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Uranio impoverito: Melis "esposto a contaminazione". Stato condannato

Il Tribunale di civile di Cagliari condanna il Ministero della Difesa a risarcire i familiari di Valery Melis, il militare che ha perso la vita per una possibile contaminazione da uranio impoverito, dopo essere rientrato dal Kosovo.

Valery Melis aveva scelto di servire lo Stato, e ora lo Stato dovrà risarcire 584mila euro ai suoi familiari, perché il soldato di Quartu Sant'Elena (Cagliari) è morto nel 2004 a soli 27 anni, dopo una lunga malattia contratta al rientro della sua missione in Kosovo. Il Tribunale civile di Cagliari, infatti, condanna l'Esercito perché "deve ritenersi che il linfoma di Hodgkin sia stato contratto dal giovane Valery Melis proprio a causa dell'esposizione ad agenti chimici e fisici potenzialmente nocivi durante il servizio militare nei Balcani, atteso che proprio i detriti reperiti nel suo organismo hanno ben più che attendibilmente causato alterazioni gravi alle cellule del sistema immunitario come rilevato con frequenza di gran lunga superiore della media per i militari rientrati dai Balcani", come scrive nella sentenza il giudice Vincenzo Amato. Valery Melis ha infatti perso la vita per una possibile contaminazione da uranio impoverito, cioè "una scoria nucleare. Un sottoprodotto di scarto delle centrali nucleari che viene utilizzato per rafforzare gli armamenti. Molto più economico del tungsteno, facilita contemporaneamente due cose: rende più efficienti le armi e aiuta a disperdere delle scorie che altrimenti non si saprebbe dove andare a nascondere. Insomma, si sono inventati un modo per risparmiare e contemporaneamente per perfezionare il grande mostro bellico", come scrive nella presentazione del suo libro "Uranio impoverito. La verità" Falco Accame (Edito da Malatempora, 2006 e scaricabile sul blog vittimeuranio.com). Ma perché si parla ancora di "possibile" contaminazione da uranio impoverito? La risposta la fornisce sempre Accame, presidente della ANAVAFAF (Associazione Nazionale Assistenza Vittime Arruolate nelle Forze Armate e Famiglie dei Caduti) spiegando che la pericolosità dell'uranio impoverito "non è ancora accertabile" anche se "si sono ammalate e sono morte molte persone. Militari, ma anche gente comune" e quindi "è lecito pensare che, essendo una scoria nucleare, qualche problema debba pur portarlo". Per questo la sentenza del Tribunale civile di Cagliari, la quarta in materia, è estremamente importante perché "sulla vicenda si sta affermando una incoraggiante giurisprudenza, anche se solo nel campo civile", come sottolinea Francesco Palese che cura il blog vittimeuranio.com. L'inchiesta penale è stata infatti archiviata. Interessante inoltre leggere nella sentenza che nonostante l'Esercito "fosse stato preavvertito da altro comando alleato non aveva fornito alcuna informazione del pericolo e dall'altro non aveva adottato alcuna misura protettiva per la salute, così esponendo Valery Melis alla contaminazione". Analogalmente, il Tribunale di Firenze il 17 Dicembre 2008 aveva condannato il Ministero della Difesa a risarcire con 545mila euro il paracadutista Giambattista Marica, affetto da un linfoma e vittima di possibile contaminazione da uranio impoverito e ammalatosi dopo essere rientrato dalla missione IBIS in Somalia. Il Tribunale di Firenze scriveva infatti (come ha messo in evidenza il blog vittimeuranio.com) che "vi sia stato un atteggiamento non commendevole e non ispirato ai principi di cautela e responsabilità da parte del Ministero della Difesa, consistito nell'aver ignorato le informazioni in suo possesso, già da lungo tempo, circa la presenza di uranio impoverito nelle aree interessate dalla missione ed i pericoli per la salute dei soldati collegati all'utilizzo di tale metallo, nel non aver impiegato tutte le misure necessarie per tutelare la salute dei propri militari e nell'aver ignorato le cautele adottate da altri Paesi impegnati nella stessa missione, nonostante l'adozione di tali misure di prevenzione fosse stata più volte segnalata dai militari italiani - e ancora - Il Ministero della Difesa sapeva dunque, doveva ed era tenuto a sapere avendone l'obbligo giuridico, dell'uso di ordigni all'uranio impoverito, della sua pericolosità e dei rischi ad esso collegati, e doveva conseguentemente ispirare la propria azione ai principi di cautela e protezione, nella salvaguardia del personale inviato col contingente italiano, da pericoli incombenti e diffusi, ulteriori e diversi dall'ineliminabile rischio insito nel 'mestiere di soldato', in quel precipuo teatro di guerra, come si è detto connotato da forte presenza di sostanze nocive ed idonee ad innescare, su un numero indeterminato di persone, per le notizie al tempo già disponibili, processi eziopatogenetici". Ad un anno di distanza (2009) anche il Tribunale civile di Roma condanna il Ministero della Difesa a risarcire, questa volta con 1,4 milioni di euro, i familiari di un militare della Provincia di Lecce, scomparso nel 2003 dopo aver partecipato a diverse missioni in Kosovo, "per non aver tutelato abbastanza i suoi dipendenti. Si configura un nesso eziologico fra la missione in Kosovo e il linfoma di Hodgkin diagnosticato al militare, da mettere in relazione all'uranio impoverito contenuto nelle munizioni utilizzate sul teatro delle operazioni". In molti quindi sperano che questa ennesima sentenza riguardante la vicenda del militare Valery Melis apra non solo ad un ulteriore approfondimento sulla pericolosità dell'uranio impoverito legato alla cosiddetta "esposizione interna", ma anche un dibattito sul perché il Ministero della Difesa italiano non abbia fornito "tutte le misure necessarie per tutelare la salute dei propri militari e nell'aver ignorato le cautele adottate da altri Paesi". Senza contare che in Somalia, in Kosovo, e forse anche in altri teatri di guerra, permane secondo molti esperti il rischio di una possibile esposizione all'uranio impoverito per le popolazioni civili, che in quei territori continuano a vivere.

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