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Vela Under 16, Turchi: "centro del progetto il bambino e non la barca"

Tra bambini e barche l'importante è tenere sempre la rotta. Marcello Turchi, Coordinatore Federale Area Under 16 FIV spiega lo stato dell'arte del progetto Under 16 con un metodo di formazione cambiato rispetto al quadriennio precedente: il bambino è al centro del progetto, poi viene la barca. "In un momento in cui la società, la famiglia e le abitudini di vita stanno profondamente cambiando", spiega Turchi.

Lo sport deve adattarsi ai "tempi moderni" soprattutto per quanto riguarda i giovani. Non si tratta di nuovi materiali, sensori hi-tech, e collegamenti ad internet "always online", ma di tornare ad occuparsi del ragazzo innanzitutto come "essere umano". Marcello Turchi Coordinatore Federale Area Under 16 FIV (Federazione Italiana Vela) porta a conoscenza lo "stato dell'arte" del Progetto Under 16 illustrando, oltre i numeri del tesseramento, dei raduni, dei Campionati Nazionali Under 16 e della Coppa Primavela (dati disponibili sul sito di Federvela ) la novità del "metodo di formazione zonale cambiato rispetto a quello adottato per l'attività giovanile zonale fino al quadriennio precedente". Interessanti quindi le valutazioni di Marcello Turchi per tutti gli educatori di qualsiasi sport (e materia scolastica) che hanno la sensazione di trovarsi di fronte all' "uomo nuovo", purtroppo non tanto nel senso degli antichi romani, quanto nell'accezione distopica di Aldous Huxley. Spiega Marcello Turchi nella nota di Federvela: "Il principale cambiamento è stato quello di aver messo al centro del progetto il bambino e non la barca. Senza togliere nulla all'importanza che ogni barca ha nella filiera formativa, si è voluto porre all'attenzione delle società sportive e degli istruttori il problema relativo alla formazione e all'abbandono dell'attività sportiva da parte dei giovani di oggi, in un momento in cui la società, la famiglia e le abitudini di vita stanno profondamente cambiando". Il Coordinatore Federale Area Under 16 infatti osserva: "La mancanza di uno stile di vita condotto all'aria aperta, la scomparsa del gioco spontaneo, l'iper-utilizzo di telefonini e pc che ha modificato linguaggio, comportamenti e modo di comunicare, la sedentarietà, la condizione psicologica di rifiuto alla pratica motoria, l'alimentazione spesso inadeguata e infine gli interessi verso attività di divertimento che richiedono poco impegno, stanno facendo regredire la partecipazione dei giovani alle attività sportive favorendone l'abbandono". Per questo Marcello Turchi spiega: "Lo scopo che ci si è posti è stato quello di recuperare attenzione sulla necessità di educare i giovani all'importanza della preparazione fisica multilaterale compensando con attività in palestra o con altro sport la pratica in barca e di motivare i ragazzi alla pratica sportiva attraverso attività diversificate per livello e preparazione. Il secondo aspetto non meno importante è stato quello della formazione per fasce di età con obiettivi e contenuti progressivi in modo da rispettare i ritmi di apprendimento, la crescita biologica e psicologica, senza forzare la natura."

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