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Unioni civili, ProVita: ddl Cirinnà apre anche a mercato degli ovociti

La stepchild adoption prevista nel ddl Cirinnà sulle unioni civili non rischia di aprire solamente al mercato dell'utero in affitto. A questa pratica ne è strettamente legata anche un'altra che riguarda sempre la madre surrogata: le donne che vendono gli ovociti. La denuncia di ProVita onlus, che sottolinea come questo sia un problema non solo di morale ma anche di salute.

La stepchild adoption prevista nel ddl Cirinnà sulle unioni civili non rischia di aprire solamente al mercato dell'utero in affitto. A questa pratica ne è strettamente legata anche un'altra che riguarda sempre la madre surrogata: le donne che vendono gli ovociti alle coppie gay (e alle coppie sterili). Un problema non solo di morale ma anche di salute, visto che "anche nei Paesi cosiddetti civili" queste donne "vengono spesso ingannate e non informate degli effetti collaterali che comporta quella vendita che la neolingua si ostina a chiamare 'donazione' " come denuncia l'associazione ProVita onlus, questa mattina in conferenza stampa presso la sala Commissione Difesa in Senato alla presenza dei senatori di Forza Italia Lucio Malan e Francesco Aracri.

Nel corso della conferenza stampa è stata proiettata una selezione di Eggsploitation ("Sfruttamento degli ovociti"), premiato come migliore documentario al Film Festival della California. Una pellicola che affronta le problematiche legate al mercato degli ovociti, attraverso i tragici e rivelatori racconti personali delle donne che si sono trovate coinvolte, ingannate, e cambiate per sempre. "Crediamo che i senatori si debbano chiedere se vogliono, con le unioni civili e la stepchild adoption, dare impulso al mercato della maternità surrogata che presuppone necessariamente quello della compravendita degli ovociti" sottolinea il presidente di ProVita onlus Toni Brandi.

Il professor Pino Noia, ginecologo e primario presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma (il "Policlinico Gemelli" di Roma) ha illustrato i problemi di salute legati all'utero in affitto da un punto di vista strettamente scientifico, elencando come riportato nel sito di ProVita onlus:
- La fecondazione artificiale fa aumentare significativamente per le 'donatrici' il rischio di tumore al seno (confermato da studi e metanalisi olandesi e norvegesi).
- Dopo la iperstimolazione ovarica circa il 10% delle donne soffrono di complicazioni immediate, soprattutto della 'sindrome da iperstimolazione' e più del 10% sono divenute sterili.
- Durante una gravidanza ottenuta con ovodonazione aumenta il rischio di gestosi grave, gravidanze plurime e parti pretermine.
- Se l'ovulo fecondato apparteneva ad un'altra donna, questi rischi si moltiplicano. E si aggiunge il rischio di ipertensione gestazionale e anomalie placentari.
- Anche in donne giovani e in ottima salute, aumentano significativamente i rischi suddetti e anche il rischio di emorragie post partum, placenta ritenuta, parto cesareo.
- Per la 'donatrice' di ovuli le emorragie interne e il sovradimensionamento delle ovaie hanno portato anche alla morte.
- Per i bambini, concepiti artificialmente, aumenta considerevolmente il rischio di parto pretermine. In generale si riscontra una maggior difficoltà di sviluppo del feto e dopo la nascita si riscontrano più facilmente problemi di crescita, sia fisici che intellettivi e psichici.

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