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Uranio impoverito: prime ammissioni da Ministero Difesa dopo Tar Toscana

Il Tar Toscana ha accolto il ricorso di un sottufficiale dei Carabinieri sentenziando che "il nesso tra esposizione all'uranio impoverito e patologie militari è dimostrato in numerosi studi, ma il Comitato di verifica per le cause di servizio (Mef) nega questo legame in tutti i casi emersi". Dopo tale sentenza anche il Ministero della Difesa fa le prime ammissioni, come riporta il M5S.

"In questi giorni una storica sentenza del Tar Toscana getta ombre pesanti sull'operato del Comitato di verifica per le cause di servizio (Mef, ndr). Croce di ogni militare ammalatosi sotto le armi e che puntualmente vede rigettata la domanda di riconoscimento della patologia riconducibile alle attività assegnate" viene diffuso in una nota del MoVimento 5 Stelle.
"Secondo il Tar, infatti, il diniego del Ministero della Difesa di riconoscimento del nesso causa-effetto tra le patologie dei militari e l'inquinamento bellico è un danno, anche all'erario" prosegue il M5S.
Il Tar Toscana ha infatti accolto il ricorso di un sottufficiale dei Carabinieri, difeso dall'avvocato Angelo Fiore Tartaglia dell'Osservatorio Militare, sentenziando: "Il nesso tra esposizione all'uranio impoverito e patologie militari è dimostrato in numerosi studi, ma il Comitato di verifica per le cause di servizio nega questo legame in tutti i casi emersi. Ciò denota grave negligenza e un consistente esborso per l'erario per oneri processuali e maggiori somme per interessi"
"Per questo i giudici amministrativi hanno rinviato i documenti alla Corte dei Conti e allo stesso Ministero" spiegano i grillini.
I pentastellati denunciano dunque: "Si apre dunque una falla, ufficialmente, nel sistema di riconoscimento dei risarcimenti. E questo è avvenuto il giorno in cui in Commissione d'inchiesta sull'uranio impoverito è stato ascoltato per la seconda volta il segretario generale del Ministero della Difesa, il generale Carlo Magrassi."
Nel corso dell'audizione Magrassi ha inoltre riferito che delle 145 navi militari con amianto ne rimangono ancora 22 da bonificare. Anche se Magrassi ha assicurato che le bonifiche "sono effettuate da personale specializzato e ditte in appalto esterne" i deputati della Commissione d'inchiesta, che indagano anche sull'esposizione dei soldati all'amianto, si domandano "se i militari sono informati dei rischi".
I due portavoce M5S in Commissione Giulia Grillo e Gianluca Rizzo sottolineano però che sulla vicenda uranio impoverito è stato almeno "confortante ascoltare una sorta di ammissione di responsabilità da parte del Ministero della Difesa, che ammette come l'alto numero di contenziosi sia il segnale che qualcosa non sia stato gestito in maniera corretta".

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