiana, significa circa 9 libri l'anno. Questo dato è stato fornito dalla AIE (Associazione Italiana Editori) rispetto ad un'indagine condotta dalla stessa associazione per conto dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti in collaborazione con la CNUDD (Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati per la Disabilità). La ricerca è stata realizzata dall'Università Bicocca di Milano ed è stata presentata alla Fiera nazionale della piccola e media editoria (fino all'11 dicembre al Palazzo dei Congressi dell'Eur) nel corso di "Più libri più liberi". Una vera "lezione", avrà pensato qualcuno, da parte dei "ciechi" verso i cosiddetti "normodotati" che si ritrovano loro sì con un vero handicap, cioè quello culturale, reale ostacolo per la comprensione del mondo e del prossimo. In Italia infatti nel 2003 si stima che l'80 per cento della popolazione fosse nella condizione di "analfabeta funzionale" (cioè persone che hanno grosse difficoltà a leggere, scrivere e far di conto nelle situazioni, elementari, della vita quotidiana) come ha sottolineanto recentemente il Governatore di Bankitalia (leggi "Visco: uscire da crisi? Serve istruzione. Troppi analfabeti funzionali" http://is.gd/crBQdn). Lo stesso Tullio De Mauro, come sintetizza Wikipedia sotto la voce "analfabetismo" sosteneva che "nel 2008 soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea" (http://is.gd/8zxc6m). La ricerca sulla schiacciante "voglia di leggere" di ciechi e ipovedenti è stata condotta su 1.505 persone ed è, come si legge sul sito della AIE "la più estesa mai condotta tra i Paesi Europei" (http://is.gd/OESu6M). I risultati parlano chiaro: "il 59,1% di non vedenti e ipovedenti ha letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti (contro il 46,8% della media della popolazione italiana). E sono anche lettori più assidui rispetto alla media (il 31,3% legge libri tutti i giorni!!), soprattutto dei diversi generi di narrativa, non disdegnando la saggistica di cultura e professionale". Ovviamente i non vedenti e gli ipovedenti "leggono ciò che è disponibile" (nel 46,7% dei casi) dato che, come ribadisce l'Associazione Italiana Editori "ciò che è disponibile è ancora poco e si ottiene spesso con tempi lunghi anche un mese, causa la conversione dei titoli in formati accessibili". I "formati digitali" di certo aiutano e "txt, doc, pdf" "sono sempre più spesso i preferiti, rispetto a Braille e testo a caratteri ingranditi, in particolare dalla fasce dei più giovani (18-34nni ma anche 35-50nni)". Ma l'attesa per "qualcosa di nuovo da leggere" sta per finire. Tra breve, e questa ricerca è stata svolta anche nell'ambito di tale iniziativa, partirà progetto LIA (Libri Italiani Accessibili) che punta "a rendere disponibili a inizio 2013 tremila titoli di narrativa e saggistica, di cui 2mila di autori italiani, 500 di autori stranieri e 500 da realizzarsi ad hoc su richiesta dei potenziali utenti. Il progetto (la scheda è in allegato), tra i più avanzati a livello internazionale, è finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, all'interno del 'Fondo in favore dell'editoria per ipovedenti e non vedenti'". Marco Polillo, presidente dell'Associazione Italiana Editori, che coordina il progetto afferma a proposito: "LIA costituisce un progetto strategico se si pensa che in Italia vivono circa 362mila non vedenti e circa un milione di ipovedenti, secondo i dati Istat. Questa iniziativa, che si colloca all'avanguardia anche nel panorama internazionale e che vede la collaborazione dei principali rappresentanti dei soggetti interessati (editori e organizzazioni che rappresentano i disabili visivi), punta ad offrire ai ciechi e agli ipovedenti, nel rispetto del diritto d'autore, la possibilità di accedere negli stessi tempi e con grande ampiezza di scelta all'offerta editoriale". Il segretario generale dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Orlando Paladino non può che sottolineare l'importanza dell'iniziativa: "Il progetto del libro italiano accessibile (LIA) costituisce una tappa essenziale, dopo 190 anni dalla ideazione del metodo Braille, per l'accesso dei Ciechi e degli Ipovedenti alla lettura, poiché estende la cultura del libro accessibile dalla ristrettissima cerchia dell'editoria per disabili visivi alla generalità degli editori. Il progetto LIA, infatti, diffonde fra gli editori la consapevolezza di un vasto pubblico, fin qui ignorato, assetato di lettura (come l'indagine ha dimostrato) e la conoscenza degli strumenti attraverso cui i disabili visivi accedono alla lettura. Mi piace qui ricordare che il metodo, ideato da Louis Braille, trasformato in informatico, è ancora oggi lo strumento più completo e versatile con cui i disabili visivi possono accedere all'editoria digitale". Qui si può scaricare una scheda molto interessante sul progetto LIA, (in PDF http://is.gd/nA1xKI).

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