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Uranio impoverito: Difesa ancora condannata. E Mattarella che dice?

Ancora una volta il Ministero della Difesa è "responsabile di condotta omissiva per non aver protetto adeguatamente" i propri militari dall'uranio impoverito. Dopo la sentenza di maggio 2015, ancora una volta la Corte d'Appello di Roma non ha dubbi: ad uccidere un soldato morto di leucemia non è stato né il caso né il fato ma l'esposizione continuata a munizioni all'uranio impoverito di cui erano fatti i proiettili delle armi usate nel conflitto dei Balcani. Sergio Mattarella aprirà ora le porte del Quirinale all'Osservatorio MIlitare e rivolgerà una parola di spiegazione ai familiari delle vittime dell'uranio impoverito?

Ancora una volta il Ministero della Difesa è "responsabile di condotta omissiva per non aver protetto adeguatamente" i propri militari dall'uranio impoverito.

Oggi una nuova sentenza conferma che il Ministero della Difesa sapeva dei pericoli che correvano i militari ma che non fece niente per tutelare la loro salute, e vita. La Corte d'Appello di Roma conferma la sentenza di primo grado, condannato il Ministero della Difesa a risarcire con oltre un milione e mezzo di euro la famiglia del caporalmaggiore della Brigata "Sassari" Salvatore Vacca che compì diverse missioni in Bosnia fra il 1998 e il 1999. Vacca morì a causa di una leucemia fulminante poco dopo il ritorno dall'ultima missione, a 23 anni nel settembre del 1999. La Corte d'Appello non ha avuto dubbi: ad uccidere il soldato non è stato né il caso né il fato ma l'esposizione continuata a munizioni all'uranio impoverito di cui erano fatti i proiettili delle armi usate nel conflitto dei Balcani. Armi letali che il Ministero della Difesa sapeva che venivano usate visto che i giudici hanno sentenziato che i rischi che ha corso il caporalmaggiore "si devono reputare come totalmente non valutati e non ottemperati dal comando militare" che non ha fornito "alcuna adeguata informazione sulla pericolosità e sulle precauzioni da adottare".

"E' una sentenza storica, perché conferma la consapevolezza del Ministero della Difesa del pericolo a cui andavano incontro i militari in missione in quelle zone" commenta infatti l'Osservatore Militare, lo stesso che da maggio scorso chiede di essere ricevuto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Sergio Mattarella non era stato ancora nominato ministro della Difesa quando morì Salvatore Vacca (l'incarico gli venne affidato 3 mesi dopo) ma l'attuale Capo dello Stato finora non ha mai fornito risposte sul fatto che nel 2000 e ancora nel 2001 assicurò che "fin dall'ingresso dei nostri militari in Kosovo (giugno 1999, ndr)" si erano potute "adottare misure di protezione adeguate" perché i vertici delle Forze Armate erano state informate dalla NATO dei pericoli dell'uranio impoverito, precisando inoltre che i livelli di inquinamento nelle aree dove operarono i nostri soldati erano "al di sotto dei limiti di sicurezza previsti dalla normativa italiana".

Il problema però è che nel maggio 2015 la Corte d'Appello di Roma ha condannato il Ministero della Difesa a risarcire con 1 milione 300 mila euro i familiari di un militare italiano ammalatosi e deceduto dopo aver partecipato ad una missione in Kosovo tra il 2002 e il 2003 stabilendo non solo "in termini di inequivoca certezza, il nesso di causalità tra l'esposizione alle polveri di uranio impoverito e la patologia tumorale" ma anche che c'è "inequivoca certezza" sul fatto che nonostante i vertici delle Forze Armate fossero consapevoli dei rischi connessi all'esposizione all'uranio impoverito questi avevano "omesso di informare i soldati".

Ad oggi sono almeno 333 i soldati morti per l'uranio impoverito e oltre 3600 sono i malati, come ricorda l'Osservatorio Militare che spera che la sentenza odierna possa dare "una spinta maggiore alla missione di questa quarta Commissione parlamentare che voleva essere l'ultima, come promesso dal Presidente Scanu" e ricorda che la condanna è stata emessa proprio "alla vigilia dell'audizione in Commissione d'inchiesta del ministro della Difesa Roberta Pinotti (prevista per giovedì 26 maggio), - aggiungendo - che certamente prenderà atto delle evidenti ed impetuose motivazioni in essa contenute". Ma l'auspicio è anche che dopo questa "sentenza unica in Europa che potrebbe chiudere definitivamente il caso uranio impoverito" Sergio Mattarella possa aprire le porte del Quirinale all'Osservatorio MIlitare e rivolgere una parola di spiegazione ai familiari delle vittime dell'uranio impoverito.

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