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Libia: bombe all'uranio impoverito, la Fukushima della porta accanto

La nube radioattiva di Fukushima continua a spandersi per il mondo, ma altre nubi radioattive, provocate dalle guerre "all'uranio impoverito" si formano e se ne vanno in giro per l'aere. Così in Libia sembra che si spari uranio impoverito le cui nanoparticelle volano. Anche verso di noi.

La nube radioattiva di Fukushima si spande intorno al mondo e le informazioni dal Giappone sono opache e incomplete come sostengono non solo le grandi associazioni ambientaliste come Greenpeace ma anche la Corea del Sud e la Cina. Le radiazioni in forma di polveri, gas, aerosol finiscono in aria e vanno a minare la salute dei cittadini in tutto il mondo, sia pur con differenti gradi di "diluizioni" atmosferiche ed effetti "stocastici" molto discussi dagli esperti in quanto a "pericoli". Fatto sta che il buon senso e la logica fanno pensare che meno ce ne è di sostanze radioattive nell'aria, sul suolo e nell'acqua, meglio è. Le notizie che si leggono sulla stampa (poche, per dire la verità) sull'uso di uranio impoverito nella guerra di Libia sono però sconcertanti, non solo per la popolazione ma anche per l'ecosistema globale che dovrà, prima o poi, fare i conti con queste polveri che si formano nelle esplosioni. Non solo Chernobyl e Fukushima quindi, ma le guerre all'uranio impoverito (senza contare i test atomici efettuati negli anni passati "en plein air") sono delle piccole catastrofi nucleari di cui, come sempre, non sapremo mai la verità. A questo proposito si ricordi quando nel 2006 ci fu un rapporto inglese che fece scoppiare un piccolo scandalo tra gli esperti e un grande insabbiamento sull'argomento, ovvero il fatto che l'uranio impoverito della Seconda Guerra del Golfo del 2003 raggiunse l'Europa e arrivò in Inghilterra in soli 9 giorni (Did the use of Uranium weapons in Gulf War 2 result in contamination of Europe? Evidence from the measurements of the Atomic Weapons Establishment, Aldermaston, Berkshire, UK; come riportò il The Sunday Times Online, il 19 Febbraio del 2006). Proprio come una nube di Chernobyl o di Fukushima. C'è un post sul blog dell'Associazione Vittime Uranio che è senz'altro da leggere con attenzione proprio su questo argomento, si intitola emblematicamente "Libia: il mandato ONU è proteggere i Libici. Ma nel frattempo sono stati coperti da bombe all'uranio impoverito" (http://is.gd/9CEqz9). Falco Accame, pioniere dell'argomento e dell'impegno civile su questo tema, (nonché ammiraglio e presidente dell'associazione delle vittime Anavafaf) scrive: "I libici non dispongono di idonee misure di rilevazione delle radiazioni e ancor meno di misure di protezione idonee tra cui maschere con filtri adeguati per la popolazione. I missili Tomahawk portano ciascuno all'incirca 300 Km di uranio impoverito. Dunque oltre 60 tonnellate di uranio impoverito sono state gettate sulla Libia senza nemmeno alcun avvertimento per la popolazione. Ciò a parte i proiettili all'uranio lanciati dagli aerei A 10 e Harrier, di cui però non si conosce il numero delle missioni eseguite". Non si può più rimanere indifferenti, ne va del futuro dei nostri figli e della vita sul pianeta.

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