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Zaccagnini (MDP): decreto vaccini folle e inapplicabile, sarà boomerang politico

L'intervista di Mainfatti.it ad Adriano Zaccagnini, deputato del Movimento Democratico e Progressista (MDP), da sempre critico nei confronti del decreto Lorenzin che estende i vaccini obbligatori da 4 a 12 per la fascia d'età da 0 a 16 anni, senza i quali viene vietata l'iscrizione a scuola o scattano multe pensatissime.

Sergio Mattarella ha firmato il decreto Lorenzin, quello che estende da 4 a 12 i vaccini obbligatori, anche e soprattutto per la frequentazione delle scuole. Eppure, nel 2011 esce il progetto Signum, promosso dal Ministero della Difesa nel 2004, che lancia un allarme proprio sulle vaccinazioni di massa. Per questo motivo, Mainfatti.it ha intervistato il deputato Adriano Zaccagnini (MDP), che nell'aprile scorso aveva rispolverato tali dati in una conferenza stampa alla Camera dal titolo "Libertà di scelta per vaccinarsi in sicurezza".

Ci può spiegare qual è l'allarme evidenziato nel progetto Signum?
Zaccagnini: "La questione è che il progetto Signum evidenzia che ci sono state alterazione ossidative al DNA in un 3% dei militari andati in Iraq (per l'operazione 'Antica Babilonia' iniziata nel luglio 2003, ndr) che sono stati sottoposti a vaccinazioni multiple, oltre le 5. Quindi c'è una incidenza statisticamente rilevante di militari, in questo caso, che non sopporta le vaccinazioni multiple che portano appunto ad alterazione ossidative al DNA e quindi al rischio di ulteriori patologie gravi".

Dopo la pubblicazione del progetto Signum, è cambiato qualcosa per i militari riguardo le vaccinazioni?
"No. Nell'ultima audizione l'Istituto Superiore di Sanità ha ammesso che sarebbe opportuno che ogni militare avesse una cartella, una anagrafe militare vaccinale, dove si può riscontrare quale vaccinazioni ha fatto. Tenga presente che se un militare deve partire ogni anno per una missione differente gli rivengono fatti tutti i vaccini, anche magari il tetano anche se il richiamo per esempio va fatto ogni 10 anni".

Quindi ad oggi non una cronistoria delle vaccinazioni dei militari?
"Esattamente. E' quindi il carico aumenta proprio perché gli rifanno i vaccini ogni volta".

Nel progetto si legge che esistono dei soggetti (circa il 3-4% della popolazione in base a tale statistica) più suscettibili alle alterazioni ossidative del DNA, e quindi vengono sconsigliati trial vaccinali con più di 5 diversi cicli. Ad oggi, ai militari vengono fatte indagini pre-vaccinali prima delle somministrazioni?
"No, assolutamente. Le indagini pre-vaccinali non vengono fatte a nessuno".

Ai neonati e ai bambini che devono sottoporsi alle vaccinazioni obbligatorie, queste indagini pre-vaccinali vengono invece fatte? Le Asl sono obbligate per legge a farle, soprattutto se richieste dai genitori?
"Le Asl ad oggi non sono obbligate a farle, anche perché non sono chiari quali sono i test prevaccinali da utilizzare. Questa è una indagine che andrebbe fatta, ma ci sono solo le indicazioni delle stesse case farmaceutiche che indagano sugli effetti avversi prima di mettere in commercio un loro prodotto e che attestano più o meno quali sono i test da fare prima delle vaccinazioni. In particolare il test HLA, che individua tendenze maggiori verso reazioni avverse a seguito di vaccinazioni multiple".

Eppure già nel 1994 la sentenza 258 della Corte Costituzionale chiarisce che "proprio per la necessità, già sottolineata, di realizzare un corretto bilanciamento tra la tutela della salute del singolo e la concorrente tutela della salute collettiva, entrambe costituzionalmente garantite, si renderebbe necessario porre in essere una complessa e articolata normativa di carattere tecnico (..) che alla luce delle conoscenze scientifiche acquisite individuasse con la maggiore precisione possibile le complicanze potenzialmente derivabili dalla vaccinazione e determinasse se e quali strumenti diagnostici idonei a prevederne la concreta verificabilità fossero praticabili su un piano di effettiva fattibilità".
Solo per fare un esempio, infatti, il vaccino pneumococcico Prevenar 13 non può essere somministrato con l'esavalente Infanrix Hexa se il bambino ha una allergia o una ipersensibilità al tossoide difterico, anche se sembra che normalmente queste somministrazioni avvengano in contemporanea. I due vaccini erano stati somministrati anche ai 5 bambini poi morti segnalati all'Aifa, perché il decesso sospettato di poter essere legato a reazioni avverse alle vaccinazioni.

