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Marino oscura manifesti contro ddl Cirinnà. Dissenso tacciato di omofobia

A Roma sono stati affissi dei manifesti contro il ddl Cirinnà e dopo le proteste del Gay Center il Campidoglio ha solertemente rimosso i cartelloni. Non perché abusivi ma perché la libertà di opinione dissenso è stata tacciata di "omofobia". Ma la rimozione è un fatto amministrativo e non politico, ricorda Fratelli d'Italia che invita il prefetto di Roma ad intervenire oppure sanzionare il Campidoglio.

"E' clamorosa la scelta con la quale Ignazio Marino ha deciso di oscurare i manifesti affissi contro il ddl Cirinnà. Si tratta di una decisione liberticida che viola le libertà di opinione e di espressione sancite dalla Costituzione italiana" denuncia in una nota Fabio Rampelli, capogruppo alla Camera di Fratelli d'Italia. La solerte decisione del Campidoglio è giunta dopo che Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center, ha bollato tali manifesti come "anti gay" e definiti "vergognosi" perché "inducono all'omofobia". Inoltre, questi manifesti sarebbero stati ideati da una sorta di gruppo di orchi perché l'intento sarebbe addirittura quello di "condannare migliaia di bambini all'infelicità" come dichiara sempre il portavoce di Gay Center.
Ma cosa c'è scritto di così "omofobo" in questi manifesti? In realtà, solo che "i bambini non si toccano", "no alle discriminazioni", "no all'utero in affitto" e "no al matrimonio e alle adozioni gay", con la spiegazione: "La cosiddetta stepchild adoption prevista del disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili consentirà alle coppie omossessuali di procurarsi e adottare un bambino".
Non è stato detto quindi niente di offensivo e soprattutto di omofobo e per questo, se la scusa della rimozione da parte dell'amministrazione capitolina consiste nel fatto che l'affissione dei manifesti non era a norma di legge allora "tutti i manifesti abusivi devono essere rimossi senza distinzioni sul loro contenuto" sottolinea ancora Rampelli. Ma a quanto pare l'abusivismo dei manifesti non era il vero obiettivo del Campidoglio visto che l'assessore alla Comunicazione e alle Pari opportunità Alessandro Cattoi precisa anche che "l'amministrazione capitolina è impegnata nel contrastare qualunque forma di manifestazione omofoba e continuerà nella sua battaglia per i diritti e l'educazione al rispetto", tanto da esprimere anche "la più ferma condanna dei manifesti contro le famiglie con genitori omosessuali". Esprimere una propria opinione equivale quindi ad una "forma di manifestazione omofoba"? La rimozione dei cartelloni è apparsa quindi a molti una vera a propria censura da parte di una classe politica che si sta piegando sempre di più ai "diktat di alcuni gruppi di pressione" come scrive Annamaria Gravino sul Secolo d'Italia. L'esponente di Fratelli d'Italia invece ricorda: "Non siamo in dittatura" ma "iniziano a diventare troppi i segnali di oppressione culturale della sinistra, come ha dimostrato il clamoroso caso di censura da parte di un ufficio (Unar, ndr) della Presidenza del Consiglio a Giorgia Meloni per le sue idee sull'immigrazione". Rampelli quindi rammenta: "La rimozione è un fatto amministrativo e non politico, ma quella di oggi, così solerte, dimostra invece che Marino vuole colpire solo i manifesti di cui non condivide il contenuto, trasformando il governo di Roma in un'odiosa dittatura dove viene colpita ogni forma di dissenso. - concludendo - Il sindaco sta violando l'articolo 21 della Costituzione, il Prefetto intervenga e lo sanzioni."

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