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Uranio impoverito: fu usato anche in Italia. Nel 2000 Mattarella lo negò

Un ex maresciallo della Guardia di Finanza ora in congedo, Giuseppe Carofiglio, rivela che nel 1994 le forze armate italiane avevano in dotazione proiettili all'uranio impoverito, usati anche sul territorio nazionale. Ma nel 2000 Sergio Mattarella lo negò. Il M5S presenta una interrogazione.

Il MoVimento 5 Stelle, in una interrogazione a prima firma Luigi Di Maio, ha depositato una interrogazione a risposta scritta al ministro della Difesa e al ministro dell'Economia per sapere se è vero, come riportato in un recente articolo de La Stampa, che "in Italia nel 1994 erano presenti proiettili all'uranio impoverito in uso alle forze armate italiane, non solo negli scenari bellici, ma anche sul territorio nazionale".
A rivelare un fatto che finora le Istituzioni avevano sempre negato è stato "un ex maresciallo della Guardia di Finanza ora in congedo, Giuseppe Carofiglio, il quale asserisce di aver rinvenuto questo tipo di munizionamento in un deposito della Marina militare di Montagna Spaccata (Napoli), senza che risultasse in carico nei registri della base, e dopo che per un periodo era stato custodito nell'armeria della caserma Zanzur di Napoli" come si legge nell'interrogazione.

"Dai documenti prodotti da Carofiglio (una relazione prodotta dall'ANPA, agenzia nazionale protezione ambiente dell'epoca) e riportati nell'intervista rilasciata alla stampa, si deduce che sulle casse che contenevano le munizioni vi era scritto 'isotopo U 238' (l'uranio impoverito per l'appunto) e che i proiettili ritrovati erano stati prodotti dall'azienda italiana Breda Meccanica Bresciana di Peschiera del Garda (Brescia) poi acquistata da Finmeccanica oggi Leonardo, il cui maggior azionista è il Ministero dell'Economia e delle Finanze italiano", viene spiegato.

Non solo. Avvicinandosi a quelle casse con un contatore geiger "i led si accendevano tutti", racconta sempre Carofiglio a La Stampa, aggiungendo: "Allarmato, avvisai i colleghi del comando generale che ci inviarono le schede dove confermavano: erano munizioni all'uranio impoverito".

Se ciò fosse vero, non si riuscirebbe a capire come mai le "Commissioni parlamentari d'inchiesta istituite nel 2006 e nel 2010 non riuscirono mai ad accertare che in territorio italiano sia stato effettivamente utilizzato munizionamento contenente uranio impoverito" nonostante "l'uranio depleto non è un metallo acquistabile su libero mercato e senza autorizzazioni e vigilanza governativa, secondo quanto previsto dalla normativa vigente, ovvero la legge n. 185 del 1990".

Inoltre, "Carofiglio avrebbe dichiarato non solo che quei proiettili erano in dotazione a due pattugliatori del gruppo navale di Napoli per essere utilizzati nel mar Tirreno, ma anche che, per eliminare queste munizioni contaminate, fu svolta una esercitazione straordinaria che egli sospetta essersi svolta tra Ponza e Ventotene dove generalmente si recavano a sparare le unità navali", viene rivelato.
"Si tratta di dichiarazioni sulle quali bisognerebbe fare piena luce e che gettano un'ombra inquietante, dal momento che tutti i Ministri della Difesa hanno sempre in tutte le sedi escluso l'impiego e lo stoccaggio in Italia di proiettili all'uranio impoverito da parte delle forze armate italiane" denuncia Luigi Di Maio.

Nell'interrogazione, a firma anche dei pentastellati Gianluca Rizzo e Giulia Grillo, si chiede quindi al governo in primis "se le notizie riportate dalla stampa e citate in premessa trovino conferma" e poi "se si intenda promuovere, per quanto di competenza, l'avvio di un'indagine ministeriale atta a tutelare le istituzioni e se non si reputi opportuno assumere iniziative per interdire l'accesso al deposito della Marina militare di Montagna Spaccata e a tutti gli altri depositi ove risulti siano state conservate munizioni contaminate dall'uranio impoverito, sino alla chiara definizione delle circostanze riportate dall'ex maresciallo Giuseppe Carofiglio".
Inoltre, viene chiesto "se si sia provveduto a tracciare l'eventuale acquisto e trasformazione dell'uranio impoverito da parte della Breda, oggi Leonardo spa, e se esso sia avvenuto rispettando le disposizioni previste dalla legge n. 185 del 1990. (4-16890)".

Qualche risposta però la dovrebbe dare anche l'ex ministro della Difesa ed attuale Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che in una interrogazione del 21 dicembre 2000 sulle conseguenze dell'impiego in Kosovo di munizioni all'uranio impoverito ha dichiarato davanti al Parlamento: "Preliminarmente vorrei ribadire che l'Italia non ha mai fatto uso né dispone di proiettili all'uranio impoverito; non ve ne sono mai stati, neppure di altri Paesi, nel poligono di Capo Teulada di cui si è parlato in questi giorni sui giornali. In quel poligono nessuna forza armata italiana o straniera ha mai utilizzato munizionamento ad uranio impoverito, così come è stato dichiarato ieri dal comandante militare della Sardegna, che ha anche fatto presente - rendendola ostensibile alla magistratura - che nella documentazione del poligono sono registrati, esercitazione per esercitazione, il tipo e la quantità di munizioni adoperate. Del resto, le caratteristiche del poligono sono estranee all'uso di quei proiettili".

Carofiglio però chiarisce che "di quei proiettili" all'uranio impoverito stoccati nel deposito della Marina militare di Montagna Spaccata e forse poi sparati in mare "non c'era carico contabile" tanto che, sottolinea, i militari potevano persino "portarseli a casa". Ovviamente a loro rischio e pericolo perché uno dei controllori dell'ANPA "disse che se avessimo avuto una cartuccia come soprammobile sulla scrivania ci saremmo beccati il cancro dopo un anno". Ecco perché dopo anni continuano a suscitare indignazione alcune dichiarazioni di Umberto Veronesi. Dopo aver affermato che si sarebbe portato le scorie radioattive in camera da letto per promuovere il referendum sul ritorno del nucleare in Italia, l'allora direttore scientifico dell'Istituto Europeo di Oncologia e presidente dell'Agenzia per la sicurezza nucleare nel 2011 arrivò persino a sostenere: "L'uranio impoverito non fa niente. Uno se lo può anche mettere in tasca. Non è pericoloso". Forse sulla base di quella stessa documentazione che fece dire a Mattarella che "l'Italia non ha mai fatto uso né dispone di proiettili all'uranio impoverito".

© riproduzione riservata | online: | update: 16/06/2017

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