Solo pochi giorni fa l'Aifa, dopo 3 anni di inerzia, in fretta e furia ha pubblicato il Rapporto sulla sorveglianza postmarketing dei vaccini in Italia relativo agli anni 2014, 2015, 2016. Da settimane lei chiedeva tali dati sulle reazioni avverse ai vaccini, ma prima il 23 maggio e poi ancora l'8 maggio l'Aifa le aveva risposto circa "l'impossibilità di fornire i dati per motivi tecnici". Dopo la conferenza stampa del Codacons, si è scoperto però che già il 10 maggio l'Aifa aveva inviato una summa dei dati alla Procura di Torino. L'Aifa è obbligata per legge a rendere pubblici tali dati ogni anno? E se non lo fa, quale autorità ha il compito di richiamare l'Aifa a questo dovere? Lo ha fatto?
"E' il Ministero della Salute che deve richiamare l'Aifa, ma in questi 3 anni non l'ha mai fatto. Non ha fatto nessun richiamo, non ha richiesto i dati sulle reazioni avverse, ha presentato un decreto senza avere in possesso i dati e senza fornirli al governo. Addirittura, nel 2015 il presidente dell'Aifa Sergio Pecorelli è stato costretto a dimettersi per incompatibilità evidente (troppi legami con le aziende farmaceutiche che producono vaccini, ndr). L'Aifa dal 2014 non ha pubblicato i dati fino al 2 giugno di quest'anno, in una situazione incresciosa, gravissima, di negligenza, cercando di scaricare tutta la responsabilità sul fatto che l'EMA (Agenzia europea del farmaco) raccoglie i dati in forma aggregata".

Secondo lei, perché l'Aifa ha interrotto la pubblicazione di questi dati dal 2014? E' solo una coincidenza il fatto che proprio in quell'anno l'Italia è divenuta capofila delle strategie e campagne vaccinali nel mondo?
"La coincidenza temporale c'è. Sul fatto perché siano mancati i dati non posso che attendere eventuali indagini. E' chiaro che la mancanza di dati in questi tre anni, in concomitanza con un sistema di farmaco vigilanza che non è stato né implementato, né sostenuto, né mantenuto, fa pensare ad un contesto simile a quando si fa fallire un'azienda per poi privatizzarla. Si mette un sistema nell'impossibilità di funzionare, e in questo momento si fa una forzatura, in questo caso si introduce l'obbligatorietà perché non si è investito sulla promozione di un approccio di coinvolgimento".

Per giustificare il decreto sull'obbligatorietà, si cita la protezione degli alunni "immunodepressi", quelli che non possono vaccinarsi per vari motivi di salute. Esistono statistiche di quanti bambini non vaccinati hanno contagiato bambini "immunodepressi". E se sì, questi contagi sono avvenuti a scuola?
"Non ne ho idea".

Nel decreto, si legge che i bambini che non possono vaccinarsi devono essere inseriti in classi "nelle quali sono presenti solo minori vaccinati o immunizzati". Non le sembra perlomeno paradossale? Se per esempio questi bambini a scuola frequentano il tempo pieno, i non vaccinati "per scelta" verranno isolati anche in mensa oppure durante le ore di svago dove le classi si mischiano? Non c'è il rischio di una ghettizzazione di questi bambini?
"E' tutto paradossale, è tutto una follia, è tutto inapplicabile. Anche la divisione in classi dipende dalla città e dai paesi e dalla disponibilità delle scuole che ci sono, visto che in alcuni istituti c'è anche una sola classe per fascia d'età".

