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Uranio impoverito e tumori: c'è "inequivoca certezza". Forze Armate sapevano, e Mattarella?

La Corte d'Appello di Roma condanna il Ministero della Difesa a risarcire con 1 milione 300mila euro i familiari di un militare italiano ammalatosi e deceduto dopo aver partecipato ad una missione in Kosovo tra il 2002 e il 2003 stabilento che esiste con "inequivoca certezza" il nesso di causalità tra esposizione all'uranio impoverito e tumori. Inoltre, la sentenza passata in giudicato sostiene che c'è altrettanta "inequivoca certezza" che le Forze Armate sapevano dei rischi. E l'allora ministro della Difesa Sergio Mattarella sapeva?

La Corte d'Appello di Roma condanna il Ministero della Difesa a risarcire con 1 milione 300mila euro i familiari di un militare italiano ammalatosi e deceduto dopo aver partecipato ad una missione in Kosovo tra il 2002 e il 2003 stabilendo che esiste "in termini di inequivoca certezza, il nesso di causalità tra l'esposizione alle polveri di uranio impoverito e la patologia tumorale". Inoltre, la Corte d'Appello di Roma trova anche "inequivoca certezza" sul fatto che i vertici delle Forze Armate erano consapevoli dei rischi connessi all'esposizione all'uranio impoverito ma che, nonostante questo, hanno "omesso di informare i soldati". In un comunicato stampa, l'Osservatorio Militare commenta la sentenza passata in giudicato: "Un macigno giuridico si abbatte sul Ministero della Difesa. Un macigno che rischia di schiacciare definitivamente ogni tentativo di confondere, nascondere la determinazione di chi ha voluto far luce e dare giustizia ai 317 militari morti e gli oltre 3600 malati causati da una esposizione senza mezzi di protezione in zone bombardate da uranio impoverito". La sentenza della Corte d'Appello di Roma ammette, infatti, che c'era "un rischio quindi di cui vi era consapevolezza tra i vertici militari sin dal primo momento in cui il Governo decise d'inviare i nostri militari in zone dove era stato utilizzato armamento all'uranio impoverito".

La sentenza della Corte d'Appello di Roma di fatto smentisce le parole pronunciate il 10 gennaio 2001 da colui che diventerà poi Presidente della Repubblica. Intervenendo in Senato, infatti, l'allora ministro della Difesa Sergio Mattarella dichiarò: "Per quanto riguarda il Kosovo la NATO, nel maggio 1999, ha fatto sapere di aver utilizzato in quella regione munizionamento all'uranio impoverito". Il ministro della Difesa Mattarella dichiarò dunque: "L'ingresso delle nostre truppe in Kosovo è avvenuto successivamente alla notizia pubblica dell'uso di munizioni all'uranio impoverito, nel giugno 1999, con lo schieramento dei nostri soldati nella parte occidentale della regione al fine di realizzare continuità con i nostri reparti che già operavano in Albania, dall'altra parte del confine, e per garantire quindi la sicurezza dei confini tra la stessa Albania e il Kosovo. - assicurando davanti al Senato - Di conseguenza, ripeto, fin dall'ingresso dei nostri militari in Kosovo
si sono potute adottare misure di protezione adeguate. In una prima fase le indicazioni di comportamento sono state fornite ai comandi che le hanno impartite oralmente al personale (...) Successivamente il Capo di Stato maggiore della Brigata multinazionale ovest, un ufficiale italiano, il colonnello Bizzarri, ha raccolto e ampliato l'insieme delle indicazioni già fornite compilando un testo in lingua inglese (era il novembre 1999, ndr) per il personale dei vari contingenti della Brigata multinazionale".

Rassicurazioni che Sergio Mattarella aveva già dato un anno prima quando il 21 dicembre 2000 davanti alla Commissione Difesa della Camera disse: "Fin dall'ingresso dei nostri militari in quel territorio (del Kosovo, ndr) si sono adottate misure di protezione: monitoraggio ambientale, ampia attività informativa, bonifica del territorio con reparti militari NBC specializzati nella protezione e decontaminazione di persone e di materiali. Ogni unità militare dispone di nucleo specializzati NBC per tali operazioni. Questi nuclei, che operano in modo preventivo nelle aree in cui si dispiegano i nostri reparti, sin dai primi di luglio 1999 sono stati rinforzati da un'ulteriore compagnia specializzata. - precisando che - i livelli di inquinamento nelle aree dove operano i nostri soldati sono al di sotto dei limiti di sicurezza previsti dalla normativa italiana (decreto legislativo n. 230 del 1995) per il nostro territorio". Sergio Mattarella ribadì questi ultimi dati anche di fronte al Senato un anno dopo confermando che "le misurazioni della radioattività effettuate con strumenti molto sofisticati nelle aree del Kosovo dove operano i nostri soldati hanno manifestato livelli di inquinamento al di sotto dei limiti di sicurezza previsti per il nostro territorio nazionale".

Eppure il militare italiano deceduto per l' "inequivoca certezza" di essere stato esposto all'uranio impoverito andò in Kosovo tra il 2002 ed il 2003, quindi dopo gli interventi di Mattarella di fronte al Parlamento. Ad oggi inoltre sono "317 i militari morti" e "oltre 3600 i malati" a causa di "una esposizione senza mezzi di protezione in zone bombardate da uranio impoverito" come ricorda l'Osservatorio Militare mentre "sono oltre 30 le sentenze ed un discreto numero sono ormai definitive" sui casi di militari esposti al DU (Depleted uranium). "Con questa sentenza si mette una parola fine anche alle numerose commissioni d'inchiesta" sostiene in una nota Domenico Leggiero, Responsabile del Comparto Difesa dell'Osservatorio Militare, aggiungendo: "Una sentenza del genere potrebbe aprire il caso uranio ad aspetti penali di gravissima entità, d'altronde la sentenza è chiara: inequivocabile certezza anche sul fatto che i vertici già sapevano, ancor prima dell'invio del personale che un'esposizione in zone contaminate da proiettili all'uranio impoverito comportava il probabile rischio di ammalarsi e magari morire di cancro".

L'Osservatorio Militare infine denuncia come il Ministero della Difesa "continua a fare ostruzionismo non solo nella ricerca della verità ma anche nell'ottemperare alle sentenze che, seppur dirompenti nelle motivazioni e dure nelle condanne, vengono volutamente ignorate in segno di sfida alle vittime, agli italiani alla politica che, ancora una volta, si dimostra forte con i deboli e debole con il potere forte dei militari. - precisando - Per far rispettare le sentenze si deve spesso ricorrere a ricorsi per l'ottemperanza con tutte le conseguenti spese per la collettività. Certo, anche questi affronti, sono il segno evidente di un sistema che ha urgente bisogno di essere rivisto".

Il Fatto Quotidiano riporta che l'Osservatorio Militare ha inviato una lettera al Capo dello Stato per avere un incontro e discutere della vicenda dell'uranio impoverito. A quanto pare, però, Sergio Mattarella non sembra essere intenzionato "per i prossimi mesi" ad incontrare Domenico Leggiero poiché "l'agenda presidenziale è fitta di impegni istituzionali".

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