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Paolo Rossi: "nuove generazioni azzittite dalla censura preventiva"

Paolo Rossi confessa che "la censura peggiore in questi ultimi vent'anni non l'abbiamo pagata noi attori di satira" dato che è la "censura preventiva" che ha fatto e farà più danni, soprattutto verso un "paio di quelle generazioni che ormai le abbiamo perse" confessa l'attore a Max.

Paolo Rossi è in tour con lo spettacolo "L'amore è un cane blu" e a MAX in edicola dal 7 febbraio racconta l'Italia che lo circonda. Innanzitutto si parla di lavoro, del lavoro suo, quello del comico, mestiere che ha dei colleghi che sono ormai passati "dall'altra parte". "Ho sempre detto che Berlusconi mi rubava il mestiere - dice Paolo Rossi a Max -, ora Grillo ruba il mestiere a Berlusconi... Ho molto stimato Beppe come persona e come comico. Nella vita abbiamo fatto scelte diverse, ma credo che abbiamo un destino comune, segnato da un ostacolo: è molto improbabile che lui torni a fare il comico ed è impossibile che io fondi un partito. Non ho le physique du rôle dell'eroe". Ma la parte più interessante dell'intervista è quando Paolo Rossi parla della censura, in un momento politico paradossale, in cui Silvio Berlusconi pare a molti più "a sinistra" di Bersani "imparentato" con Monti. "Era il 2003 e RaiUno mi aveva chiesto di fare un intervento a Domenica In - racconta Paolo Rossi -. Non volevo fare il trasgressivo a tutti i costi e così ho pensato che il pezzo di Tucidide sulla democrazia fosse perfetto per il momento storico che stavamo vivendo. Ma credo che i dirigenti Rai abbiano scambiato Tucidide per un cabarettista ateniese di estrema Sinistra e così sono rimasto a casa". Ma la censura peggiore, quella che spaventa per il futuro, che va ad intaccare la sana e robusta costituzione (Costituzione, anche in maiuscolo) del Bel Paese è sicuramente quella che si riflette sulle giovani generazioni. Afferma Paolo Rossi a questo proposito: "La censura peggiore in questi ultimi vent'anni non l'abbiamo pagata noi attori di satira, perché ogni volta che ci attaccano aumentano le vendite dei nostri libri e gli spettatori a teatro. L'hanno subita le nuove generazioni, una censura preventiva che le ha azzittite prima ancora che iniziassero a esprimersi. E così, un paio di quelle generazioni ormai le abbiamo perse".

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