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Avellino: arrestato imprenditore e 2 commercianti per usura ed estorsione

"I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Avellino hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare a carico di tre persone, un imprenditore 45enne e due commercianti, un 44enne ed un 25enne, dell'hinterland avellinese, responsabili a vario titolo di usura, estorsione, sequestro di persona e lesioni personali", divulgano in un comunicato dalla Benemerita.

Nella giornata del 17 febbraio "i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Avellino, coadiuvati dai militari della Stazione di Atripalda e del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Avellino, hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip presso il Tribunale di Avellino su richiesta della locale Procura della Repubblica, a carico di tre persone, un imprenditore 45enne e due commercianti, un 44enne ed un 25enne, dell'hinterland avellinese, responsabili a vario titolo di usura, estorsione, sequestro di persona e lesioni personali" viene illustrato in un comunicato dall'Arma.
"L'attività d'indagine è stata avviata nel mese di novembre 2015 - spiega in aggiunta la Benemerita -, a seguito della denuncia di un operatore commerciale che, in ragione delle sue esigenze economiche, via via sempre più pressanti, si era visto costretto a ricorrere a prestiti usurai concessigli da uno degli indagati, anch'egli imprenditore della zona. A fronte del prestito iniziale, la vittima è stata costretta a corrispondere tassi d'interesse spropositati, sempre più elevati (tassi dal 120% al 584% calcolati su base annua) e, nei casi di ritardi o inadempienze riceversi minacce sempre più incisive e decise, al punto da essere indotto a contrarre ulteriori debiti, alcuni dei quali con gli altri due indagati, anch'essi operatori commerciali, in un vortice senza fine. Proprio questi ultimi, padre e figlio, al fine di rientrare di una parte del denaro concesso in prestito, non hanno esitato a ricorrere ad un violento, quanto feroce pestaggio in danno della vittima, giungendo, addirittura, a sequestrarla, privandola della libertà personale, costringendola con la forza a salire a bordo di una macchina, e conducendola in un luogo isolato, dove veniva abbandonata per la strada, ferita. L'esasperazione e l'impossibilità di poter ripianare le esposizioni debitorie, in uno con le continue minacce, estese anche ai suoi familiari, hanno alla fine convinto la vittima che l'unica via d'uscita fosse quella di denunciare i suoi aguzzini. Molteplici i riscontri alle dichiarazioni della vittima, ottenuti attraverso l'esito di intercettazioni telefoniche, l'acquisizione di filmati di video-sorveglianza e il sequestro di documentazione contabile presso l'abitazione di uno degli indagati. Gli elementi di prova così raccolti a carico degli indagati hanno condotto il gip presso il Tribunale di Avellino ad emettere il provvedimento cautelare a carico dei tre soggetti: due degli indagati, pregiudicati, sono stati destinatari di ordinanza di custodia in carcere, il terzo è stato sottoposto al regime degli arresti domiciliari. Quella oggetto del presente procedimento è una delle molteplici vicende di usura (a tassi esasperanti) che caratterizzano il territorio e che vedono spesso protagonisti gli operatori commerciali, sia come vittime che come carnefici."
"Un fenomeno che - divulgano in conclusione nella nota i militi -, proprio in ragione di ciò, ripercuote i propri effetti sulle stesse imprese commerciali di cui i protagonisti (attivi e passivi) sono titolari, e che ha come conseguenza la connessa, sistematica violazione della disciplina tributaria, con condotte di evasione e elusione fiscale sempre più marcate, in una catena criminale che non può che incidere (in negativo e in senso depressivo) sullo sviluppo della locale economia, sempre più 'drogata' per effetto di simili fenomeni. L'ennesima indagine che dimostra che solo la rottura del vincolo del silenzio giova alla vittima, la quale spesso, troppe volte, in un rapporto come quello usurario, per anni, porta avanti una sorta di 'gratitudine' verso colui che è divenuto il suo carnefice."

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