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Dalla meningite C all'obbligo vaccini in Emilia Romagna: cosa non torna

In Emilia Romagna è legge l'obbligo di vaccinare i bambini dagli 0 ai 3 anni se devono frequentare l'asilo nido, ma il problema è che in Italia è disponibile solo l'esavalente. In Toscana invece è stato ricoverato per meningite di tipo C un bambino di 8 anni, vaccinato nel 2009. Infatti "11 dei 57" pazienti che hanno contratto la malattia in Toscana si erano vaccinati contro la meningite C.

Mentre in Emilia Romagna diventa legge il provvedimento che prevede l'obbligo delle vaccinazioni per i bambini dai 0 ai 3 anni che frequenteranno gli asilo nido, in Toscana un bambino di 8 anni è stato ricoverato all'ospedale Meyer di Firenze perché colpito da meningite di tipo C. Eppure, quel bambino, nel 2009, era stato vaccinato proprio contro questo ceppo del batterio (meningococco). Per il momento, le autorità sanitarie non spiegano come mai il vaccino non sia stato efficacie, con i media che si limitano ad assicurare che le condizioni del bimbo sono stazionarie e non gravi.

Non è la prima volta che i vaccini falliscono, in alcuni casi non garantendo neanche la cosiddetta immunità di gregge anche quando la copertura era al 99,5% come successe nel 2015 in una scuola della California: ci furono 4 casi di pertosse anche se praticamente tutti gli studenti erano stati sottoposti al vaccino DTPa. Inoltre, i contagiati erano proprio tra i bambini vaccinati.

Come riporta il docente di medicina dell'Università di Siena Aldo Ferrara Massari nel suo blog sul Fatto Quotidiano, "secondo la Food and Drug Administration nel 1988, l'80% dei casi di morbillo erano di persone precedentemente vaccinate al morbillo". Sull'inefficacia dell'immunità di gregge si è espresso anche il dottor Eugenio Serravalle, che in una intervista del 2012 rilasciata a Simone Ceriotti sempre del Fatto Quotidiano ricordava: "Assistiamo a epidemie, ad esempio di morbillo, che si sviluppano in aree in cui il 98% della popolazione è vaccinata (recente caso a Ferrara). Questo succede proprio perché è l'efficacia stessa dei vaccini a non essere provata. La copertura non è così certa".

In Toscana, dove tra il 2015 ed il 2016 ci sono stati 57 ricoveri per meningite e 12 decessi, il 90% dei bambini tra gli 0 ed i 10 anni sono stati vaccinati mentre la copertura è al 60% tra gli 11 e i 20 anni. In totale, in questi due anni si sono sottoposti a vaccinazione contro la meningite 300mila bambini e oltre 600mila persone dagli 11 anni in su ma "questi numeri non bastano ad evitare che la malattia circoli. E così quest'anno i casi registrati sono stati pochi meno di quelli dell'anno scorso, quando il numero dei partecipanti alla campagna era assai più basso" si legge su Repubblica.it, dove si specifica anche che nonostante la diffusione del batterio "in Toscana non si vede un caso 'secondario', cioè di persona contagiata direttamente da un altro malato, da oltre 10 anni". Ciò viene spiegato grazie alla profilassi antibiotica.

Fatto sta che "11 dei 57" pazienti che hanno contratto la malattia in Toscana si erano vaccinati contro la meningite C e in due casi la vaccinazione è stata fatta pochissimi giorni prima del manifestarsi dell'infezione.

Ed ecco perché c'è chi rimane dubbioso nel sentire che "i vaccini sono una delle più importanti scoperte scientifiche nella storia della medicina e rappresentano lo strumento più efficace e sicuro, a livello individuale e collettivo, per proteggere le persone, in particolare i bambini" come dichiara l'assessore alle Politiche per la salute, Sergio Venturi, dopo l'approvazione della legge in Emilia Romagna che obbligherà i genitori a somministrare un trattamento sanitario a bimbi di pochi mesi (e che magari sarebbe solo stato posticipato) se avranno la necessità di portare i figli all'asilo nido, sia pubblico che privato.

La legge emiliana prevede infatti che il bambino abbia "assolto gli obblighi vaccinali prescritti dalla normativa vigente", vale a dire l'antipolio, l'antidifterica, l'antitetanica e l'antiepatite B. Il problema, non da poco, è che in Italia i vaccini obbligari sono 4 ma è disponibile solo la soluzione esavalente, che comprende anche le dosi contro l'influenza di tipo B e la pertosse (con 114 milioni di euro di maggiore spesa annua a carico del Servizio Sanitario Nazionale, come ricorda il Codacons). Di fatto, quindi, se l'Aifa non metterà a disposizione dei genitori emiliani i soli 4 vaccini obbligatori, è facile prevedere contro la Regione una pioggia di ricorsi perché non si potrà imporre di far somministrare ai figli due vaccini non obbligatori.

© riproduzione riservata | online: | update: 23/11/2016

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