La riforma del Titolo V del 2015 toglie alle Regioni le competenze in materia di sanità, ed è in questo quadro che si inserisce il decreto Lorenzin che porta a 12 le vaccinazioni obbligatorie in Italia, anche dove finora la materia era gestita in piena autonomia (Veneto e Bolzano sembra che si siano già espressi contro il decreto ed annunciano ricorsi). A livello mediatico si è parlato di epidemie di meningite e morbillo, ma nella realtà i contagi sono sempre stati nella norma. Persino il morbillo, dopo un picco iniziale, da settimane è in trend decrescente. Lei ha già parlato di "fascismo sanitario". Dal punto di vista politico, quindi, come è stato possibile approvare un decreto se non c'è alcuna "straordinaria necessità e urgenza", come prevede l'articolo 77 della Costituzione?
"Questo è già successo, purtroppo. Questo Parlamento e questo Paese ha difficoltà ad essere democratico, e quindi abbiamo delle mancanze e delle forzature chiare che tante volte avvengono. Io non mi stupisco purtroppo, anche se è assolutamente gravissimo e insopportabile quello che sta succedendo, che anche quando non c'è urgenza ed emergenza viene messa in campo una situazione dove c'è una forzatura e ci sono vari motivi di incostituzionalità. E' un decreto illiberale, sono misure illiberali, incostituzionali ed anche inefficaci perché secondo me sarà un boomerang politico molto forte".

Se il decreto verrà convertito in legge così com'è, quali articoli della Costituzione e quali Trattati internazionali andrà a violare?
"Sicuramente l'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, la Convenzione di Oviedo, l'articolo 32 e 77 della nostra Costituzione. E' chiaro però che siamo in un campo possiamo dire inesplorato ed interpretato diversamente da diverse democrazie. Alcune, come recentemente Austria e Svezia, ritengono che l'obbligo vaccinale sia incostituzionale per i loro ordinamenti, proprio incorporando alcuni principi europei. C'è da capire quando arriveremo davanti alla nostra Corte Costituzionale come si esprimeranno i giudici riguardo il nostro ordinamento. Noi facciamo parte dell'Europa, e quindi sarà importante soprattutto a livello europeo sancire l'incostituzionalità delle vaccinazioni obbligatorie".

In realtà è dal 2010 che l'Unione europea chiede ai Paesi membri di liberalizzare le vaccinazioni per l'infanzia. All'epoca, la raccomandazione riguardava Italia, Grecia e Portogallo, gli unici Paesi dove c'era l'immunizzazione obbligatoria.
Nella già citata sentenza 258 del 1994, la Corte Costituzionale chiariva invece che il trattamento obbligatorio, come la vaccinazione, non poteva essere rifiutato solo se "si prevedano ad opera del legislatore tutte le cautele preventive possibili, atte a evitare il rischio di complicanze".
In una successiva sentenza, numero 118 del 1996, la Corte Costituzionale ribadiva infatti che "nessuno può essere semplicemente chiamato a sacrificare la propria salute a quella degli altri, fossero pure tutti gli altri".
Nel 2004 è la Cassazione invece a ricordare "che le vaccinazioni obbligatorie possano essere fonte di pericolo per le persone che ad esse sono sottoposte, - aggiungendo - è circostanza che può darsi per acquisita".

Da diverso tempo, chi solleva dubbi in merito alla sicurezza dei vaccini viene puntalmente attaccato, sempre con più violenza verbale, e tacciato di andare contro la scienza. Due medici critici verso le vaccinazioni di massa (Gava, Miedico) sono stati appena radiati, ma la censura è arrivata anche in Parlamento. Per annullare la proiezione di Vaxxed in Senato si è mossa persino la seconda carica dello Stato (Pietro Grasso) mentre la sua conferenza stampa sulla libertà di scelta terapeutica non è stata cancellata solo perché il regolamento della Camera non lo permette. Le sembra normale che 2017 si cerchi di non far parlare persino un parlamentare?
"Sono questioni a cui do poco conto. Ogni parlamentare, come ogni cittadino, ha la libertà di espressione garantita dalla Costituzione. Chi vuole zittire gli altri si pone evidentemente in contrasto con la Costituzione".

Esiste secondo lei una lobby organizzata che lavora per silenziare le voci contrarie sui vaccini? Al Parlamento europeo i lobbisti inviano persino email agli eurodeputati per influenzare le loro votazioni. E' a conoscenza di un fenomeno simile anche nel nostro Parlamento?
"Se esiste una lobby organizzata non glielo so dire. Quello dell'incontro tra i parlamentari e le lobby od i gruppi d'interesse è assolutamente legittimo, perché devono i gruppi d'interesse confrontarsi con i decisori politici. Il modo in cui viene fatto in Italia non è ancora regolamentato, questa è la grave mancanza che noi abbiamo, mentre al Parlamento europeo è regolamentato. Se poi chi fa lobby dia indicazioni di voto, questa è probabilmente una estensione del rapporto che si instaura tra un eletto e la lobby. Ci sono anche in Italia gruppi di interesse che incontrano i parlamentari quotidianamente, il problema è che questi incontri non sono regolamentati in maniera trasparente e che non sono chiaramente distinti le incompatibilità e quindi i conflitti di interesse. Ovviamente poi le indicazioni vengono date. A me sicuramente non fa piacere una cosa del genere perché credo nell'autonomia dei parlamentari".

