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Antitrust: vaccini in mano ad un oligopolio, serve più trasparenza e indipendenza

Anche l'Antitrust verrà bollata come "un'antivaccinista egoista", come ha classificato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin quei genitori che consapevolmente scelgono di non vaccinare i propri figli? L'Agcm avverte che il settore dei vaccini è in mano ad un "oligopolio fortemente concentrato su base mondiale" e chiede che "le autorità mediche competenti adottino posizioni chiare, trasparenti e indipendenti".

Anche l'Antitrust verrà bollata come "un'antivaccinista egoista", come ha classificato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin quei genitori che consapevolmente scelgono di non vaccinare i propri figli?

Alla base di questa scelta spesso c'è una mancanza di informazione istituzionale chiara e trasparente sui vaccini, soprattutto riguardo le possibili controindicazioni. E il sentir ripetere vari "esperti" che i vaccini sono assolutamente sicuri non fa probabilmente che generare ulteriori dubbi visto che tutti i farmaci hanno degli effetti collaterali. Il problema è che nei vaccini questi effetti collaterali rischiano di rimanere opachi per possibili conflitti di interesse tra ricerca e chi finanzia questi studi.

E' la nostra Autorità garante della concorrenza e del mercato a ricordare, d'altronde, che esiste un "oligopolio fortemente concentrato su base mondiale, con quattro imprese multinazionali - GlaxoSmithKline, Sanofi Pasteur, Merck Sharp & Dohme e Pfizer - che detengono oltre l'80% in valore delle vendite complessive dei vaccini in un settore con un fatturato complessivo che supera attualmente i 20 miliardi di euro ed è da anni in forte crescita".

Sulla base di ciò, l'Antitrust lamenta quindi "forti carenze informative su costi e prezzi dei prodotti". E se esiste una poca chiarezza riguardo i prezzi chi può assicurare la trasparenza su tutta la filiera vaccinale?

L'Agcm, presieduta da Giovanni Pitruzzella, ha rilevato infatti "varie criticità sul piano della concorrenza, alcune riconducibili alla più generale struttura dell'industria vaccinale e ancor più del settore farmaceutico nel suo complesso, altre proprie della situazione italiana".

In Italia la spesa annua per i vaccini, a carico del Sistema Sanitario Nazionale, tocca i 300 milioni ed è destinata a raddoppiare con l'approvazione del nuovo piano di prevenzione vaccinale. Eppure, ad oggi, come emerge dallo studio "I mercati dei vaccini a uso umano" dell'Antitrust, sarebbe necessaria "una maggiore trasparenza informativa, a partire dalla più agevole disponibilità dei dati di aggiudicazione delle gare di appalto, in funzione della loro elaborazione per valutazioni di benchmark, oltre a buone pratiche amministrative".

A limitare la concorrenza, poi, il fatto che si è in alcuni casi "in assenza di decisioni ufficiali sull'eventuale equivalenza medica (da cui dipende la sostituibilità commerciale) di vaccini con coperture sierotipiche diverse" il che produce "il perdurante monopolio di un prodotto, che, pur a fronte di volumi di vendita crescenti e garantiti nei confronti del SSN, ha aumentato negli anni i propri prezzi" osserva l'Agcm. In particolare, lo studio esamina il caso dei vaccini anti-pneumococcici, prima voce della spesa vaccinale pubblica (84 milioni di euro), poiché si è registrata "una situazione di assoluta prevalenza di un prodotto, il Prevenar13 di Pfizer, preferito dalle stazioni appaltanti in quanto offre una copertura vaccinale per più ceppi sierotipici rispetto al prodotto concorrente, il Synflorix di GlaxoSmithKline".

L'Antitrust segnala pertanto "la necessità che le autorità mediche competenti adottino posizioni chiare, trasparenti e indipendenti: sia in ordine all'inclusione di una determinata vaccinazione nei piani nazionali di prevenzione e ai conseguenti Livelli Essenziali di Assistenza; sia in merito ai profili di equivalenza medica tra prodotti vaccinali".

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