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Family Day, Papa Francesco: no a confusione tra famiglia e unioni civili

Anche se ancora non esplicito, arriva il primo sostegno di Papa Francesco al Family Day del 30 gennaio 2016 a Roma. Dopo l'appoggio della CEI, Papa Francesco ribadisce: "Non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione", anche civile. Inoltre, il popolo del Family Day sembra avere tutti i numeri per indire un referendum abrogativo.

"Nel percorso sinodale sul tema della famiglia (..) la Chiesa ha - tra l'altro - indicato al mondo che non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione" dichiara Papa Francesco nel corso dell'Udienza al Tribunale della Rota Romana, aggiungendo: "La Chiesa, dunque, con rinnovato senso di responsabilità continua a proporre il matrimonio, nei suoi elementi essenziali - prole, bene dei coniugi, unità, indissolubilità, sacramentalità -, non come un ideale per pochi, nonostante i moderni modelli centrati sull'effimero e sul transitorio, ma come una realtà che, nella grazia di Cristo, può essere vissuta da tutti i fedeli battezzati". Con queste parole Papa Francesco risponde quindi a chi, in questi giorni, chiedeva al Pontefice una posizione in vista del voto sul ddl Cirinnà, la legge sulle cosiddette unioni civili.

Nonostante la maggioranza di governo non sembra essere intenzionata a modificare il ddl Cirinnà, cominciano ad essere molti i giuristi che esprimono preoccupazione e critiche al disegno di legge sulle unioni civili. Il Centro studi Livatino ha diffuso un appello già sottoscritto da oltre 400 tra presidenti emeriti della Consulta, accademici, magistrati, avvocati, docenti universitari di materie giuridiche e notai.

Fra le perplessità sollevate al ddl Cirinnà:

- la sovrapposizione del regime matrimoniale a quello delle unioni civili, la cui sostanza fa parlare a pieno titolo di 'matrimonio' fra persone dello stesso sesso. Nel testo della legge infatti vengono riprese alla lettera le formule che il codice civile adopera per disciplinare l'unione fra coniugi. Ciò contrasta con la Costituzione, che tratta in modo specifico la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, distinguendola dalle altre formazioni sociali.

- il danno per il bambino derivante dall'adozione same sex, con la eliminazione di una delle figure di genitore e la duplicazione dell'altra. Con la stepchild adoption il bambino è privato dal legislatore della varietà delle figure educative derivanti dal sesso diverso dei genitori. Nell'appello si avverte inoltre che in base all'orientamento delle Corti europee, l'adozione non resterà a lungo limitata ad alcuni casi: verrà estesa per ogni coppia omosessuale, perfino a scapito del genitore biologico. Inoltre non è accettabile, quale alternativa alla stepchild adoption, il cosiddetto 'affido rafforzato', cioè la trasformazione dell'affido in una adozione nonostante affido e adozione rispondono a logiche differenti.

- la circostanza che si giungerebbe direttamente alla legittimazione dell'utero in affitto. Col pretesto di ampliare il novero dei 'diritti', in realtà l'approvazione del ddl moltiplicherebbe mortificazione e danni, anzitutto alle donne e ai bambini. L'utero in affitto è infatti una delle forme contemporanee di sfruttamento e di umiliazione della donna più gravi, ostile a quel rispetto della persona che è cardine del nostro ordinamento.

I sottoscrittori dell'appello invitano quindi il governo ed il Parlamentoo tutto a rispettare la Costituzione, in particolare degli articoli 29 e 31, a promuovere invece la famiglia e a favorire la maternità, mettendo da parte un "ddl come quello c.d. sulle unioni civili, ostili alla dignità della persona, all'interesse del minore, al bene delle comunità familiari, al futuro dell'Italia".

Ma a sollevare dubbi sulla costituzionalità del ddl Cirinnà è persino il Quirinale, che ha ricordato come la Consulta, nella sentenza emessa nell'aprile del 2010, ha chiarito: "I costituenti tennero presente la nozione di matrimonio che stabiliva (e tuttora stabilisce) che i coniugi dovessero essere persone di sesso diverso". Nel ddl Cirinnà, invece, gli articoli 2 e 3 del testo rinviano direttamente alla disciplina del matrimonio.

Il ddl Cirinnà approderà in Senato il 28 gennaio, e nelle ultime ore sono stati presentati circa 6mila emendamenti, e circa 5mila sono stati presentati dalla Lega Nord. Per Matteo Renzi, però, "legge non è rinviabile". Il premier oltre ai senatori dovrà comunque convincere anche la piazza, che si preannuncia essere gremita il 30 gennaio quando scenderà a Roma il popolo del Family Day. Oltre alle famiglie, sempre più movimenti e associazioni cattoliche stanno infatti aderendo al Family Day, iniziativa sostenuta anche dal presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) Angelo Bagnasco. Il cardinale ha infatti dichiarato che il Family Day "è a difesa della famiglia, del sostegno pieno alla famiglia che non può essere uguagliata da nessun'altra istituzione o situazione. - aggiungendo - L'obiettivo è decisamente buono. La famiglia è il fondamento di tutta la società".

Il presidente della CEI ha poi sottolineato che sul ddl Cirinnà "ci sono diverse considerazioni da fare ma la più importante è che mi sembra una grande distrazione da parte del Parlamento rispetto ai veri problemi dell'Italia: creare posti di lavoro, dare sicurezza sociale, ristabilire il welfare. - evidenziando - Di fronte a questa situazione tanto accanimento su determinati punti che impegnano il governo e lo mettono in continua fibrillazione mi pare che sia una distrazione grave e irresponsabile". C'è chi si domanda quindi se anche l'Italia sia oggetto di condizionamento da parte di organismi internazionali che, in cambio di aiuti, impongono "l'introduzione di leggi che istituiscano il 'matrimonio' fra persone dello stesso sesso" come denunciato anche nella Relazione Finale del Sinodo dei Vescovi indirizzata a Papa Francesco.

Al Family Day del 30 gennaio 2016 a Roma, con partenza al Circo Massimo per finire in piazza San Giovanni, parteciperà anche il Cammino Neocatecumenale, la realtà ecclesiale fondata da Kiko Argúello, che non ha mancato nemmeno all'evento del 20 giugno 2015 organizzato dal Comitato Difendiamo i nostri figli decretandone il successo. "Mi ha chiamato il cardinale Bagnasco che voleva parlare al telefono con me per dirmi che lui sarebbe molto contento se potessimo assistere e sostenere questo incontro del 30 gennaio. Io naturalmente gli ho detto di sì, che mi sembra ottimo e che saremo lì con tutte le nostre forze, come possiamo" rivela infatti Kiko Argúello a Zenit, confermando che dietro la manifestazione c'è "il sostegno della CEI". E dopo le parole pronunciate oggi, anche quello di Papa Francesco.

La strada che conduce all'approvazione del ddl Cirinnà sembra quindi essere sempre più in salita per il governo Renzi, anche perché il popolo del Family Day sembra avere tutti i numeri per indire un referendum abrogativo.

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