A febbraio, fu anche Federconsumatori ad esortare le autorità competenti, Ministero della Salute in primis, "a fugare i dubbi" riguardo il sospetto "che l'attuale situazione di allarme (quella della meningite, ndr) venga enfatizzata ad hoc dagli interessi dell'industria farmaceutica, per poi essere ridimensionata una volta 'esaurite' le scorte dei vaccini".

Alcuni esponenti di MDP si sono dissociati dalle posizioni da lei espresse in conferenza stampa, nella quale si diceva solo "no all'obbligatorietà dei vaccini e sì alla libertà di scelta". Enrico Rossi ha anche tenuto a precisare che i temi da lei trattati "non rappresentano il programma di MDP". In questi mesi lo strappo con il partito è stato ricucito? Un cittadino può dire che votando MDP avrà la sicurezza di essere rappresentato su temi come la farmaco vigilanza?
"Assolutamente sì. Tra l'altro abbiamo presentato, a firma della senatrice Nerina Dirindin che è capofila del nostro programma Welfare e Sanità, una proposta di legge che abroga tutte le obbligatorietà sui vaccini e propone invece un sistema di coinvolgimento con le famiglie sulle strategie vaccinali. Da questo punto di vista c'è una sensibilità aumentata nel nostro gruppo, stiamo discutendo ma questa proposta di legge racchiude la nostra linea politica sul tema vaccinazioni. Rossi non si è più espresso e mi auguro capisca l'errore che ha fatto promuovendo l'obbligatorietà nella sua Regione (Toscana, ndr)".

Dopo la firma di Mattarella, il decreto passerà in Parlamento per la conversione in legge. In conferenza stampa lei aveva auspicato una "condivisione anche dal M5S" sul tema della non obbligatorietà alle vaccinazioni. Nel Lazio, il consigliere pentastellato Davide Barillari ha già espresso tutta la sua contrarietà al decreto Lorenzin ed annuncia battaglia. Ieri, il gruppo M5S alla Camera ha chiarito che il decreto è "irricevibile". Spera di trovare una sponda nel MoVimento 5 Stelle durante la discussione in Parlamento? Secondo lei, ci sono i numeri per evitare la conversione in legge?
"Il MoVimento 5 Stelle ha già fatto capire che non voterà il decreto. Riguardo la conversione, tutto dipende da PD e Forza Italia. PD e centristi voteranno a favore del decreto. Dipende quindi da Forza Italia, se vorranno fare l'ennesimo inciucio sarà difficile evitare la conversione. E' comunque molto singolare che Forza Italia voti una roba del genere, visto che è illiberale e quindi non si capirebbe perché dovrebbero votare una misura coercitiva. Però oramai il mondo va alla rovescia".

Ed infatti, il senatore azzurro Andrea Mandelli ha già annunciato il sostegno al decreto Lorenzin perché "l'obbligatorietà dei vaccini per l'iscrizione a scuola è un tassello importante per la tutela della salute dei più piccoli".

Già dall'annuncio del decreto Lorenzin, è iniziata una mobilitazione da parte di quei genitori (ma non solo) che lottano per la libertà di scelta terapeutica, erroneamente e forse in alcuni casi strumentalmente tacciati di essere antivaccinisti (per tentare di far passare tutto come bianco o nero e far nascere fazioni contrapposte senza alcuna sfumatura). Già il prossimo 11 giugno il Coordinamento per la libertà di scelta vaccinale ha promosso una nuova manifestazione nazionale a Roma, davanti alla Bocca della Verità. Si aspettava questo attivismo? Pensa che dal prossimo anno scolastico molti genitori opteranno per l'educazione parentale? Sa di iniziative al riguardo?
"Si, mi aspettavo questo attivismo perché il decreto colpisce tante famiglie, decine di migliaia di famiglie, quindi la situazione è quella di una mobilitazione importante che aumenterà di volta in volta che i genitori verranno a conoscenza delle nuove direttive. Per quanto riguarda le strategie per superare l'obbligatorietà verranno diffuse in linee guida dal Coordinamento, ma sicuramente dopo il percorso parlamentare. Al momento la questione è ancora modificabile".

© riproduzione riservata | online: | update: 09/06/2017

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