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Virus Zika: ONU invita ad aborto. Bambini con microcefalia non hanno diritto alla vita?

Per arginare i casi di microcefalia nei bambini l'ONU consiglia ai Paesi del Sud America colpiti dal virus Zika di consentire la pratica dell'aborto. La Conferenza episcopale brasiliana chiarisce che il virus Zika e l'emergenza sanitaria venutasi a creare in Brasile "non sono una giustificazione per difendere l'aborto nei casi di microcefalia".

Per arginare i casi di microcefalia nei bambini le Nazioni Unite consigliano ai Paesi colpiti dal virus Zika di consentire la pratica dell'aborto. Da sottolineare che finora l'Organizzazione Mondiale della Sanità non ha ancora dichiarato ufficialmente che i migliaia di casi di microcefalia registrati in Brasile sono collegati all'infezione da virus Zika, anche se più di un esperto lo ritiene altamente probabile. Ma anche se il nesso venisse confermato perché i bambini con la microcefalia non devono meritare lo stesso diritto alla vita come tutti gli altri, come sottolineano diverse autorità cattoliche del Sud America.

Zeid Ra'ad Al Hussein, alto commissario ONU per i diritti umani (solo già partoriti?) ha infatti dichiarato che "le leggi e le politiche che limitano l'accesso a questi servizi (aborto, ndr) dovrebbero essere urgentemente riesaminate in conformità con i diritti umani, al fine di garantire, in pratica, il diritto alla salute per tutti". Gli fa eco Cecile Pouilly, portavoce del Commissario delle Nazioni Unite, che sostiene: "Come possono chiedere a queste donne di non rimanere incinte e non offrire anche la possibilità, se lo desiderano, di interrompere una gravidanza?". Paesi come El Salvador considerano infatti l'aborto illegale mentre in Brasile è consentita solo in casi limitati come il rischio di morte per la madre e lo stupro.

Ma "niente giustifica un aborto" ha chiarito don Luciano Brito, portavoce per l'arcidiocesi cattolica di Olinda e Recife in Brasile, precisando che allo stesso mondo non è corretto insistere sulla contraccezione non naturale, come invece sta facendo l'ONU.
Scende in campo anche una giovane giornalista e blogger con la microcefalia, Ana Carolina Caceres, la quale invita i paesi del Sud America a non cedere alle pressioni degli attivisti pro aborto. "Credo che l'aborto sia un modo miope di affrontare il problema. La cosa più importante è l'accesso al trattamento: consulenza per i genitori e fisioterapia e trattamento neurologico per i nati con la microcefalia" precisa la 24enne Ana Carolina Caceres.

Intanto, in una nota, i vescovi della Conferenza episcopale brasiliana (Cnbb) sottolineano che il virus Zika e l'emergenza sanitaria venutasi a creare in Brasile "non sono una giustificazione per difendere l'aborto nei casi di microcefalia, come purtroppo propongono determinati gruppi che si organizzano per portare la questione all'attenzione del Supremo Tribunale federale. Tutto questo è una totale mancanza di rispetto verso il dono della vita".
L'agenzia Sir riporta infatti che organizzazioni internazionali, come "Planned Parenthood" (investita dallo scandalo sul commercio di organi dei feti abortiti) e "Women on Waves" stanno in questi giorni lanciando una campagna per la distribuzione di farmaci abortivi alle donne incinte infettate dal virus Zika.

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