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Medal of Honor: essere talebani per (video) gioco

Sconvolto il mondo della politica mondiale, che ha riscoperto il piacere di sconvolgersi, per un videogioco dove si può essere guardia o ladro. Solo che le guardie sono "i nostri" e il ladro sono i "talebani".

Anche in Italia è uscito il videogioco EA che si aspettava da tempo, il mitico "Medal of Honor" che ha richiesto due anni di lavoro e ben cinquanta persone concentrate a ricostruire ogni particolare della guerra in Afghanistan.
"Medal of Honor", dipsonibile su Microsoft Windows, PlayStation 3 e Xbox 360 è uno "sparatutto" della celeberrima serie "Medal of Honor" sia single player che multiplayer.
Dai carri alle armi, dagli Apache ai blindati, all'equipaggiamento dei soldati, dalle rovine ai vicoli tutto è stato ricostruito, sembra, fedelmente.
Il videogioco è così fedele che la Electronic Arts ha pensato bene di dare al videogiocatore delle opzioni strategiche, ovvero far parte dei buoni (gli alleati) o le forze di opposizione (cioé i talebani).
Questa scelta banale e scontata per il mondo dei videogiochi, dove abitualmente si spara, si ammazza, si investe, si uccide dall'alieno a intere popolazioni di fantasmini ed esseri umani digitali, è stata duramente criticata in Inghilterra e negli Stati Uniti.
Pare addirittura che EA Games abbia dovuto togliere il nome "talebano" dal gioco e ammorbidirlo con "forze d'opposizione" dopo le aspre critiche dei veterani, e che addirittura Liam Fox, ministro della difesa inglese, abbia stigmatizzato "Medal of Honor" come "scioccante".
Da Youtube, tra i tanti video è interessante osservare (http://www.youtube.com/watch?v=tDSSe8djXmo) il livello di realismo e come ci si possa sentire ad essere talebano, imbracciare l'AK-47 e uccidere le truppe occidentali (cioé noi) che vogliono portare la pace nel Paese.
Ora si levano le critiche politiche anche in Italia che minacciano persino "il sequestro del videogioco" ma i videogiocatori rispondono che "è soltanto un gioco", come pensano forse anche i soldati ragazzini che uccidono con i "droni" civili inermi a migliaia di chilomentri di distanza.

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